Decreto Bankitalia, un regalo alle banche. L’UE dà ragione a Grillo

decreto BankitaliaL’Europa ha il dubbio che il decreto Bankitalia nasconda un clamoroso aiuto di Stato alle banche italiane. E il M5S di Beppe Grillo esulta. Per ora quella europea è solo una richiesta di chiarimento, si è affrettato a precisare Antoine Colombani, portavoce del commissario antitrust della UE Joaquin Almunia. Ma la mossa compiuta dal governo di Bruxelles di inviare una lettera al ministero dell’Economia italiano per chiedere maggiori informazioni sulle concrete conseguenze del provvedimento pro banche votato insieme alla cancellazione dell’Imu, rischia di scatenare un terremoto politico sotto le poltrone del neonato governo Renzi.

Il decreto con cui è stato rivalutato il capitale sociale della Banca d’Italia (da 300 milioni delle vecchie lire a 7,5 miliardi di euro) non ha convinto i membri della Commissione antitrust fin dal 29 gennaio scorso, giorno della sua conversione a Montecitorio. Una giornata memorabile nella storia parlamentare italiana perché i “cittadini” del M5S avevano tentato l’assalto ai banchi del governo non appena la presidente Laura Boldrini aveva fatto ricorso alla cosiddetta “tagliola” per accelerare i tempi della discussione in aula. Un inedito legislativo che aveva scatenato una bagarre da curva Sud che – proprio nello stesso giorno dello scoop di Repubblica sulle indagini condotte dagli uomini di Almunia – ha portato a pesanti sanzioni nei confronti dei grillini protagonisti della baruffa.

Fin troppo facile adesso per Grillo parlare di 26 M5S sospesi dalla Boldrini, 26 medaglie e gridare allo scandalo della collusione tra governanti e banchieri, visto che anche l’Europa, se pur con il dovuto tatto del caso, sembra propendere per la tesi del clamoroso e illegale (secondo le regole di mercato imposte dai burocrati di Bruxelles) regalo fatto ai maggiori istituti di credito del Belpaese come Unicredit, Intesa-San Paolo, ma anche ad altri azionisti Bankitalia come Generali e Inps.

A dire la verità l’intervento pubblico di Colombani si è reso necessario a poche ore dall’articolo scritto da Federico Fubini per il quotidiano di Ezio Mauro. L’unico modo per cercare di tappare la falla mediatica aperta dalla pubblicazione di notizie che anche l’UE avrebbe voluto ritenere riservate. Ufficialmente, infatti, l’inchiesta del commissario Almunia era partita già da qualche tempo, a seguito del ricorso presentato in Commissione antitrust dall’eurodeputato dell’Idv Niccolò Rinaldi e dopo la denuncia firmata da Adusbef e Federconsumatori.

I solerti commissari UE erano comunque già sulle tracce del decreto Bankitalia perché le banche italiane, così come gli altri istituti di credito della UE, sono sottoposte in questi mesi a rigorosi esami sulla tenuta dei loro conti sia da parte della BCE che dell’EBA (European Banking Authority). Si avvicina la scadenza del 2015 e Mario Draghi, insieme alle autorità di Bruxelles, pretende che le banche rafforzino i loro capitali, ma senza ricorrere ad aiuti di Stato. Per questo motivo monta il sospetto che, dietro l’attivismo di Joaquin Almunia, possa celarsi lo zampino delle grandi banche europee desiderose di bloccare il tentativo di Palazzo Koch di foraggiare illegalmente i boccheggianti banchieri italiani.

Il trucco architettato dall’ex ministro di via XX settembre, Maurizio Saccomanni (che non ha mai notificato il decreto alla UE come potenziale caso di sussidi pubblici), era semplice ma ingegnoso: rivalutare le quote della Banca d’Italia dai 300 milioni del 1936 (anno della fondazione) a 7,5 miliardi. I già citati azionisti, però, non potrebbero più detenere una quota di azioni superiore al 3% (al momento Intesa-San Paolo ha il 30,3% e Unicredit il 22,1%) e sarebbero costretti ad immettere sul mercato la partecipazione in eccesso. Se poi, ecco la fregatura (per i contribuenti), nessuno volesse acquistare quelle azioni, sarebbe la stessa Banca d’Italia a farsene carico. Tradotto: una plusvalenza calcolata in 2 mld per Intesa e 1,6 per Unicredit. Adesso la Commissione UE dovrà valutare se esistono i presupposti per denunciare un aiuto di Stato alle banche. Ma è certo che la mossa di Bruxelles ha dato ragione alla battaglia condotta da Beppe Grillo.

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