Fini-Giovanardi addio. Analisi della nuova situazione legislativa

Dedicato a Carlo Giovanardi

Consulta boccia Fini GiovanardiLa legge Fini-Giovanardi di fatto non esiste più dopo la bocciatura della Corte Costituzionale. Ma i tifosi della legalizzazione della marijuana che scenderanno in piazza per festeggiare la fine del proibizionismo rollandosi una “canna” lo faranno ancora a loro rischio e pericolo. In caso di fermo di polizia, infatti, la segnalazione alla prefettura quali assuntori di droga (se pur ritornata ad essere “leggera” nel caso della cannabis) resta ancora obbligatoria perché la Consulta, bocciando nel metodo l’impianto della Fini-Giovanardi, non ha affatto aperto alla depenalizzazione totale del consumo di erba, ma ha riportato la legislazione italiana sulle droghe indietro di 21 anni.

Cancellata per via giudiziaria la tanto discussa legge firmata da Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi, constatata la pavida inerzia della politica a mettere mano al problema droga e alla revisione dell’approccio proibizionista, adesso non resta che riesumare la legge Jervolino-Vassalli del 1990 (legge 26 giugno 1990, n. 162. GU n.147 del 26-6-1990 ), inserita nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 309/90 (D.P.R., testo coordinato 09.10.1990 n° 309, G.U. 31.10.1990 ), in seguito modificato dal D.P.R. n. 171/93 (GU n. 130 del 05/06/1993) che ha recepito i risultati del referendum sugli stupefacenti del 1993 promosso dal Partito Radicale.

Il primo effetto della bocciatura della Fini-Giovanardi sarà la (non sempre immediata) uscita dal carcere di migliaia di piccoli spacciatori di cannabis. Una soluzione per così dire salomonica trovata dalla politica per rispondere all’appello lanciato dal presidente Napolitano, volto ad evitare le sanzioni previste da una deliberazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per la fine di maggio, quale punizione per l’inumano trattamento a cui sono sottoposti i detenuti italiani a causa dell’affollamento carcerario (sentenza Torreggiani).

Ma vediamo nello specifico come funziona la legislazione sulle droghe da oggi in vigore. Partiamo dalla fine. Nella Camera di Consiglio del 12 febbraio 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge n. 49/2006 Fini-Giovanardi. Come riportato in un comunicato ufficiale (le motivazioni saranno pubblicate tra qualche settimana), ad essere incostituzionali sono gli “artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272, come convertito con modificazioni dall’art. 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 49, così rimuovendo le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli articoli 73, 13 e 14 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309”. Secondo la Consulta è stato violato “l’art. 77, secondo comma, della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti-legge”.

In pratica, è stata accolta la questione di legittimità sollevata dalla terza sezione penale della Cassazione secondo la quale il governo Berlusconi dell’epoca avrebbe compiuto un eccesso di delega, perché le norme in materia di droga, evidentemente estranee all’oggetto, erano state inserite nel decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Come si capisce, nessun intervento antiproibizionista della Consulta, ma una esclusiva questione di metodo.

Cosa succederà adesso a chi spaccia hashish, oppure fuma semplicemente uno spinello o ha una piccola coltivazione in balcone per uso personale? Per quanto riguarda lo spaccio, si passa da una pena massima compresa tra i 6 e i 20 anni (come ai grandi trafficanti intercontinentali di cocaina ed eroina) ad una “più lieve” tra i 2 e i 6 anni. Altro che legalizzazione. Tornano invece a sorridere i consumatori, costretti comunque a ricorrere al mercato illegale per rifornirsi. Chi verrà beccato con il “fumo” (diverso dal fumo evocato da Napolitano nella vicenda Monti-Friedman) dovrà sottostare alla segnalazione alla prefettura, ma senza preoccuparsi di detenere una quantità di sostanza maggiore della dose media giornaliera (concetto eliminato dal referendum del 1993, poi reintrodotto dalla defunta Fini-Giovanardi). Sarà il giudice a valutare caso per caso, senza obbligo di equiparazione allo spaccio anche per quantitativi “considerevoli”.

Più complicato il discorso sulla coltivazione domestica. Anche se sussistono interpretazioni giurisprudenziali contrastanti (sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 28605 del 10 luglio 2008 e sentenza n. 360 del 1995 della Corte Costituzionale, favorevoli alla punibilità della condotta coltivativa; sentenza n. 17899 del 5 maggio 2008 della sez VI della Cassazione e sentenza n. 443 del 1994 della Corte Costituzionale contrarie alla punibilità), la legislazione tende ad equiparare la coltivazione, anche per uso personale, allo spaccio.

A conti fatti, comunque, la decisione della Consulta di bocciare la Fini-Giovanardi, ripristinando la differenziazione tra droghe leggere e pesanti, piomba come un macigno antiproibizionista nel dibattito socio-culturale aperto sulla legalizzazione della cannabis.

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