Renzi diventa di Sinistra e rompe con la Cgil

renzi contro la CgilMatteo Renzi attacca i privilegi di pensionati e lavoratori garantiti (soprattutto pubblici) e scatena la reazione della Cgil. L’idea di Renzi è quella di condurre una politica di Sinistra, rivolta verso l’equità e la giustizia sociale. Spietato con Poteri Forti, banchieri e fruitori di rendite, senza però abbandonare il sentiero tracciato dall’economia di Mercato liberista. Insomma, un Bill Clinton o un Tony Blair che parla in dialetto toscano. Paradossalmente, non è questo mix esplosivo tra un marxismo d’annata e lo sfruttamento di uomini e risorse prodotto dal consumismo sfrenato ad aver allontanato dal prossimo segretario del Pd i favori della Cgil, il sindacato guidato da Susanna Camusso da sempre vicino agli ex Comunisti.

La Cgil non teme il Renzi “di Destra”, amico di stilisti, imprenditori e persino di Berlusconi, ma proprio il Renzi “di Sinistra”. Quello che ieri ha ribadito via twitter la necessità di “introdurre una maggiore equità previdenziale”. Il sindaco di Firenze pensa che “sia più equo chiedere un contributo a chi ha avuto di più, grazie a regole troppo generose, anziché a chi ha una pensione da settecento euro al mese”. Ma l’affondo di Renzi prosegue con il consiglio dato ai sindacati di “cambiare se vogliono sopravvivere” perché crede “siano in crisi di rappresentanza, se è vero che il 54% degli iscritti sono pensionati. Renzi contro i pensionati? No, meno male che si iscrivono. Ma c’è un problema di lavoratori”. Un concetto che richiama quello espresso nei giorni scorsi sui mali del Pd, votato solo da pensionati e lavoratori garantiti, ma evitato come la peste da disoccupati, precari, operai e giovani.

 

Forse è per questo che Susanna Camusso, consapevole del probabile trionfo renziano alle primarie dell’8 dicembre, lunedì abbia deciso di seguire l’esempio di Romano Prodi, dichiarando a Porta a Porta di non voler votare alle primarie Pd. La scusa addotta è quella di una sua “funzione di rappresentanza” che renderebbe inappropriata la partecipazione alla gazebata piddina, una questione tutta interna ai Democratici. Ma l’impressione è che Camusso voglia sabotare l’investitura a segretario del giovane fiorentino, dato dai sondaggi oltre il 70% delle preferenze. Trionfatore nonostante lo scandalo delle tessere gonfiate che ha messo a nudo la natura settaria di un partito mai diventato socialdemocratico, rimasto appannaggio dei capibastone ex Dc ed ex Pci.

Ma perché Renzi fa paura all’establishment come uomo di Sinistra? Proprio lui che era dato come nipotino della Balena Bianca? La risposta potrebbe darla il rapporto di Renzi con Yoram Gutgeld, suo consigliere economico e parlamentare Pd. Per il duo Renzi-Gutgeld bisogna “liberarsi dalle trappole asfissianti dei diritti acquisiti e delle rendite di posizione intoccabili” attraverso la percezione di “un pervasivo e inequivocabile desiderio di equità”. Parole di Sinistra, pronunciate da Gutgeld anche nel nome di John Maynard Keynes, ma che vanno a cozzare proprio con il grumo di interessi (pensionati e lavoratori pubblici) rappresentato dalla Cgil.

Peraltro, non è che l’ex dipendente della società di consulenza McKinsey possa essere sospettato di sediziose simpatie bolsceviche, visto che vorrebbe abbattere, non il Mercato, ma il “complesso di inferiorità” che la Sinistra italiana ha avuto verso il Mercato negli ultimi 20 anni. Più uguaglianza ma senza aumentare la spesa pubblica, predica il guru Gutgeld. Per questo sarebbe necessario colpire le pensioni concesse con il sistema retributivo, quelle sopra i 3500 euro. Una ricetta che è piaciuta subito a Renzi, l’ideale per riempire i suoi vuoti slogan alla Crozza.

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