Voli di Stato con famiglia. La polemica Letta-Feltri riapre il caso Boldrini

Boldrini voli di StatoL’aspro scambio di vedute tra il giornalista Vittorio Feltri e il premier Enrico Letta rinfocola le polemiche sul volo di Stato per il Sudafrica “offerto” dal presidente della Camera, Laura Boldrini, al compagno (il giornalista Vittorio Longhi), in occasione dei funerali di Mandela. “Partecipazione pienamente legittima” scrive il capo del governo, infilatosi nei panni dell’avvocato difensore della Boldrini per rispondere sul Giornale di Sallusti ad un articolo scritto dall’editorialista Feltri. “Due pesi e due misure” rispetto al precedente di Clemente Mastella, è la replica dell’esperto corsivista che ribadisce quanto affermato il giorno precedente.

Quale delle due scuole di pensiero debba prevalere, se quella “innocentista” o quella “forcaiola”, è questione da decidere in punta di diritto, nel segno di una ritrovata morale pubblica. Ma ciò che indigna di tutta questa storia è la difesa di casta dei privilegi dei potenti fatta dal premier in persona, in spregio al comune sentire degli italiani. Non è una gara tra chi debba essere più antipatico o apprezzato tra Mastella e Boldrini, ma un semplice esercizio di buon senso dire che, anche se “così fan tutti”, come ha confermato Letta, va messa la parola fine alla scandalosa pratica dei voli di Stato a sbafo per parenti e famigli.

Un peccato per la Boldrini l’intervento di Feltri. Proprio adesso che, nonostante l’esposto presentato dal Codacons alla procura di Roma, i riflettori si stavano lentamente spegnendo sull’ennesimo atto di prevaricazione praticato dalla casta. Il caso Boldrini è invece ancora aperto. L’ex direttore del quotidiano berlusconiano prende spunto dal precedente occorso a Mastella mentre era ministro della Giustizia nel secondo governo Prodi (2006-2008). Il politico di Ceppaloni approfittò di un viaggio di lavoro con scalo a Linate per dare un passaggio al figlio, desideroso di assistere al Gran Premio di Monza. Un esempio di familismo all’italiana che Feltri colpevolmente minimizza (“scelta pienamente legittima, senza oneri aggiuntivi a carico delle casse pubbliche”).

 

Ma, e qui scatta il doppiopesismo rispetto alla Boldrini, Mastella finì col “rovinarsi la reputazione” per colpa di una feroce campagna di stampa dei “giornali progressisti”. Niente macchina del fango, invece, per la terza carica dello Stato. Non sarà perché, provoca Feltri, “lei è una donna e può fare ciò che vuole? Fosse così si tratterebbe di sessismo al contrario. Fossimo in Mastella invocheremmo le quote azzurre. Lo strapotere femminile sta diventando intollerabile”.

Non potendo perdere del tutto la faccia per difendere gli indifendibili privilegi di Boldrini, Mastella e il resto della casta, Letta prova a “buttarla in caciara” con la solita scusa della lesione dei diritti e della dignità della persona, questa volta una donna, compiuta da Feltri. “Resta il pregiudizio sessista, indizio di un doppiopesismo palese, qualunque sia la matrice politico-culturale – scrive Letta nella sua breve replica – Nessuna polemica, mai, sulle mogli accompagnatrici di uomini delle istituzioni. Levata di scudi, invece, se l’accompagnatore è uomo, a maggior ragione se non ufficialmente coniugato”. Una giustificazione che fa a pugni con il buonsenso. Ma che ci “azzecca” il sessismo con i voli di Stato a sbafo (anche se consentiti dalla legge)?

Un maldestro tentativo che non ha convinto nessuno, perché Letta non è nuovo a dialettici voli pindarici del genere. Gli era già successo domenica scorsa dal palco dell’Assemblea Pd quando, per prendere le distanze dal movimento dei Forconi e dalla rabbia popolare crescente, si era nascosto dietro la bisunta accusa di antisemitismo incollata sulle spalle di milioni di italiani per colpa di una avventata uscita di un presunto leader della protesta del 9 dicembre. Che poi le parole di Andrea Zunino sul ruolo dei Rothschild nell’economia mondiale non siano proprio campate in aria è questione seppellita dall’infamante marchio dell’antisemitismo. Una manifestazione di distacco dalla realtà da ancien régime, quella di Letta, che rende Feltri ancor più risoluto nel chiedere spiegazioni su ciò che rende differenti La Bella Boldrini e La Bestia Mastella.

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