Il Pd chiede un rimpasto di governo. Dal toto-nomi esce Farinetti

renzi farinettiTutto si aspettava Enrico Letta tranne che sentirsi chiedere un rimpasto di governo da Gianni Cuperlo, presidente del Pd, considerato una colomba rispetto al falco Renzi. E invece Cuperlo, bello e Democratico (come lo slogan della sua campagna alle primarie), ha approfittato di un colloquio privato avuto con il premier sabato scorso,  per incalzarlo sulla necessità di un rimpasto di ministri. In realtà la parola magica “rimpasto” Cuperlo la pronuncia solo indirettamente, come confermato da lui stesso in una intervista concessa a Repubblica.

“Un rimpasto? – minimizza il presidente Pd – Questo lo decide Letta. L’importante è accentuare il legame di fiducia con i cittadini”. Lui si è permesso solo di dare un suggerimento al capo del governo perché “a gennaio sarebbe saggio prendere l’iniziativa di allargare questa maggioranza a pezzi della società, a una o due personalità simboliche disponibili a mettersi a disposizione per un progetto di ricostruzione sociale ed etica”. Se non è una richiesta di rimpasto questa? Anche la vecchia guardia rappresentata da Cuperlo ha compreso che “non si governa senza la fiducia”, e che il governo Letta così com’è, impantanato nelle strette intese con Alfano, Monti e Casini, rischia di “precipitare in un Monti-bis”.

Che quella di Cuperlo non sia una improvvida iniziativa dei dalemiani delusi lo prova la dichiarazione di Ermete Realacci, da tempo salito sul carro renziano. “Cuperlo ha colto un problema serio che vediamo in questi giorni per la qualità dei provvedimenti che stiamo votando – ha commentato il presidente onorario di Legambiente – L’azione di governo ha bisogno di essere molto rafforzata per parlare al Paese e dare risposte reali. Un’esigenza che Renzi ha posto da tempo e che Enrico Letta ha ben chiaro, vediamo che risposte vorrà e potrà dare”. Si sa che il segretario dei Democratici punta a Palazzo Chigi, cercando qualsiasi occasione per indebolire Letta, come nel caso della trattativa con Berlusconi sulla legge elettorale.

A stupire è, invece, l’assenso incondizionato al rimpasto dato dal capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza. “È un’impostazione che mi sento di sostenere – dice il presidente dei deputati Pd – Ho apprezzato molto l’intervista di Cuperlo. Il suo intento di unire il Pd, di sostenere il lavoro straordinario che attende Matteo Renzi e la sua segreteria, è in piena sintonia con la necessità di tenere assieme chi crede che senza la sinistra riformista non c’è il Pd”.

Con il Partito Democratico per una volta compatto su una questione politica, sarà difficile per Letta non accontentare l’azionista di maggioranza del suo governo. Intanto, nella virtuale classifica degli aspiranti ministri, prende quota la candidatura di Oscar Farinetti, “eminenza grigia” di Renzi e imprenditore del momento con Eataly. Messa da parte la polemica sollevata dall’inchiesta del Fatto Quotidiano sugli 8 euro lordi l’ora pagati da Eataly ai suoi dipendenti, Farinetti si è già gettato anima e corpo nella sua visione del Paese che verrà. “L’Italia non ha tempo – dice il renziano rampante – deve ridurre la spesa, eliminare studi e ricerche inutili, anche l’esercito, e incentivare il lavoro. Io dico che lo Stato, l’informazione, la magistratura, la tassazione e pure Equitalia non agevolano gli imprenditori.

Ma chi lascerebbe il posto a Farinetti? Il titolare del Lavoro Giovannini, quello dello Sviluppo Economico Zanonato, o sarebbe direttamente Saccomanni a liberare la poltrona di Via XX settembre? Ipotesi da fantapolitica. L’unica a rischiare veramente grosso è Annamaria Cancellieri, la “ministra dei Ligresti” mai amata da Renzi. Dall’area del segretario si potrebbero pescare anche altri nomi di papabili ministri appartenenti ad una lunga lista di neorenziani che comprende gli imprenditori Diego Della Valle (Tod’s) e Andrea Guerra (Luxottica). Gli stilisti Brunello Cucinelli, Ferruccio Ferragamo e Giorgio Armani. I banchieri Nagel (Mediobanca) e Palenzona (Unicredit). Gli scrittori Edoardo Nesi e Alessandro Baricco. Insomma, uno spaccato della società italiana che ha fatto presto a sostituire il vecchio Berlusconi con il più cool Renzi.

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