Presentato il Bilancio sociale Inps: Italia a rischio povertà

Potere d’acquisto delle famiglie italiane crollato del 9,4% dal 2008 al 2012; spesa per gli ammortizzatori sociali aumentata del 19% dal 2011 al 2012 per una platea di più di 4 milioni di persone; più di 7 milioni di pensionati, il 45% del totale, che non arrivano a 1000 euro; 130 mila dipendenti pubblici in meno. L’Italia, insomma, è sempre più a rischio povertà. È questa l’impietosa fotografia del nostro paese fornita dall’Inps che ieri ha pubblicato il suo Bilancio sociale 2012.

Con la stesura annuale del Bilancio sociale, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale si ripropone di rendere conto ai cittadini del suo operato basandosi su principi di trasparenza. Proprio ciò che è stato fatto anche il 5 dicembre scorso durante la presentazione avvenuta presso la Sala Mancini della Direzione Generale, in via Ciro il Grande 21, a Roma. Presenti il Direttore generale Mauro Nori, il Presidente Antonio Mastrapasqua, i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confcommercio, special guest il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, è toccato a Pietro Iocca, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV), esporre la Relazione illustrativa del Bilancio Sociale.

Trasparenza e chiarezza sugli “effetti sociali prodotti dall’azione dell’Istituto” che non sono di certo riuscite a mascherare la drammatica crisi di sistema che attanaglia il nostro paese ormai dal 2008. I dati forniti dall’Inps non lasciano infatti spazio alle interpretazioni. Il potere d’acquisto delle famiglie, come si diceva, è sceso di quasi 10 punti percentuali dall’inizio della crisi economica mondiale nel 2008. Mentre negli Stati Uniti i tassi di crescita e occupazione hanno ripreso a crescere a pieno ritmo, l’Italia ancora non riesce a vedere la famosa “luce infondo al tunnel” evocata da Mario Monti prima e da Enrico Letta adesso. Anzi, solo tra il 2011 e il 2012, il calo di ricchezza delle famiglie è stato del 4,9%. Un tracollo rispetto alla media del meno 1,8% fatta registrare dal 2008. E le persone a rischio povertà sono 18 milioni.

 

Carrelli della spesa sempre più vuoti e calo dell’acquisto anche di generi di prima necessità alimentato dall’esiguità delle pensioni erogate. Circa 7,2 milioni di persone, quasi la metà dei pensionati italiani, il 45,2% per la precisione, ricevono una pensione inferiore ai 1000 euro. Cifra che sembrerà una fortuna a quei 2 milioni e 260 mila pensionati che non raggiungono i 500 euro. Più o meno la soglia di povertà. Solo 650 mila, invece, i fortunati che possono contare su un assegno superiore ai 3 mila euro mensili. Ma le brutte notizie per chi prima o poi dovrà andare in pensione non finiscono qui perché gli effetti della riforma Fornero già si riflettono sul numero delle pensioni erogate, calate del 7,4% rispetto al 2011. Per i lavoratori più o meno giovani, invece, schiacciati da sistema contributivo, precarietà e disoccupazione, pensare di arrivare alla pensione sembra un miraggio.

Timore confermato dal dato sulla spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2012: 22,7 miliardi, più 19% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Inps sono stati spesi 13,8 miliardi per la disoccupazione, 6,2 per la cassa integrazione e 2,8 per la mobilità. In questa tragedia occupazionale entrano di diritto anche i dipendenti pubblici, il cui numero è sceso di 130 mila unità nel solo 2012. Snellimento della PA dovuto al blocco del turnover e ai numerosi pensionamenti. Notizia che farà di certo piacere al nemico numero 1 dei “fannulloni” Renato Brunetta. Peccato che la scure contro i dipendenti pubblici vada a colpire proprio i più giovani e capaci, lasciando al loro posto i “professionisti della tazzina di caffè”. Una situazione esplosiva, quella italiana, a cui il governo Letta non ha saputo dare risposte nella legge di Stabilità con una seria revisione del sistema pensionistico.

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