La Guerra dei Trent’anni De Benedetti-Berlusconi non è finita

De Benedetti BerlusconiDopo quasi trent’anni di una guerra politico-mediatica condotta senza esclusione di colpi, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti conservano il loro potere ancora intatto. L’inizio dello scontro tra il Cavaliere e l’Ingegnere risale agli albori degli anni ’80, alla Guerra di Segrate, continua negli anni ’90 con il Lodo Mondadori e negli anni 2000 con la successiva condanna per corruzione del giudice Vittorio Metta e dell’avvocato Fininvest Cesare Previti. Una Guerra dei Trent’anni che ha vissuto l’ultima virulenta coda il 17 settembre del 2013, quando la Corte di Cassazione ha stabilito in 494 mln di euro la cifra con cui la Fininvest deve risarcire la Cir. Berlusconi di certo non l’ha presa bene e De Benedetti cerca di posizionarsi per evitare una vendetta disastrosa. La Guerra dei Trent’anni continua.

È la cronaca convulsa delle vicende politiche di questi ultimi giorni ad assegnare a De Benedetti e Berlusconi il ruolo di protagonisti delle trattative in corso per la formazione del governo Renzi. Il Cavaliere – condannato per frode fiscale, decaduto da senatore e cacciato dal Palazzo – che molti davano per (politicamente) morto, è risorto grazie alla mano tesagli proprio dal “delfino” Matteo Renzi. Le riforme costituzionali e la legge elettorale vengono ormai presentate come impraticabili senza le larghe intese tra Pd e Forza Italia.

Il salvagente renziano ha permesso a Berlusconi di rientrare persino negli amati Palazzi, se pur dalla porta di servizio delle consultazioni, con il “golpista” Napolitano prima e con lo stesso Renzi poi, in vista del varo del Renzi 1. Niente male per uno che tra pochi mesi, rinvii a dopo le elezioni Europee e ulteriori colpi di scena permettendo, dovrebbe essere spedito dal giudice ai servizi sociali e che risulta incandidabile fino agli 80 anni inoltrati. Impossibile, per i non addetti ai lavori, comprendere i reali motivi che hanno spinto l’entourage renziano a riabilitare il pregiudicato Berlusconi provando a mettere fine alla cosiddetta Guerra dei Vent’anni (quella con i “giudici comunisti” nell’epica berlusconiana) con la “pace” anziché con l’omicidio politico del nemico. Ci penseranno gli storici a trovare una risposta.

L’accordo Berlusconi-Renzi sembra all’apparenza una palese contraddizione, se si pensa al super attivismo politico praticato ultimamente Carlo De Benedetti, lo storico competitor di Berlusconi nella lotta per l’egemonia politica e mediatica in Italia. Il padrone della CIR e presidente del Gruppo Editoriale Espresso ha partecipato volontariamente al complotto ordito contro Giorgio Napolitano per mezzo del libro di Alan Friedman. Lo scoop del giornalista americano della video-intervista a Mario Monti, Romano Prodi e allo stesso De Benedetti – che hanno candidamente confessato il pressing di Napolitano su Monti per sostituire Berlusconi già nell’estate del 2011 – non è certo stato un caso.

 

De Benedetti e gli altri, in pratica, con la collaborazione dei giornali dei Poteri Forti Corriere della Sera e Financial Times, hanno inviato al Quirinale l’ordine di sostituire Enrico Letta con l’avventuriero Renzi. Unica controindicazione per l’editore di Repubblica è l’aver favorito la concorrenza del Corriere invece di regalare la succosa anteprima al quotidiano di Ezio Mauro. Ma di certo c’è una spiegazione anche per questo inedito editoriale.

Nell’altro caso in cui è rimasta invischiata la “tessera n.1 del Pd”, quella della telefonata tra il falso Vendola e Fabrizio Barca , De Benedetti prova ad utilizzare l’arma spuntata della smentita. Ma l’ingenua confessione fatta all’amico Niki dall’ex ministro del governo Monti chiama in causa le indebite pressioni subite da De Benedetti per ricoprire il ruolo di ministro dell’Economia, scoperchiando inequivocabilmente il marcio che si nasconde sotto l’operazione Renzi. “Sto subendo una pressione crescente – ha sbottato Barca – poi è iniziata la Sarabanda de La Repubblica che continua. Io più vedo un imprenditore che fa un’operazione politica più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni”. Barca denuncia il pressing asfissiante compiuto da De Benedetti “con una forza indiretta di sms attraverso un suo giornalista e attraverso adesso questa cosa che hanno lanciato mezz’ora fa (un sondaggio di Repubblica ndr)”.

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