Renzi e Berlusconi decidono: Alfano fuori dal governo

Alfano Renzi BerlusconiAngelino Alfano è spacciato. Non importa se il Nuovo Centrodestra deciderà di entrare nel governo Renzi, come tutto lascerebbe intendere, oppure se Alfano e i suoi romperanno con il segretario Pd per gettarsi in una corsa elettorale suicida. I giochi sono già fatti. A decidere sono stati di comune accordo Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Nessun vertice di maggioranza, nessun incontro in streaming o nelle appropriate sedi parlamentari. Sono bastati un paio di faccia a faccia, ultimo dei quali quello di mercoledì durante le consultazioni a Montecitorio, per sancire un patto d’acciaio volto ad eliminare dalla scena politica lo scomodo ed impertinente ex delfino senza quid.

Il primo a dare la notizia dell’avvio dell’offensiva anti-alfaniana del premier in pectore è stato Alessandro De Angelis sull’ Huffington Post di Lucia Annunziata, quotidiano notoriamente informatissimo e prodigo di anticipazioni su quanto accade in casa Pd. La a bomba “Via Alfano dal governo” viene lanciata nel primo pomeriggio di giovedì, al termine di un vertice di maggioranza interlocutorio, al quale peraltro Renzi non ha nemmeno partecipato perché, come da lui stesso anticipato, “allergico ai vertici di maggioranza”. La composizione e il programma del nuovo governo restano dunque in alto mare a poco più di 24 ore dal previsto giuramento dei ministri al Quirinale.

Si, ma quali ministri? Scrive De Angelis che Renzi, oltre al veto imposto sul nome di Angelino, conferma i tre ministeri promessi ad Ncd, compreso quello degli Interni, ma pretende “facce nuove”. Via dunque Alfano, Lupi e Lorenzin per non rischiare di fare “una specie di governo Letta senza Letta”. La motivazione del siluramento di Alfano, da quanto trapela dall’entourage renziano, sarebbe l’inopportunità che il capo di Ncd rimanga ad occupare la poltrona di ministro dell’Interno alla luce di quanto accaduto con il Caso Kazakistan. Troppo imbarazzante per il premier fiorentino, ad esempio, dover giustificare una nuova intervista dell’ex prefetto Procaccini che ha sbugiardato la versione fornita dal numero 1 del Viminale.

E poi, Alfano sarebbe stato “complice” del “disegno neocentrista di Letta”. La tempistica della svolta di Renzi non lascia spazio a dubbi: il colpo contro Alfano è arrivato all’indomani dell’incontro con Berlusconi, dopo che il Cavaliere ha promesso al premier una “opposizione responsabile”. Evidentemente, l’accordo tra l’Ebetino e il Caimano non comprende solo la legge elettorale e le riforme costituzionali. C’è qualcosa di più sul piatto: la testa di Angelino il “traditore” richiesta espressamente da Berlusconi.

Troppo invitante per Renzi mettere in atto il ricatto a cui Ncd non sembra potersi sottrarre. Nel caso in cui gli alfaniani accettino l’umiliante cambio di ministri, il partito vedrebbe ancor più ridotto il proprio potere contrattuale. Impossibile anche rovesciare il tavolo per andare a votare con la legge elettorale proporzionale in cui la Consulta ha trasformato il Porcellum. Dietro l’angolo, infatti, c’è sempre Forza Italia che potrebbe tranquillamente votare l’Italicum con il Pd per poi far cadere Renzi ed andare alle urne con una legge ammazza-Alfano. Un vicolo cieco, quello in cui si sono cacciati i diversamente berlusconiani, da cui non si può uscire.

Purtroppo per Alfano, l’unica speranza di sopravvivere rimasta a Renzi è quella di tornare a mostrarsi come il rottamatore, soprattutto dopo la batosta in diretta streaming subita da Beppe Grillo. Ad essere qualificato come uno della casta, servo di banche e Poteri Forti (anche se è la verità), il premier impredicato proprio non ci sta. Il sacrificio di tutti i vecchi ministri, compreso Alfano, si rende dunque necessario. Arrivati a questo punto, fanno quasi sorridere gli strepiti e i piedi puntati da quelli di Ncd nei giorni scorsi. Le loro pretese sull’Italicum somigliano di più all’ultimo desiderio di un condannato a morte.

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