Via Fani, Servizi e Br alleati. Svolta investigativa o depistaggio?

via FaniEnrico Rossi, ispettore in pensione della Digos, ha riferito all’Ansa che i due uomini presenti in via Fani a bordo di una moto Honda il 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro, erano membri dei servizi segreti con il compito di proteggere le Br. Le sue conclusioni sono il frutto di risultanze investigative da lui stesso riscontrate tra il 2009 e il 2012 sulla base di una lettera anonima ricevuta dal quotidiano La Stampa.
Nella missiva periziata da Rossi, uno dei due presunti componenti del commando di appoggio alle Brigate Rosse durante l’agguato costato la vita ai 5 uomini di scorta del politico Dc, si autoaccusa dell’azione, si dichiara alle dirette dipendenze del colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, dice di essere malato terminale di cancro e fornisce elementi utili all’identificazione del pilota della due ruote giapponese. L’ex poliziotto lascia anche intendere di essere stato ostacolato nelle indagini da elementi interni alle forze dell’ordine e di essersi deciso a rassegnare le dimissioni nell’agosto del 2012 proprio a causa di queste “incomprensioni”.
Ma perché Rossi si decide a parlare solo adesso? La giustificazione di sentirsi al sicuro perché in pensione non regge. E infatti il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo ed il sostituto Luca Palamara hanno deciso di convocare il Serpico de Noantri a piazzale Clodio per cercare di fare luce su uno dei più oscuri misteri italiani. Le rivelazioni di Enrico Rossi stanno facendo storcere il naso a più di un esperto del caso Moro. L’ex pg romano Luciano Infelisi solleva dubbi sulla tempistica. L’avvocato Giovanni Pellegrino, che dal 1994 fu presidente in quota Ds della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo, bolla la storia degli 007 sulla moto come una “gran bufala”.
Bisogna ricordare che il particolare di una moto Honda di grossa cilindrata e di colore blu, presente sulla scena dove si sviluppò la “geometrica potenza” dei brigatisti, non è estraneo all’inchiesta sull’omicidio Moro. Pellegrino, intervistato da Repubblica, cita l’episodio dell’ingegner Alessandro Marini, l’uomo il cui motorino fu colpito da una raffica di mitra sparata proprio dagli uomini sulla moto mentre si trovava tra via Fani e via Stresa. “I più pasticcioni di tutti” li definisce Pellegrino che poi cita, tanto per chiarire il concetto, le parole di Raimondo Etro, militante della colonna romana delle Br. Etro parlò dei “due cretini dell’Honda”, convinto che i presunti agenti segreti fossero membri dell’Autonomia Operaia “in cerca di gloria”.
Pellegrino giudica comunque inspiegabile la presenza nei dintorni di via Fani del colonnello Guglielmi. Lui si giustificò dicendo di essere stato invitato a pranzo da un amico, ma Sergio Flamigni, ex senatore del Pci e membro delle commissioni Moro e P2 non fece fatica a definirlo “uno dei migliori addestratori di Gladio”. Ed è proprio l’ombra di Gladio, l’organizzazione paramilitare segreta della Nato, ad alimentare i dubbi su un possibile tentativo di depistaggio messo in atto dalla solita manina con il più o meno consapevole supporto di Enrico Rossi.
Di questo avviso è anche Miguel Gotor. Secondo lo studioso “la nuova rivelazione non è un fulmine a ciel sereno” perché arriva alla vigilia dell’istituzione di una nuova Commissione parlamentare. Quello di Rossi potrebbe essere “un segnale” seguito presto da altri. Gotor sottolinea che la credibilità di Rossi è incrinata dalla sopraggiunta morte dei due motociclisti da lui identificati e dalla circostanza che le armi ritrovate (una Beretta e una Drulov cecoslovacca) sono state distrutte dopo che le procure di Torino e Roma non hanno dato credito alle indagini di Rossi.
Insomma, a sentire Gotor, ci troviamo di fronte ad un “classico tentativo di disinformazione” che serve a spostare l’attenzione sui nostri servizi segreti e a “intorbidire le acque” per nascondere la verità. “Il muro di gomma riguardante la Honda blu” è ancora in piedi, difeso anche da brigatisti come Mario Moretti, la sfinge delle Br, che non ha mai voluto fornire particolari sulla vicenda.

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