Lista Tsipras spaccata. Storia del “vizietto” della Sinistra italiana

lista Tsipras spaccataQuello della scissione è un vizio dei partiti di Sinistra, soprattutto italiani, antico quanto il pensiero politico marxista. Ma il caso della lista L’Altra Europa con Tsipras rischia di battere ogni record. La nuova casa della sinistra radicale italiana, infatti, si sta spaccando prima ancora di raggiungere il traguardo delle urne elettorali europee. Andrea Camilleri e Paolo Flores D’Arcais, due dei cinque intellettuali garanti della lista, hanno comunicato di non fare più parte del comitato ristretto che comprende anche Guido Viale, Barbara Spinelli e Marco Revelli. Futili i motivi ufficiali del ritiro: contrasti sulla presenza di alcuni nomi in lista (l’attivista tarantina di Peacelink Antonia Battaglia fatta fuori per far posto a due vendoliani di Sel, ritenuti responsabili del disastro Ilva).

Nel tritacarne della solita guerra settaria di sinistra sono finiti anche i nomi di Sonia Alfano (esclusa) e dell’ex No Global Luca Casarini (candidato). Ma è la straordinaria capacità degli ex comunisti di farsi del male da soli a sconcertare. Un modo di fare politica elitario e radical chic piuttosto che Radicale che ha fatto perdere la pazienza perfino al serafico Alexis Tsipras, il leader della greca Syriza candidato dalla Sinistra alla presidenza della Commissione Europea. Il coetaneo di Renzi ha preso carta e penna virtuali per accusare Flores e Camilleri di “alimentare solo inutili polemiche, lontane dall’entusiasmo e dal clima unitario che si è creato in Italia”. Un gioco al massacro incomprensibile, soprattutto alla luce degli ultimi sondaggi che danno la lista Tsipras oltre il 5%, uno dei cinque partiti italiani capace di superare lo sbarramento del 4%. Un risultato straordinario, ottenuto in pochi mesi e con pochi fondi, che adesso rischia di essere dilapidato dall’ennesima scissione della sinistra italiana.

Flores e Camilleri di certo non fonderanno un nuovo partito, ma il loro gesto entra di diritto nella storia delle scissioni Rosse. La madre di tutte le separazioni resta naturalmente quella di Livorno del 1921, quando nasce il Partito Comunista Italiano con lo scopo della conquista rivoluzionaria del potere. Il PCI di Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci si dichiara in aperto dissenso con i dirigenti “riformisti” del PSI, Turati, Treves e Prampolini. Sette anni prima, nel 1914, era stato il giovane direttore de L’Avanti, l’interventista Benito Mussolini, a mollare il PSI e a fondare in seguito (1919) i Fasci italiani di combattimento.

Il 1947 è l’anno della cosiddetta Scissione di Palazzo Barberini. Giuseppe Saragat uscì dal PSI di Pietro Nenni per fondare il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani che, in seguito alla fusione con il Partito Socialista Unitario di Giuseppe Romita nel 1951, prese la denominazione di  Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Nel 1964, un’altra scissione nel PSI porta alla nascita del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) guidato da Basso e Vecchietti. Esperienza breve, chiusa nel 1972 con la confluenza nel PCI. Stesso destino per le altre effimere sigle dell’universo socialista degli anni ’60.

Gli anni ’70 del Novecento sono il palcoscenico dell’esplosione del neo-marxismo. Gruppi e formazioni che si manifestano alla sinistra del PCI, unico partito parlamentare. I più importanti movimenti della galassia extraparlamentare sono Potere Operaio, Lotta Continua, Movimento Lavoratori per il Socialismo, Avanguardia Operaia, Partito Comunista Marxista-Leninista, Il Manifesto, Pdup. I resti del movimentismo degli Anni di Piombo sono poi confluiti nel contenitore di Democrazia Proletaria, estintasi quasi subito.

Il 1991 è un anno drammatico per la Sinistra italiana. Il XX Congresso del PCI convocato a Rimini, il 3 febbraio sancisce la confluenza dei Comunisti nel PDS. Segretario della Svolta della Bolognina è Achille Occhetto, sostituito nel 1994 da Massimo D’Alema che nel 1998 traghetterà il PDS nei DS. Nel ’91 a fare la scissione ci pensa Armando Cossutta che fonda Rifondazione Comunista. Lo stesso Cossutta, insieme a Oliviero Diliberto, nel 1999 esce dal PRC troppo movimentista per dare vita ai Comunisti Italiani. Quasi infinita poi la lista delle scissioni dal PRC. Arrivando ai giorni nostri, prima della Lista Tsipras, alle elezioni politiche 2013 si presenta Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Un flop fragoroso appoggiato dalla Federazione della Sinistra (i resti di PRC e CI), di fatto una riedizione della fallimentare Sinistra Arcobaleno del 2008. Non proprio un buon viatico per gli amici di Tsipras.

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