Rimborsopoli in Campania: le pance dei consiglieri riempite con soldi pubblici

Rimborsopoli CampaniaC’è persino una festa di Capodanno anticipata all’ora di pranzo del 31 dicembre e rendicontata come evento politico nella lista delle spese pazze dei consiglieri regionali della Regione Campania. Ma gli uomini della Guardia di Finanza hanno rinvenuto anche false fatture riguardanti convegni organizzati in sale d’albergo che non si sono mai svolti. E poi, come confessa un inquirente anonimo al Fatto Quotidiano, “stavano sempre a mangiare, questi politici campani”, perché i riscontri investigativi hanno portato alla scoperta di moltissime cene, “istituzionali” solo sulla carta, pagate con i rimborsi pubblici.
Ma l’elenco dei desideri privati dei politici campani esauditi con i soldi del contribuente comprende anche il solito armamentario di stupidità varie come giocattoli, occhiali da vista, farmaci, sigarette, vestiti, dolci, vini pregiati acquistati in enoteca, dvd e persino la tintura per capelli.
L’indagine sui rimborsi allegri ottenuti dai politici campani tra il 2010 e il 2012 è giunta ad una svolta con l’emissione di 51 avvisi di conclusa indagine a firma del pubblico ministero Giancarlo Novelli e del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino. Le accuse sono per tutti di peculato, ma ad alcuni indagati è contestato anche il reato di truffa compiuto nella gestione dei fondi destinati alla Comunicazione. Quasi scontata la richiesta di rinvio a giudizio che aggiungerà altri 51 galantuomini (e donne) alla già folta schiera degli amministratori locali imputati per aver rubato fondi pubblici.
Ad eccezione dello sconosciuto Pietro Diodato, gli indagati appartengono quasi tutti alla consiliatura in corso e tra di loro c’è anche qualche nome noto. Per comodità partiamo dalla lista dei non indagati, più breve, che comprende tutti i membri della Giunta e il suo presidente Stefano Caldoro, il “Buono” di Forza Italia nemico giurato in Campania del “Casalese” Nicola Cosentino. I Vip che presto andranno a processo sono, invece, Domenico De Siano, senatore della Repubblica e coordinatore di Forza Italia in Campania, l’altra forzista di Palazzo Madama, Eva Longo, e il sottosegretario Pd alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro. Quest’ultimo è uno dei magnifici 4 sottosegretari indagati per i quali il ministro dei Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi, ha perso la faccia pronunciando uno storico discorso di garantismo di casta.
Ma l’indagine arrivata adesso a conclusione parte da lontano. Gli inquirenti sono partiti dall’ipotesi che i fondi milionari dei rimborsi destinati ai gruppi politici possano essere stati utilizzati per interessi privati a causa di una legge truffa, da poco abrogata, che non prevedeva l’obbligo di rendicontazione delle spese. E, infatti, molti consiglieri durante gli interrogatori dei pm hanno impostato la loro difesa proprio facendo leva su questo buco legislativo.
Fatto sta che il 21 settembre 2012 la procura di Napoli ordina alla Gdf di perquisire gli uffici del Centro Direzionale da dove vengono sequestrate montagne di documenti compromettenti. E poi, ci sono le intercettazioni telefoniche del consigliere Ugo De Flavis (ex Udeur, oggi Ncd) che si lascia sfuggire frasi ambigue sui rimborsi allegri. Le successive analisi contabili ricostruiscono che la legge stabiliva un tetto di 1.100 euro al mese per ogni consigliere, ma ogni gruppo si era dotato di un regolamento autonomo: Il Pdl pagava 800 euro mensili, il Pd solo 600. Il trucco stava nel fatto che i rimborsi venivano richiesti tramite false fatture.
È per questo che il 20 dicembre 2012 viene arrestato il consigliere Pdl Massimo Ianniccello (63mila euro di rimborsi ottenuti con fatture intestate a società fantasma). Dopo di lui sono Nicola Caputo del Pd Angelo Polverino del Pdl a ricevere un invito a comparire, sempre per false fatture. Il 22 aprile 2013 arresti domiciliari per Sergio Nappi, mentre Raffaele Sentiero finisce al domicilio coatto. A fine settembre 2013 viene ascoltato il capogruppo del Nuovo Psi Gennaro Salvatore. Deve spiegare un giro di fatture riferite a sontuose scorpacciate a base di pesce avvenute nella cittadina di Castellabate (SA). Il braccio destro di Caldoro non convince i pm e a febbraio scorso viene arrestato con l’accusa di peculato aggravato e continuato. Il resto è cronaca.

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1 Commento

  1. perlasinistraunita

     /  2 aprile 2014

    L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unita.

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