Divieto di Lira: il professor Bagnai denuncia i terroristi dell’Euro

divieto di LiraAlberto Bagnai, professore associato di Politica Economica all’Università G. D’annunzio di Pescara, in un articolo pubblicato sul fattoquotidiano.it sostiene che chiunque nega la possibilità di uscire dall’Euro sta usando “argomenti tanto insulsi quanto terroristi”. Secondo Bagnai, insomma, la tesi di un’Italia avviata verso il collasso del suo sistema economico, se dovesse decidere di uscire dall’Euro per tornare alla Lira ipersvalutata, è frutto di una campagna mediatica e politica terroristica volta a spaventare la gente comune.

Bagnai ne ha per tutti. Per Renzi (anche se non lo cita espressamente: “il più convincente ad occhi inesperti è anche il più ridicolo agli occhi del professionista”). Per Monti, accusato di aver aumentato le accise sulla benzina (che invece vanno ridotte per far calare l’inflazione) al solo scopo di “difendere l’Euro”. Per Fassina, il quale ammette che “l’Europa non funziona”, ma individua come soluzione uno sterile “europeismo alternativo per sconfiggere l’esercito dei no-Euro”. L’ex viceministro all’Economia dice di voler combattere il liberismo, ma restando nell’Euro e chiede all’Europa un aumento di 2 punti percentuali dell’inflazione. “Proprio quei due punti in più di inflazione – chiosa Bagnai – che il buon Stefano Fassina chiede alla Bce di provocare… per difendere l’euro!”.

Gli strali del professore si abbattono anche sugli economisti pro Euro (come Roberto Castaldi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, anche lui citato tra le righe) definiti “oligarchi per i quali i suicidi provocati dalla crisi sono ‘l’emersione di una contraddizione tale da aprire la strada a un progetto costituente europeo’, che se ne stanno ben rinchiusi e defilati nei loro bunker”. Critiche severe anche al sistema dell’informazione “volto da trent’anni a distorcere i più elementari fatti economici”.

Definire Bagnai euroscettico è dunque poco. Il professore spiega perché sia infondata la già citata teoria che lega la svalutazione della Lira e la fuga di capitali all’estero all’uscita dell’Italia dall’Euro. “Chi aveva soldi da portare all’estero lo ha già fatto, e ha fatto bene, per il semplice fatto che l’euro”, aggiunge, è troppo sopravvalutato rispetto al dollaro. Per Bagnai la conseguenza è che “o l’euro si svaluta, o crolla sotto il proprio peso”.

Segue una valutazione all’apparenza paradossale. Bagnai teorizza che “il rischio di svalutazione drastica è molto più remoto in caso di dissoluzione che in caso di mantenimento dell’euro”. Infatti, se l’Italia dovesse staccarsi dall’Euro a trazione tedesca solo un “fesso patentato” potrebbe pensare che la Bundesbank lascerebbe svalutare la Lira del 20% in una notte perdendo lei stessa importanti quote di mercato.

Altro problema è quello della ristrutturazione del debito pubblico per risanare le finanze pubbliche in caso di scomparsa dell’Euro. Bagnai definisce la ristrutturazione del debito un “gentile eufemismo” che significa “dare il pacco ai creditori”. Quando non si svaluta, il debitore non riesce a restituire niente di quanto dovuto al creditore. Con la svalutazione, al contrario, il debitore “recupera competitività”. Restando nell’Euro, dunque, i creditori rischiano di più. “E allora perché tutti lo difendono?”, si chiede provocatoriamente Bagnai che conosce già la risposta. Perché il Nord Europa “vuole stravincere” continuando a mantenere i debitori in una posizione di “inferiorità competitiva”. Bagnai conclude il suo intervento con una invettiva contro i “cialtroni terroristi” che raccontano la balla della svalutazione della moneta (poniamo del 50%) che farebbe salire i prezzi al consumo di altrettanto valore in poche ore. Solo terrorismo mediatico, appunto.

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