Legge elettorale. Verdini sostituisce Brunetta nella trattativa con Renzi

renzi verdiniRenzi e Berlusconi hanno un obiettivo in comune: andare al più presto alle urne con una nuova legge elettorale di tipo maggioritario. Ecco perché, da quando Matteo è divenuto segretario del Pd, i rispettivi staff hanno avviato un trattativa. Segreta però, perché Renzi non può far sapere ufficialmente in giro di cercare il “patto col diavolo”. Pena la perdita dei consensi appena raccolti. A questa necessità di discrezione è legata la decisione di Berlusconi di retrocedere Renato Brunetta dal rango appena acquisito di rappresentante ufficiale della posizione di Forza Italia sulla legge elettorale per sostituirlo con Denis Verdini.

La colpa di Brunetta è quella di non aver tenuto segreto l’incontro con Dario Nardella (fedelissimo di Renzi) e, soprattutto, di aver aperto sul Mattarellum corretto, sistema elettorale che i berlusconiani vedono come fumo negli occhi. Al suo posto, dunque, subentra in re delle trattative nascoste, quel Verdini protagonista fin dai tempi del secondo governo Prodi e di Sergio De Gregorio di conteggi al pallottoliere, telefonate, incontri carbonari in Transatlantico, abboccamenti vari, atti a portare gli avversari dalla parte del Cavaliere. Un esperto in materia che non ha perso tempo ad alzare la cornetta per chiamare il conterraneo Renzi (sono ambedue toscani doc).

“O Matteo, io e te ci si deve parlare”. Così Denis avrebbe apostrofato Matteo, secondo quanto riportato dall’Huffington Post che cita una “autorevole fonte” anonima, interna a FI. Il tono colloquiale di chi sa di trovare un interlocutore aperto e ben disposto. E Renzi non è sembrato spaventarsi troppo di fronte al diktat berlusconiano che, in cambio del sì ad una legge elettorale, pretende la caduta del governo e elezioni politiche accorpate alle europee di primavera. Che il segretario del “nuovo verso” Pd non voglia correre il rischio di consumarsi tenendo in vita l’esecutivo Letta-Alfano, lo si era capito già mercoledì scorso quando, in occasione dell’ennesima presentazione dell’ennesimo libro di Bruno Vespa, il primo faccia a faccia tra lui e il leader di Ncd si era concluso con una vittoria all’attacco per il sindaco di Firenze.

 

Il primo passo della trattativa Renzi-Berlusconi si è concluso però in un flop. Il dossier legge elettorale è finito inopinatamente nelle mani di Brunetta, un asso dell’economia, ma completamente asciutto in materia di sistemi elettorali. Berlusconi aveva comunque affidato al capogruppo alla Camera il delicato incontro con Nardella (“Dovevano vedersi in segreto e lontano da occhi indiscreti”). Ma le mosse del piccolo Renato sono sembrate quelle di un elefante in una cristalleria e l’incontro massonico è finito sulle prime pagine di tutti i giornali. Come se non bastasse, Brunetta si è fissato col Mattarellum con premio di maggioranza. Una soluzione che, sempre secondo l’informatissimo Huffington Post, non piace ai big di Forza Italia e a cui Verdini preferirebbe il sistema spagnolo (“collegi o circoscrizioni piccole ritagliate sulle attuali Province, primo turno a base proporzionale e poi, casomai, apertura a un eventuale ballottaggio e/o doppio turno”).

Ora che c’è Denis al posto di Renato, la trattativa torna ad insabbiarsi. La paura dei berluscones non è tanto il feeling con Renzi e la sua reale intenzione di far saltare il tavolo del governo per prendersi Palazzo Chigi. L’ambizione del segretario Pd traspare, infatti, da ogni dichiarazione. Il vero pericolo è ancora Giorgio Napolitano, arrivato a minacciare le dimissioni in caso di caduta del “governo del presidente”. La conferma arriva dalle parole del costituzionalista Valerio Onida, uno dei Saggi più vicini alle posizioni del Quirinale. Secondo Onida le motivazioni della Consulta sulla bocciatura del Porcellum arriveranno dopo il 14 gennaio. Tempi lunghi che potrebbero nascondere l’intenzione di stoppare tutti i tentativi di stringere su una legge elettorale sgradita al governo Letta-Alfano-Napolitano.

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