Berlusconi: “I tedeschi negarono i lager”. È polemica, ma anche Storia

“Per i tedeschi i campi di concentramento non ci sono stati”. Sono giorni ormai che questa frase, pronunciata da Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa a Milano, viene ripetuta senza soluzione di continuità da giornali, tv e siti internet. Ma anche i politici si sono sbizzarriti in un profluvio di dichiarazioni critiche e reazioni sdegnate. Quelli italiani ma, soprattutto, i diretti interessati teutonici come il candidato PSE alla presidenza della Commissione Martin Schulz, il presidente del PSE Sergei Stanishev, l’euro-capogruppo socialista Hannes Swoboda; ma anche Elmar Brok, consigliere di Angela Merkel e teorico alleato dell’impresentabile ex Cavaliere nel PPE.

Proprio la sdegnata e unitaria reazione della Germania ha offerto al Condannato di Arcore la platea internazionale per il ritorno in grande stile sulla scena politica, giusto in tempo per lanciare la remontada in vista delle elezioni europee del 25 maggio. Effetto voluto o imbarazzante coincidenza?

Che quella di Berlusconi sia stata un’uscita programmata, oppure un molto più probabile scivolone dovuto all’incipiente demenza senile, il risultato non cambia: tutti sono tornati a parlare di lui. Certo, per ricoprirlo di improperi, oppure, nel migliore dei casi, per biasimarlo elegantemente e prenderne le distanze. Fatto sta che, in pieno Terzo millennio, ci vuole un bel coraggio per arrivare ad affermare che “per i tedeschi i campi di concentramento non ci sono stati”. E Berlusconi quell’incosciente coraggio l’ha trovato. Confondendo sì il presente con il passato (i tedeschi non negano oggi i lager, lo fecero in passato), ma arrivando persino a toccare il nervo ancora scoperto della Memoria tedesca del nazismo e dell’Olocausto degli ebrei nei lager. Una memoria rimasta sepolta fino agli anni ’70, come è stato storicamente accertato.

Nessuno potrà mai affermare con certezza che Berlusconi abbia voluto impartire una lezione di storia, oppure sia stato l’incosciente e scomposto veicolatore di una verità storica utilizzata solo allo scopo di attaccare l’odiato burocrate Schulz. La conferma della libera interpretazione berlusconiana della storia arriva da una insospettabile: Irit Dekel, sociologa israeliana associata alla Humboldt Universität di Berlino, intervistata dal sospettabile Giornale di Casa Berlusconi. “La prima generazione non ha negato l’orrore (dell’Olocausto ndr) ma lo ha vissuto con una consapevolezza marginale e distaccata, senza un vero riconoscimento delle responsabilità”, spiega la Dekel, secondo la quale nel dopoguerra lo sterminio degli ebrei rimase un “tabù culturale” perché non se ne parlava.

La seconda generazione diede invece la colpa alle istituzioni, ma non al popolo tedesco. La terza, infine, “ammetteva che fosse responsabilità del popolo, ma non di mio padre”, ovvero dei propri familiari. Tutto comincio a cambiare nel 1968 ma, conclude la studiosa ebrea, ancora oggi non esiste la “cosiddetta narrativa del carnefice”, ovvero il punto di vista del nazista “sterminatore quotidiano di ebrei”. Una lacuna psicologica che i tedeschi devono ancora colmare.

Berlusconi è dunque innocente? La prova della buona fede del capo Pdl potrebbe nascondersi nell’esilarante spiegazione che lui stesso ha offerto dell’uso della definizione di kapò che tanto fece infuriare il socialista tedesco nel 2003. Il ruolo a cui il tycoon di Mediaset voleva destinare l’attuale presidente del Parlamento europeo era proprio quello dell’omonimo sergente Schulz del celebre telefilm americano degli anni ’60 Hogan’s Heroes, di cui le tv berlusconiane hanno mandato in onda ben 108 puntate. Una battuta geniale costata al Berlusconi comico incompreso la pesante accusa di antisemitismo. L’avesse spiegata prima.

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