“Bella Ciao”. Lega e M5S chiedono le dimissioni di Laura Boldrini

Ufficialmente il Movimento5stelle chiede le dimissioni di Laura Boldrini da presidente della Camera per la “tagliola” imposta alla discussione parlamentare sul decreto Imu-Bankitalia. Ma le ragioni che spiegano l’inadeguatezza della signora Boldrini nel ricoprire una carica così importante sono molto più profonde. Certo, mercoledì scorso l’aula di Montecitorio è stata testimone di un evento mai visto in precedenza nella storia della Repubblica italiana: la terza carica dello Stato ha fatto ricorso all’istituto della “tagliola” (previsto dal regolamento del Senato, ma non da quello di Montecitorio) per far approvare entro la mezzanotte il decreto Imu-Bankitalia, altrimenti in scadenza.

Ma non solo, perché, mentre il governo riusciva a portare a casa quello che molti addetti ai lavori, tra cui Sebastiano Barisoni del Sole24Ore, hanno definito un regalo alle banche, i “compagni” della Boldrini di Sel e Pd cantavano a squarciagola Bella Ciao, la canzone simbolo della lotta partigiana, ridotta da quelli che dovrebbero essere i post-comunisti ad inno ufficiale del capitalismo predatorio degli istituti di credito. Roba da costringere i partigiani, quelli veri che hanno sconfitto il nazi-fascismo, se fossero ancora vivi, a riprendere in mano i fucili contro quella che senza vergogna si definisce la “nuova Sinistra italiana”. L’intenzione di Pd e Sel (teoricamente all’opposizione) era quella di cantare Bella Ciao per controbattere all’ostruzionismo grillino, definito “fascista”. Ma l’unica conseguenza è stata quella di far rivoltare nella tomba gente come Giovanni Lazzetti, detto il “Ballonaio”, Luigi Longo “Italo” o lo stesso Sandro Pertini. Partigiani veri.

 

Alle proteste dei grillini – secondo i quali il presidente della Camera passerà alla storia per essere riuscita a tappare la bocca alle opposizioni, appartenendo lei stessa all’opposizione – si sono aggiunte le critiche della Lega di Matteo Salvini che senza peli sulla lingua ha dichiarato: “Una signora come la Boldrini è una vergogna. Vada a Cuba o in Corea del Nord a fare la presidenta! Dimissioni. Dimissioni. Dimissioni”.

La “tagliola” però è solo l’ultimo errore commesso da Laura Boldrini. A tracciare un quadro desolante della gestione della presidenza della Camera ci ha pensato Andrea Scanzi sul fattoquotidiano.it. Il telegenico giornalista accusa la Boldrini di aver contribuito a distruggere il partito di Niki Vendola e la inquadra come “una delle più grandi delusioni nella storia recente della politica italiana: supponente, sussiegosa coi potenti, per nulla imparziale e drammaticamente respingente”. Analisi impeccabile. Secondo Scanzi la sua “vocetta da robot Super Vicky para-leninista” è servita in questi mesi solo per tappare la bocca al dissenso con una “intolleranza zdanovista”.

Sacrosanta, poi, l’accusa rivoltale da Scanzi di essere una veterofemminista caricaturale. Una che, insomma, crede veramente di essere criticata solo perché donna e non per le sue “politiche disastrose”. Indifendibile anche la condotta minimizzatrice utilizzata dalla Boldrini per prendere tempo nel condannare la vigliacca aggressione del deputato di Sc Stefano Dambruoso alla grillina Loredana Lupo. Su Dambruoso, ripreso in mondovisione a picchiare una donna, si sta ancora indagando, mentre la maestrina Boldrini non ha avuto dubbi nel sospendere i deputati del M5S che erano saliti sul tetto di Montecitorio per protestare contro la riforma (fallita) dell’art. 138 della Costituzione.

La sensazione che l’ex portavoce dell’UNHCR sia una persona cosiddetta radical-chic, prona al volere della casta, che però si diverte a fare il sergente di ferro con chi non è allineato al politically correct, è confermata anche dal recente scandalo del viaggio in Sudafrica per i funerali di Mandela. Volo di Stato per lei e il compagno, quando la sua stessa presenza era inutile e non richiesta dal protocollo. Un viaggio esotico a spese del contribuente, insomma. Dimissioni, dimissioni, dimissioni.

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