Riforme: Grasso e Grillo contro la svolta autoritaria di Renzi

Renzi svolta autoritariaMatteo Renzi non vuole ostacoli sulla strada delle Riforme intrapresa insieme ad Alfano e Berlusconi. Ma la vigilia della presentazione in Consiglio dei ministri del ddl costituzionale che dovrebbe abolire il Senato è stata funestata dalla dura presa di posizione di due personaggi politicamente agli antipodi: il presidente del Senato Pietro Grasso e il capo politico del M5S Beppe Grillo. Tra le due performances mediatiche di Grasso e Grillo quella che sicuramente fa più sensazione è l’intervista che la seconda carica dello Stato ha rilasciato a Repubblica. Grillo e Casaleggio, invece, hanno pubblicato un post di adesione all’appello “Verso la svolta autoritaria” lanciato dall’associazione Libertà e Giustizia.
Non è un caso che Grasso abbia voluto far conoscere la sua opinione sulle Riforme proprio a poche ore dall’inizio dell’iter legislativo e proprio dalle colonne del quotidiano diretto da Ezio Mauro, pacificamente vicino alle tesi renziane. Renzi non l’ha evidentemente presa bene e ne è nato un battibecco virtuale. La domenica mattina il presidente del morente Senato assicurava che “nessuno parla di abolire il Senato, ma di superare il bicameralismo attuale”. E, nonostante l’assenso dato al necessario superamento del bicameralismo perfetto, aggiungeva pure che Palazzo Madama deve rimanere un “organo elettivo” e che non è il caso che sia formato da sindaci e governatori regionali perché “non rappresentativi”.
L’esatto contrario di quanto propone il premier il quale, infatti, poche ore dopo rispondeva per le rime dai microfoni del Tg2. “Il Senato non deve più essere elettivo – ha ribadito Renzi – massimo rispetto nei confronti del presidente Grasso, ma è ora di cambiare pagina”. Quasi un invito alla rottamazione quello pronunciato da un Renzi insolitamente nervoso, chiuso da una perentoria riaffermazione di potere. “Il governo non molla – ha concluso il premier – e presenterà un ddl costituzionale che dice: basta al Senato come lo conosciamo adesso, riduzione del numero dei parlamentari, il più alto d’Europa, semplificazione del procedimento legislativo e anche semplificazione dei poteri tra le Regioni e lo Stato”.
La telenovela è poi proseguita su Rai3 dove Grasso, ospite di Lucia Annuziata, ha controreplicato all’attacco renziano. “La mia non è una campagna conservatrice, io sono il primo rottamatore del Senato”, ha detto piccato il presidente che poi ha formulato una minaccia in stile siculo: “Se così rimangono le cose, i numeri al Senato non ci saranno”.
L’eventuale debacle delle Riforme costringerebbe il Bomba a ritirarsi dalla vita politica, come da lui stesso più volte ribadito. Scenario più che gradito ai firmatari dell’appello contro quello che viene ritenuto un progetto di stravolgimento della Costituzione. Tra i nomi più noti ci sono quelli di Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Salvatore Settis e Barbara Spinelli ai quali, come detto, si sono aggiunti Grillo e Casaleggio. Secondo loro, quello architettato da Renzi e Berlusconi è il piano sognato dall’ex Cavaliere e ispirato da Licio Gelli, come già teorizzato dal politico socialista Rino Formica.
Questo Piano di Rinascita Democratica 2.0 prevede la creazione di “un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali. Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo”. La nuova Costituzione “probabilmente la firmeranno Boschi e Verdini”, dice il presidente di Libertà e Giustizia, la giornalista Sandra Bonsanti che si sofferma sull’illegittimità di questo parlamento eletto con il Porcellum e accusa persino il presidente Napolitano, ritenuto complice del passaggio da una Repubblica parlamentare al semipresidenzialismo. Uno scandaloso attacco alla democrazia di cui sono responsabili anche i cittadini che “stanno attoniti a guardare”.

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