Cancellieri scaricata anche da Letta e Caselli: pronte le dimissioni

Si allunga sempre di più la lista di quanti prendono le distanze da Annamaria Cancellieri, e si fanno sempre più insistenti le voci di dimissioni del ministro della Giustizia. Del M5S, di Sel e della Lega si conosceva da tempo la posizione intransigente di richiesta di dimissioni. Volontà sancita, nel caso dei grillini, dalla presentazione di una mozione di sfiducia a Montecitorio che dovrebbe essere messa ai voti mercoledì 20 novembre. “Dovrebbe”, il condizionale è d’obbligo, perché in queste ultime ore sembra che anche la granitica fiducia riposta nel Guardasigilli da Enrico Letta e dal suo governo stia cominciando a scricchiolare.

L’indiscrezione arriva addirittura dal Financial Times, l’autorevole quotidiano d’Oltremanica secondo il quale non meglio precisate “fonti interne” al governo Letta avrebbero riferito che il ministro ha cambiato linea e sta pensando seriamente alle dimissioni. Una maniera elegante e dissimulatrice, quella di Palazzo Chigi spalleggiato dal foglio anglofono, per invitare la Cancellieri a farsi da parte togliendo dall’impaccio l’esecutivo. A parte Letta, anche la procura di Torino ha deciso di forzare i tempi per sbarazzarsi della patata bollente rappresentata dall’indagine sulla Cancellieri. Ieri pomeriggio il procuratore Capo Gian Carlo Caselli ha preso carta e penna per comunicare di aver aperto un fascicolo senza indagati e senza reati e di averlo spedito subito a Roma, competente territorialmente. “Nessun soggetto è stato iscritto nel registro degli indagati – scrive Caselli – E’ stato invece formato un fascicolo modello K di atti relativi a fatti nei quali non si ravvisano reati allo stato degli atti, ma che possono richiedere approfondimenti”.

 

I magistrati piemontesi rispondono – prima con una dura nota del procuratore generale Marcello Maddalena e poi con Caselli che scarica il caso Cancellieri – all’attacco ricevuto dai collaboratori del ministro che, secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano La Stampa, accusano la procura sabauda di aver commesso cinque gravi violazioni delle regole nella conduzione dell’inchiesta FonSai che ha coinvolto la Cancellieri. Mancata trasmissione delle carte al Tribunale dei ministri, assenza di un avvocato difensore all’interrogatorio del 22 agosto, obbligo di rispondere imposto a torto, mancata autorizzazione del Senato all’uso delle intercettazioni e assenza del filtro di un giudice tra procura e ministro. Accuse che a Caselli e colleghi saranno sembrate una rappresaglia per non aver rispettato le regole non scritte della “omertà istituzionale”. Il “fatte li cazzi tua” di Antonio Razzi, insomma.

Tornando alla lista degli “scaricatori” della Cancellieri, il Pd rischia seriamente di ricompattarsi, almeno per una volta, se anche i governativi lettiani propenderanno per la richiesta di dimissioni avanzata dai quattro moschettieri candidati alle primarie Renzi, Cuperlo, Civati e Pittella. Il viceministro dell’Economia, il Giovane Turco Stefano Fassina, si è già espresso sull’opportunità di un passo indietro del ministro. Oggi, invece, Pippo Civati presenta la sua mozione di sfiducia, mentre in serata è prevista una riunione del gruppo Pd alla Camera al termine della quale il segretario reggente Guglielmo Epifani è chiamato a prendere una posizione chiara.

Se il Pd non riesce a separare il caso Cancellieri dalle beghe precongressuali interne, Mario Monti, reduce dalla scissione della già impalpabile Scelta Civica, decide di sbarazzarsi sobriamente della Cancellieri affermando che “alcune telefonate del ministro sono state inopportune”. Un modo come un altro per non sparire dai titoli dei giornali. Anche nella rinata Forza Italia il trend anti-Cancellieri ha preso piede, come dimostrano le dichiarazioni della coppia Bondi-Repetti. A conti fatti, dunque, solo Ncd di Angelino Alfano, i lettiani (poco convinti come si è visto) e il presidente Napolitano non recedono dalla linea della fiducia. L’intento è quello di mantenere la stabilità di governo e lo status quo di cui si è fatto garante l’inquilino del Colle, attaccato per questo da Paolo Becchi sul blog di Beppe Grillo.

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