Offensiva giudiziaria per abbattere Beppe Grillo

arrestato Beppe GrilloVenerdì 7 febbraio 2014 è il giorno delle procure italiane contro Beppe Grillo. La procura di Torino chiede nove mesi di reclusione per Grillo per fatti legati alla protesta No Tav. La procura di Genova ha aperto un fascicolo contro di lui per istigazione di militari a disobbedire alle leggi. Sempre da Genova trapela l’indiscrezione che altre procure starebbero indagando sul guru del Movimento5Stelle. Tutti i mass-media aprono con quella che appare come una notizia bomba: il capo dei grillini più indagato di Silvio Berlusconi. Ma è proprio questa strana convergenza di casualità giudiziarie a far sorgere più di un dubbio.

L’elettore medio italiano non berlusconiano, in questo momento si starà domandando, sconvolto, se non aveva ragione proprio il Cavaliere Condannato quando per anni ha gridato all’offensiva giudiziaria orchestrata dai “comunisti” per abbatterlo. A questo punto, non contano le decine di procedimenti penali, anche gravi (frode fiscale, corruzione Mills, De Gregorio, Olgettine, Mondadori), in cui Berlusconi è rimasto invischiato in questo Ventennio. Roba da far impallidire le accuse mosse a Grillo. Contano invece le modalità sospette con cui il Partito Democratico cerca di uscire dal pantano in cui l’ha cacciato la lotta tra Renzi e Letta. Utilizzando cioè la stampa amica come un’arma contro i suoi avversari. Dimostrazione ne è lo zelo con cui l’ Huffington Post di Lucia Annunziata, l’informatissimo foglio di riferimento del gruppo Repubblica-Espresso-De Benedetti-Pd, ha messo in risalto e “manipolato” la notizia.

La verità è che il Partito Democratico di Matteo Renzi è in difficoltà e lo scontro parlamentare avuto con i grillini, descritto dalla stampa di Regime come un tentativo di eversione a 5Stelle, ha fatto montare il consenso per le battaglie del Movimento e acceso i riflettori sullo scandaloso regalo alle banche del decreto Imu-Bankitalia. Il governo guidato dal compagno di partito, Enrico Letta, naviga a vista. Inchiodato nella sua stabilità da cimitero, prigioniero dell’ultimatum del segretario Pd fissato al 20 febbraio, minacciato dai veti incrociati dei piccoli partiti e dai diktat dei lobbisti amici dei politici. Letta sta per cadere e Renzi non sa ancora che pesci pigliare: rimpasto, governo Renzi 1 o ricorso alle urne con o senza Italicum?

In mezzo a questi giochi di Palazzo, che vedono Berlusconi persino eletto padre riformatore della patria dall’abbraccio di Renzi, si sono malauguratamente piazzati quei guastafeste dei grillini. Una delle prime regole della politica consiste nel cercare di comprare il tuo nemico e, se questi non è in vendita, provare a distruggerlo o a toglierlo di mezzo. Il M5S ha dimostrato più volte di non essere in vendita e di non voler scendere a patti con una classe politica descritta come “morta”. Ecco allora servito il piatto avvelenato dell’offensiva giudiziaria ad orologeria (saranno contenti Sallusti e Belpietro) come ultima spiaggia per liberarsi di Beppe Grillo.

Le accuse mosse a Grillo sono risibili, ma la macchina mediatica del fango già lo descrive come un pericoloso rivoluzionario. Altro che Ernesto “Che” Guevara. A Torino i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, degni eredi del pensionato Caselli, hanno chiesto 9 mesi di reclusione perché il capo dei 5Stelle, insieme ad Alberto Perino e altri attivisti No Tav, ha violato i sigilli della Baita Clarea, considerato un simbolo dai No Tav valsusini, ma inglobata con la forza nel cantiere dell’alta velocità. Un gesto simbolico, appunto, ma che i solerti pm sabaudi hanno considerato alla stregua di un assedio al Palazzo d’Inverno.

Ancora più inverosimile l’inchiesta che potrebbe aprirsi a Genova. In questo caso è stato direttamente un emissario del Pd, tale Fausto Raciti detto “Raciti chi?”, a fare la figura del più bieco delatore da romanzo. Il giovane Raciti si è fatto carico di presentare un esposto in procura in cui si denuncia come eversiva la lettera aperta che Grillo ha indirizzato ai vertici di polizia, esercito e carabinieri il 10 dicembre scorso, per invitarli a non schierarsi in difesa dei politici corrotti. Erano i giorni della protesta dei Forconi e degli agenti della celere che a Torino si toglievano i caschi per fraternizzare con i manifestanti. Una istigazione alla disobbedienza che potrebbe costare a Grillo una condanna a 5 anni solo per aver detto quello che molti italiani pensano. Tutto grazie a quel piccolo Vishinski di Raciti. Prima di lui erano state le prefiche del Pd (Moretti, Marzano e altre) a presentare una vile denuncia contro il grillino De Rosa che le aveva apostrofate come “pompinare” in un momento di rabbia. La strategia del Pd è chiara: sbarazzarsi di Grillo con l’aiuto delle procure.

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