Grillo in Parlamento: voto subito e impeachment per Napolitano

Beppe Grillo invade Roma senza preavviso e occupa per due giorni i Palazzi della politica. Lunedì era in Senato, ieri invece è stato il turno della Camera. Pace fatta con i “cittadini” a 5Stelle e archiviate le polemiche interne sulla vicenda del discusso emendamento sulla abolizione del reato di clandestinità presentato dai senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi. Le impressioni, quasi tutte negative, raccolte nei corridoi di Palazzo Madama e Montecitorio, Grillo decide di metterle subito on-line attraverso un video in cui è lo stesso Buccarella a fargli da spalla.

“Come fate a resistere” esordisce Grillo rivolto a Buccarella “in questo mondo completamente distante dal mio si apre l’ascensore ed esce Gasparri. Calderoli è un animatore di un club mediterranee”. Il guru del M5S ha assistito dal loggione del Senato al dibattito sulla decadenza di Berlusconi e sul nodo del voto palese/voto segreto. “È una seduta di psicoterapia” aggiunge “hanno rinviato ancora il voto sulla decadenza di Berlusconi. C’è un Casini che parla, non pensavo potesse ancora parlare, e con della gente che lo stava a sentire, è questo che mi turba”. Secondo Grillo alla casta dei politici non resta che aggrapparsi ai regolamenti e ai commi per sopravvivere, l’unica cosa viva che resta dentro il Parlamento sono i cittadini a 5Stelle descritti come degli “eroi”, anche se tutte le loro proposte –finanziamento ai partiti, reddito di cittadinanza, rilancio delle PMI, taglio dell’IRAP- sono state bloccate dai partiti che si sono coalizzati.

 

“Non posso assolutamente stare a Roma, qua io non ci vengo più” continua con la solita ironia “altrimenti potrebbe starmi simpatico anche uno del Pdl”. Ma il problema posto da Grillo è tutto politico, anche se la sua promessa di ritornare a fare il comico in caso di sconfitta alle prossime elezioni sembra credibile. L’intenzione di Grillo e dei grillini è infatti quella di andare al voto subito, comunque il prima possibile, per cercare di salvare il salvabile di un’Italia diretta verso il baratro del fallimento. Anche con il Porcellum se necessario. Sempre meglio del Napolitanellum che la maggioranza che sostiene il governo Letta si appresta a varare sotto la supervisione del presidente Giorgio Napolitano per far fuori il M5S ignorando, dice Grillo, “9 milioni di italiani”. Enrico Letta che, a parere del 5Stelle, “va in televisione a dire balle”, mentre il paese affonda.

Dopo l’ufficializzazione della richiesta di impeachment, Grillo attacca ancora l’inquilino del Colle quando afferma che “questo presidente della Repubblica firma delle leggi che non hanno copertura finanziaria”. Ma l’ottantottenne presidente porge l’altra guancia e per il momento decide di non replicare. “Sono venuto qui per una riflessione su Mezzogiorno e cultura, di altro non mi occupo”, dice il presidente da Bari dove si è recato in visita ufficiale. L’oggetto del contendere con Napolitano resta comunque l’accusa di cospirazione sulla legge elettorale, pronunciata sabato scorso dal palco di Bolzano. Per inchiodare Re Giorgio alle proprie responsabilità, Grillo tira fuori un documento del 1991 con cui il Pds di Occhetto chiedeva l’impeachment di Cossiga. È vero che il migliorista Napolitano in quell’occasione optò per la richiesta di dimissioni, ma è gioco facile per il guru genovese lanciarsi in un appropriato paragone: “Napolitano faccia come Cossiga, si dimetta”.

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