Golpe Fini-Napolitano: gli ex finiani confermano le accuse di Berlusconi

imagegolpe Fini NapolitanoIl fallito golpe del 2010, ordito da Gianfranco Fini e Giorgio Napolitano per liberarsi della scomoda presenza di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, non è solo il frutto della “mente” del capo di Forza Italia, come aveva detto Fini replicando alle sue accuse. Alcuni ex finiani come Amedeo Laboccetta e Fabio Granata offrono la loro testimonianza a supporto dei sospetti dell’ex Cavaliere sul fatto che, dietro la scissione di Fli dal Pdl, ci fosse la promessa di ottenere la presidenza del Consiglio fatta dal presidente della Repubblica a quello della Camera. Un patto scellerato, se le circostanze dovessero rivelarsi reali, confermato anche da un ignoto ma informatissimo ascoltatore della trasmissione radiofonica La Zanzara di Radio24, qualificatosi con il nome di “Antonio da Roma”.

Ma procediamo con ordine. L’accusa di golpe l’aveva lanciata Berlusconi durante la recente ospitata nel salotto di Porta a Porta. “Fini ha fatto ciò che ha fatto perché convinto dal Capo dello Stato che avrebbe formato il nuovo governo e ci sono 12 testimoni che hanno sentito la telefonata di Fini, messa in vivavoce, che garantiva di avere le spalle coperte”, aveva detto il Condannato di Arcore scatenando il solito putiferio di reazioni. Visti i precedenti di grande “contapalle”, e alla luce dell’infelice battuta sui tedeschi che negano i lager, la sparata berlusconiana era stata archiviata dai più come l’ennesima battuta ad effetto, buona solo per finire al centro dell’attenzione mediatica.

Ma, a distanza di pochi giorni, questa vicenda potenzialmente gravissima, che coinvolge la prima e la terza carica dello Stato dell’epoca (Napolitano c’è ancora), è ritornata prepotentemente agli onori delle cronache. Amedeo Laboccetta – il politico ex AN coinvolto nell’inchiesta sul re delle slot Francesco Corallo – racconta al Giornale la sua versione dei fatti. Attribuisce a Fini la frase testuale “Napolitano è della partita” e ricorda che il delfino di Almirante “non faceva mistero del suo rapporto con il presidente della Repubblica, anzi, se ne vantava e lo faceva sapere anche fuori dal suo entourage, per convincere le persone a seguirlo”.

Laboccetta rammenta che in quell’autunno caldo del 2010 (appena preceduto dall’estate bollente della casa di Montecarlo e seguito dal voto di fiducia favorevole a B. del 14 dicembre) Fini gli disse di non essere uno sprovveduto, “non farei quel che faccio (la scissione da B. ndr) se non avessi alle spalle chi mi dà le giuste coperture”. Una chiara allusione a Re Giorgio secondo Laboccetta che conclude confessando che “il progetto per far fuori Berlusconi è nato molto prima, già dal 2009, ed è diventato pienamente operativo nel 2010”. Accuse pesanti confermate anche da un finiano anonimo a cui il quotidiano di Sallusti attribuisce il coinvolgimento nell’affaire di Roberto Alesse, ex consigliere di Fini.

Tra i finiani pentiti, anche Fabio Granata ha confermato al Fatto Quotidiano che dietro la sfida di Fini a Berlusconi “c’è stata una regia di Napolitano”. La versione del golpetto raccontata da Berlusconi e dagli ex finiani viene confermata, per quanto possa valere, dalla testimonianza di un radioascoltatore della coppia Cruciani-Parenzo. “Ero uno dei presenti quando Napolitano chiamò Gianfranco Fini – dice mister X a Radio24 – gli altri nomi dei presenti non li posso fare, li deve fare Berlusconi. Fini mise in viva voce il telefono perché doveva convincere una parte del partito ad allontanarsi da Berlusconi e a far cadere il governo nel voto di fiducia. Napolitano chiese la disponibilità a Gianfranco Fini di formare un nuovo governo. Gli chiese se se la sentiva”.

Il signor “Antonio” invita Fini a raccontare tutto, ma il politico caduto ormai in disgrazia decide di opporre un enigmatico silenzio ad eccezione di una frase lapidaria: “I complotti denunciati da Berlusconi sono solo nella sua mente”.

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