Genovese, Barracciu, Carrai. Bufera giudiziaria su Renzi

Barracciu RenziFrancantonio Genovese, Francesca Barracciu, Marco Carrai. Tre nomi per tre inchieste giudiziarie che rischiano di mettere in serio imbarazzo il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Per il parlamentare messinese, Francantonio Genovese, la procura della città dell’omonimo Stretto ha chiesto la custodia cautelare in carcere perché lo sospetta di essere a capo di un “sodalizio criminale”. Il sottosegretario alla Cultura, Francesca Barracciu, è accusata dai pm di Cagliari di aver mentito nell’inchiesta sulle spese pazze alla Regione Sardegna. Infine, sulla vicenda dell’affitto di una casa a Firenze pagato a Renzi dall’amico Marco Carrai, la procura fiorentina ha aperto un fascicolo esplorativo al momento senza indagati.

FRANCANTONIO GENOVESE

Il caso che sta facendo più rumore è quello del re dei traghetti messinese “Franzantonio” Genovese. Il soprannome deriva dalla storica collaborazione con l’armatore Pietro Franza. Le accuse mosse dai magistrati sono pesantissime: peculato, truffa aggravata, riciclaggio e falso in bilancio nell’ambito del business criminale creato per distrarre i fondi europei della formazione professionale. I Genovese sono un’istituzione a Messina. L’onorevole Francantonio è figlio di Luigi, sei volte senatore DC, e nipote di Nino Gullotti, ministro della Prima Repubblica. Genovese è uomo da 10mila preferenze sulle quali il Pd, nonostante i sospetti di familismo più o meno legale, non ha mai sputato sopra.

Il sospetto è che il ras di Messina sia riuscito a mettere da parte 6 milioni di euro dal 2007 al 2013 attraverso una rete di società fasulle che drenavano i fondi europei e regionali destinati alla formazione professionale dei disoccupati. Società intestate alla moglie Chiara Schirò, alla cognata o ad altri fedelissimi come Salvatore Lamacchia che, attraverso la classica emissione di “fatturazioni fraudolente”, assicuravano al clan Genovese una massiccia evasione fiscale. Naturalmente sulla pelle dei giovani disoccupati siciliani. Un sistema che i pm non hanno esitato a definire un “sodalizio criminale diffuso, ben avviato e adeguatamente potente”. Per questo Genovese è diventato il primo parlamentare della legislatura per il quale è stata formulata una richiesta d’arresto. Richiesta che Davide Faraone, un altro siciliano molto vicino a Renzi, non ha escluso possa essere esaudita.

FRANCESCA BARRACCIU

Il nome di Francesca Barracciu era assurto agli onori delle cronache grazie all’inchiesta cagliaritana sulle spese pazze fatte con i fondi dei gruppi consiliari della Regione Sardegna. 33mila euro di spese sospette tra il 2006 e il 2009 che erano costati alla Barracciu la candidatura alla presidenza dell’Isola, nonostante la vittoria nelle primarie Pd. Renzi in persona, tra l’imbarazzo generale del partito, aveva deciso di risarcire la dark lady con il posto di sottosegretario alla Cultura.

Lei si era difesa dalle accuse giurando che quei soldi erano serviti per la benzina utilizzata durante i quotidiani spostamenti della campagna elettorale. Caso chiuso? Macché. Per i pm di Cagliari la Barracciu è una bugiarda perché, dopo un confronto incrociato tra il resoconto dei suoi spostamenti e le strisciate della carta di credito, hanno scoperto che la stakanovista delle quattro ruote spendeva in posti diversi da quelli dichiarati. Fino a 40mila euro in più dei 33mila già accertati. Adesso è in vista la richiesta di rito immediato e il suo avvocato Carlo Federico Grosso non esclude le dimissioni da sottosegretario.

MARCO CARRAI

Per il momento l’inchiesta sull’affitto pagato a Matteo Renzi (consapevole e non a sua insaputa come il mezzanino al Colosseo comprato a Scajola) è quella meno corposa. Ma eventuali sviluppi potrebbero rivelarsi letali per il premier. A seguito di un esposto ricevuto nei giorni scorsi, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato per verificare se il faccendiere Marco Carrai sia stato favorito nei suoi affari da Renzi quando l’enfant prodige della politica italiana era presidente della Provincia e sindaco di Firenze. Lo scoop giornalistico realizzato dal quotidiano Libero, che ha pubblicato il contratto di affitto, è stato ripreso da Beppe Grillo che dal suo blog critica la poca trasparenza dimostrata dal premier che, sulla vicenda, decide di tacere.

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