Renzi scarica Letta e punta a prendersi segreteria Pd e Palazzo Chigi

Matteo Renzi chiude la convention della Leopolda 2013 con il bagno di folla che voleva e, in poco meno di un’ora, presenta il suo programma da futuro e quasi certo segretario del Pd. Ma Renzi è uno che pensa ancora più in grande, alla presidenza del Consiglio. 4 i punti fondamentali del credo renzista che spaziano in tutto lo scibile della politica: Italia, Europa, lavoro ed educazione. La sostanza della discesa in campo del Berlusconi di Sinistra, però,  è la bocciatura del governo delle larghe intese guidato dal collega di partito Enrico Letta e la decisa presa di posizione in favore del bipolarismo.

“Noi siamo i custodi del bipolarismo e dell’alternanza. Mai più inciuci e larghe intese”, ha detto il segretario in pectore. La tentazione di far saltare il banco del governo dell’inciucio per prendersi anche Palazzo Chigi con una campagna di primavera traspare chiaramente, rafforzata dalla coda di paglia che lo stesso Renzi non riesce a nascondere quando aggiunge che “dire questo non è contro il governo”. La sensazione però è che Renzi abbia rotto gli indugi e si sia messo proprio contro il governo guidato dall’amico Enrico. C’è chi dice che il sindaco di Firenze sarebbe disposto anche a tenersi il Porcellum pur di far naufragare l’accordo su un sistema proporzionale benedetto da Giorgio Napolitano che consegnerebbe l’Italia nelle mani delle eterne larghe intese. In questo senso è significativa anche la giravolta del segretario provvisorio, Guglielmo Epifani che, proprio dal palco della stazione Leopolda, ha condiviso la linea maggioritaria e bipolarista sostenuta da Renzi, iscrivendosi lui stesso al partito dei renziani. Ma Renzi sembra comunque avere le idee chiare: “La legge elettorale che funziona è quella dei sindaci: è educativa, responsabilizza”.

 

Dopo aver liquidato il Vecchio Berlusconi con una gelida battuta (“non si è parlato di Berlusconi perché si è scelto di parlare del futuro”), il Giovane Renzi ha puntato il mirino contro Letta decidendo di sparargli alle spalle con l’idea che “la sinistra che non cambia si chiama destra”. Secondo Renzi un governo di Sinistra è quello che aumenta i posti di lavoro e che risponde ai bisogni della gente. Guarda caso, l’esatto contrario di quello che sta facendo Letta il quale, appoggiando senza condizioni l’austerità imposta da Bruxelles, si sta dimostrando un uomo di Centro o, tutt’al più, di Destra. Con toni da campagna elettorale, Renzi proclama la sua visione di Europa quando afferma di voler rimettere in discussione i parametri europei. Azione da compiere “dopo aver dimostrato che l’Italia mostra di saper affrontare i problemi: i conti a posto non li deve mettere per la Merkel ma per noi stessi”. Altra stoccata a Letta, descritto praticamente come il portaborse di Angelona.

Intanto si sono aperte le scommesse su chi tra Berlusconi e Renzi riuscirà per primo a far cadere il governo. Renzi fa il modesto quando dice di non credere che Letta e Alfano cadranno un minuto dopo che il Senato avrà votato la decadenza del Cavaliere. Ma in cuor suo la speranza arde ancora dopo la cocente delusione rimediata il 2 ottobre, giorno della Fiducia, quando sembrava inevitabile che la situazione dovesse precipitare. Dal canto loro i berlusconiani si dicono convinti che sarà proprio il nuovo leader del Pd a fare il lavoro sporco, logorando Letta dall’interno. L’appuntamento Renzi lo dà comunque alla Leopolda 2014, ma chi sa se tra un anno l’ambizioso “conducator di Ponte Vecchio” avrà già spiccato il volo.

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