La Grande Monnezza: Roma deve fallire

grande monnezzaIl decreto Salva Roma ter, approvato dal governo Renzi il 28 febbraio scorso, sembra aver messo al sicuro la Capitale d’Italia da un vergognoso fallimento. Ma sono in molti a pensare, soprattutto tra quelli che la città la vivono ogni giorno, che Roma non meriti di essere salvata. Tutta colpa dei romani stessi e di chi ha amministrato “la città più bella del mondo” negli ultimi decenni. Sebbene le star di Hollywood siano state convinte dal bravo regista Paolo Sorrentino che Roma sia ancora La Grande Bellezza, la realtà è ben più amara: Roma è sì caput mundi, ma a causa della Grande Monnezza, fisica e morale, che la ricopre.

D’altronde, la Grande Monnezza di Roma è sotto gli occhi di tutti, dal Centro alla periferia. Trasporto pubblico scarso e inefficiente. Autobus e metro luridi e maleodoranti. Opere pubbliche bloccate da tangenti e corruzione. Servizi al cittadino di una inefficienza imbarazzante. Traffico tentacolare, amplificato dalla condotta criminale degli automobilisti, nonché dalla connivenza  e dalla corruzione dei vigili urbani. Sporcizia dappertutto, cassonetti dell’immondizia più sporchi dell’immondizia stessa. Raccolta differenziata quasi inesistente. E poi, deiezioni canine ovunque, mischiate ad un livello di ignoranza e di intolleranza verso il prossimo da fare paura. Un quadro sconcertante.

Scongiurato per il momento il fallimento, il rischio adesso è quello di vedere i nuovi fondi stanziati inghiottiti dalla melma del familismo politico che satura i Palazzi romani e che l’ex candidato sindaco Alfio Marchini descrive così a Radio24: “Ultimamente a Roma si coglie un altro aspetto molto inquietante. Un crescente clima mafioso, dove sembra che la cosa più importante sia avere l’amico giusto al posto giusto”. In questo clima, il governo si impegna a garantire 600 milioni di euro alle disastrate casse del Comune di Roma, ma quella firmata da Renzi non è una cambiale in bianco. In cambio, quel permaloso di Matteo – che si è legato al dito la minaccia del sindaco Marino di “bloccare Roma” se il governo non fosse intervenuto a seguito del ritiro del Salva Roma bis – pretende dal Campidoglio un piano di rientro da presentare entro 120 giorni e da sottoporre al giudizio della trojka premier-Economia-Interni. In pratica, un commissariamento de facto della Giunta Marino da parte del governo.

Il piano triennale di Palazzo Chigi impone il blocco delle assunzioni nelle società municipalizzate. Le più grandi sono Atac e Ama che dovranno sottostare a norme ferree sull’acquisto di beni e servizi. Una sorta di spending review in stile Cottarelli che sostituisca la “centrale unica di acquisto”, divenuta il pozzo senza fondo della Capitale. Le municipalizzate potrebbero vedere liberalizzata la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale e di raccolta dei rifiuti. Proprio il caso dei due carrozzoni Atac e Ama i quali, dulcis in fundo, subiranno una ricognizione del fabbisogno di personale che potrebbe portare a riduzioni di organico.

Finti licenziamenti da fare nella rigida osservanza degli “strumenti legislativi e contrattuali esistenti” e “nel quadro degli accordi con le organizzazioni sindacali”, quando a Roma lo sanno anche i sassi che in Ama e Atac sono entrati nel corso degli anni migliaia di raccomandati, di Destra come di Sinistra. Torme di fannulloni segnalati dagli amici di Alemanno, Veltroni e Rutelli che in altri tempi qualcuno avrebbe spedito subito a “mietere il grano”, ma che, nel peggiore dei casi, si vedranno spostati ad altra mansione o prepensionati senza averne maturato il diritto. Per non parlare poi degli scandali come quello dei falsi biglietti Atac, delle tangenti sui filobus o quello dei maiali tra i rifiuti.

Stesso discorso per le piccole municipalizzate come Zetema e Risorse per Roma: loro rischiano di essere messe in liquidazione, ma con tutti i paracadute del caso aperti per i dipendenti di casta. Caso a parte, invece, quello di Acea. I suoi conti sembrano apparentemente più in ordine, ma è in corso una guerra tra Comune e soci privati (Caltagirone, Suez) che potrebbe portare ad un cambio di management durante l’Assemblea degli azionisti del 14 aprile prossimo.

Ma siamo proprio sicuri che, finita l’emergenza, i capi bastone che controllano le municipalizzate non riprenderanno la loro opera di lottizzazione? Meglio allora sarebbe abbandonare Roma al fallimento e provare a ricostruire da una tabula rasa, proprio come fece Nerone. Magari sotto il controllo dei cittadini e non dei soliti protagonisti di scandali a ripetizione.

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