I Berlusconi come gli “ebrei sotto Hitler”: Comunità ebraica infuriata

berlusconi fascistaNella sede dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) è scattato l’allarme rosso pochi secondi dopo che le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che Berlusconi ha paragonato la propria famiglia agli “ebrei sotto Hitler”. Il presidente Renzo Gattegna, elmetto in testa ed estintore alla mano, ha dovuto vestire i panni del pompiere per cercare di spegnere l’incendio provocato dalla inedita invasione di campo berlusconiana del diritto degli ebrei all’esclusiva nel giudicare, o solo nominare, la persecuzione nazista messa in atto da Adolf Hitler durante il Terzo Reich (vedi la rivendicazione del diritto alla vendetta nel caso Priebke).

“I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso”, ha confidato Berlusconi a Bruno Vespa nell’ennesima anticipazione del nuovo libro del conduttore di Porta a Porta che, a questo punto, nessuno comprerà più perché non c’è più niente da anticipare. Chi sa che cosa avrà pensato il Cavaliere mentre pronunciava quelle parole che sapeva avrebbero colpito al cuore la Comunità ebraica, già molto suscettibile, diciamo così, all’antisemitismo classico, figuriamoci poi se qualcuno, non ebreo, si appropria della Memoria della persecuzione nazista e dell’Olocausto. Si può dire che il Cavaliere abbia inaugurato una sorta di antisemitismo sui generis: non il solito negazionismo dello sterminio nelle camere a gas, ma una più subdola forma di sfruttamento del “marchio” dell’ebreo perseguitato.

Troppo per l’Ucei che, per bocca di Gattegna, ha preso subito le distanze dall’improponibile paragone. Il presidente delle Comunità Ebraiche Italiane ritiene “offensive” le frasi di Berlusconi, aggiungendo che “L’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti”. Di fronte ad una reazione così feroce, la solita lezioncina di storia, viene da pensare che Berlusconi avrebbe subito meno critiche se avesse usato parole del tipo “i miei figli si sentono come i palestinesi sotto Israele”. La scomunica dal mondo semita sarebbe arrivata comunque puntuale, ma almeno ci si sarebbe attenuti a un fatto di cronaca contemporanea.

“La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo – continua Gattegna in trance storico-agonistica– fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera. Ogni paragone con le vicende della famiglia Berlusconi è quindi non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa”. Forse l’ex premier si sente davvero, nel suo delirio mentale, un perseguitato degno dell’Olocausto, ma quale disgrazia peggiore per un politico che incappare nell’accusa di antisemitismo? Certo, Berlusconi c’era già cascato quando, nel luglio 2003, di fronte al parlamento europeo di Strasburgo,  aveva dato del kapò all’attuale presidente Martin Schulz, pronunciando la storica frase “So che in Italia stanno girando un film sui lager nazisti. La proporrò per il ruolo di kapò”.

Quel simpaticone di Schulz si sarebbe meritato di peggio, magari utilizzando offese di altro genere, ma la frittata anti ebraica ormai era fatta. Poco ricordata la barzelletta sugli ebrei recitata dal Cavaliere per le strade di Roma nel 2009, mentre fece scalpore lo scivolone fatto proprio nel Giorno della Memoria del 2013, quando Berlusconi presenziò ad una cerimonia alla stazione di Milano lasciandosi scappare che “Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi aveva fatto bene”. Il nuovo capitombolo mediatico dell’inquilino di Palazzo Grazioli, forse non riaprirà il dibattito intorno alla legge sul negazionismo -un assurdo logico e storico che, per combattere le falsificazioni storiche, vorrebbe sostituire la diffusione della cultura con la galera per le idee (anche se sbagliate)-, ma sicuramente varrà il definitivo ostracismo da parte degli ebrei italiani con cui in passato il Cavaliere ha flirtato.

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