Due Matteo: Renzi cambia verso al Pd, Salvini alla Lega

Renzi segretario PdMatteo Renzi e Matteo Salvini sono i nuovi segretari rispettivamente del Partito Democratico e della Lega Nord. Durante il fine settimana i due Matteo si sono imposti trionfalmente nelle elezioni primarie dei loro partiti. Mediaticamente più importante è di certo il successo a valanga di Renzi nei gazebo Pd: quasi 3 milioni di votanti,  70% dei consensi conquistati e strada spianata per l’avvio dell’epopea renziana nel centro-sinistra italiano e, forse, a Palazzo Chigi. Meno seguite, e meno partecipate (voto aperto ai soli iscritti al Carroccio) le primarie leghiste, dove il candidato di “apparato” Salvini ha spazzato via le macerie di Umberto Bossi: 82% contro il 18% dei 10 mila votanti e ritorno sulla scena della “Lega di battaglia” contro Roma Ladrona.

Due figure, quelle di Renzi e Salvini, per certi versi così vicine tra loro e, allo stesso tempo, così agli antipodi. Caratteristica comune è sicuramente la giovane età. Renzi ha 38 anni (11 gennaio 1975), mentre Salvini 40 (9 marzo 1973). Due uomini fatti e formati per l’anagrafe, due poppanti in fasce per le consuetudini del gerontocratico Potere italiano. La carta d’identità dei due resta comunque un dato confortante per gli italiani, se non altro perché non dovranno più ascoltare un leader politico pronunciare “Gogol” la parola “Google”.

In comune i due enfant prodige hanno anche la lunga militanza politica. Il lombardo Salvini è praticamente nato nella sede leghista di via Bellerio, tirato su come uno di famiglia da nonno Bossi e dagli zii Maroni, Calderoli e Zaia. Consigliere comunale di Milano per 19 anni consecutivi (dal 1993 al 2012), due volte eletto al Parlamento Europeo (2006 e 2009), Salvini ha ricoperto diverse cariche anche all’interno della Lega fino a diventare prima segretario della Lega Lombarda nel 2012 e, adesso, numero 1 della Lega che fu di Bossi.

 

Il fiorentino Renzi vanta una storia meno romantica, ma molto simile. Figlio d’arte (il padre Tiziano era consigliere comunale Dc a Rignano sull’Arno), il giovane Matteo, sostenitore di Romano Prodi, si iscrive al Partito Popolare Italiano nel 1996 e dalla posizione di ex Dc di Sinistra fa irruzione nel 2007 nel neonato Pd. Prima però il passaggio nella Margherita di cui nel 2003 diventa segretario provinciale fiorentino. Dal 2004 al 2009 ricopre la carica di presidente della Provincia di Firenze e, dal 2008, in quota Pd, quella di sindaco di Firenze. Oggi è il nuovo segretario dei Democratici.

Altra caratteristica condivisa dai due Matteo è quella di voler rompere con il passato. Salvini punta all’indipendenza del Nord e all’uscita dall’Euro, preservando così le origini del Carroccio. Renzi, al contrario, si presenta più moderato nei confronti dell’Europa, ma promette di “rottamare” la politica italiana buttando nel cestino anche il vecchio Pd, il suo partito. Battaglia condivisa, ma con toni diversi, anche quella contro amnistia e indulto. Mentre Salvini parla di “guerriglia” contro eventuali “provvedimenti umanitari” sulle carceri, Renzi si limita a dichiarare di “non condividere” la linea di Napolitano sull’amnistia.

Ma qui si può dire che si esauriscano le convergenze parallele tra Renzi e Salvini. E i loro programmi politici stanno lì a dimostrarlo. Già detto del rapporto dell’Italia con l’Europa: per Salvini “bisogna smontarla questa Europa” e uscire “dall’Euro criminale”, mentre per Renzi bisogna superare il “vincolo anacronistico” del rapporto deficit-Pil e andare verso gli Stati Uniti d’Europa. Sul Lavoro, Renzi vorrebbe “rivedere lo Statuto dei lavoratori” in senso liberista, mentre Salvini appoggia la protesta dei Forconi in difesa di chi “lotta per il lavoro”. Renzi vorrebbe solo staccare il Pd dall’abbraccio dei sindacati; Salvini, invece, pensa che siano diventati un “ostacolo per lavoratori e imprese”. Sul fronte dei diritti, Renzi apre a unioni di fatto e legge anti-omofobia. Salvini non ne vuol sentir parlare, ma propone di abolire i reati di opinione perché “le idee non si processano”. In pratica, Salvini parla da capopopolo, mentre Renzi studia già da statista.

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