F-35, ricatto americano all’Italia

Obama F-35Sull’acquisto di 90 caccia F-35 da parte dell’Aeronautica militare italiana si allunga l’ombra del ricatto politico del governo statunitense. A riaprire la polemica sugli F-35 è stato Gad Lerner durante la sua trasmissione Fischia il vento. Il noto giornalista è venuto in possesso di una nota diffusa dall’ambasciata americana a Roma che suona come un avvertimento al governo italiano: impossibile rinunciare o ridurre l’ordine degli F-35 senza subire conseguenze non solo militari, ma anche economiche. L’impressione è che da Washington abbiano voluto rinfrescare la memoria a Renzi sul fatto che gli F-35 prodotti dalla Lockheed Martin fanno parte di un patto vincolante e segreto firmato da tempo.

L’intervento americano va così a fare il paio con le parole pronunciate dal presidente Giorgio Napolitano in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. Il vecchio Re Giorgio, capo delle Forze Armate secondo Costituzione, aveva sorpreso tutti tornando ad indossare l’elmetto da soldato per condannare il “nuovo anacronistico antimilitarismo”, ovvero la semplice richiesta di sottoporre al parlamento le esigenze di spesa della Difesa, F-35 compresi. Timorosi per la possibile insufficienza del monito quirinalizio, gli americani hanno deciso di ribadire il concetto.

“Ulteriori riduzioni sul programma – si legge nella nota diplomatica consegnata a Lerner – potrebbero incidere sugli investimenti e, dunque, sui benefici non soltanto sotto il profilo militare, ma anche in termini economici in generale ed occupazionali in particolare”. Parole che lasciano pochi dubbi sulle reali finalità del messaggio. È nella logica delle cose, infatti, che un taglio degli ordinativi di F-35 porterebbe ad una immediata ricaduta occupazionale sullo stabilimento piemontese di Cameri, in provincia di Novara, che assembla parti dei super-jet per conto dell’Alenia, società del Gruppo Finmeccanica. Perché allora gli americani sentono tanto il bisogno di ribadire l’aspetto economico della rinuncia agli F-35? L’unica risposta plausibile è il richiamo al rispetto dei patti (segreti) già firmati.

Ad ulteriore dimostrazione della volontà a stelle e strisce di far sentire la propria ingerenza sull’allocazione delle risorse militari di un paese alleato, ovvero la decisione diretta su quali e quanti armamenti comprare, c’è anche l’inusuale interventismo ostentato da Barack Obama. L’ambasciata americana a Roma ha ricordato con un’altra nota che il presidente americano, durante la sua visita lampo nel Belpaese per incontrare papa Francesco e l’amico Giorgio, ha puntato il dito contro le carenze di investimenti militari degli altri paesi della Nato. A Washington spendono il 4% del Pil per armarsi fino ai denti, mentre l’Italietta destina meno dell’1% della propria ricchezza in armamenti.

Restando in casa nostra, il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ospite di Lerner insieme al capo di Stato Maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli, ha definito “fattibile” un’azione politica che porti ad “una revisione del programma”. I suoi buoni propositi si sono però scontrati rigidità militaresca di Binelli Mantelli il quale, molto più in sintonia con i desiderata americani, ha pronosticato che gli F-35 “saranno il futuro delle forze aeree per i prossimi 40-50 anni, un futuro a cui non c’è alternativa”. Evidentemente il capo di Stato Maggiore deve aver parlato con gli sherpa di Obama, mentre la povera ministra non è stata avvertita da nessuno del “patto segreto” che ci tiene al guinzaglio del governo Usa.

La Pinotti ha tentato di recuperare tentando di staccare l’adesivo di “servi” attaccato sulle divise italiane. Non c’è sudditanza, c’è un’alleanza”, ha detto, ma nessuno le ha creduto. A giudizio del primo ministro della Difesa donna della storia repubblicana italiana “non siamo acquirenti, ma coproduttori”. E allora, come si spiegano i diktat a stelle e strisce? Binelli Mantelli, invece, non vede alternative agli F-35 che nei prossimi 15 anni verranno adottati da moltissimi paesi. Sempre che gli innumerevoli problemi tecnici non lascino a terra il gioiellino della Lockheed Martin.

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