I tagli del governo Letta svuotano le tasche degli italiani

La legge di Stabilità si trova parcheggiata in Senato, in attesa di subire una profonda revisione. O almeno, è questa la speranza espressa da partiti di maggioranza e opposizione, dalle parti sociali e da buona parte dei cittadini interpellati sulla questione. I buoni propositi di riempire le tasche esangui degli italiani e di portare la nave Italia fuori dalle secche della crisi economica rischiano però di infrangersi contro lo scoglio della Carta Costituzionale. Al di là delle resistenze di Letta, Alfano e Saccomanni, è infatti il vincolo del pareggio di bilanciointrodotto nella nostra Costituzione nel dicembre 2012 per fare un favore ai burocrati di Bruxelles– il vero ostacolo ad una manovra finanziaria che possa dare una scossa decisiva ad un motore economico e sociale che sembra in panne.

I primi ad essere scontenti della manovrina lettiana sono proprio i più garantiti di tutti: i dipendenti Statali. E già questo dato la dice tutta sullo stato comatoso raggiunto dal nostro Sistema. L’esercito dei più di 3 milioni di dipendenti pubblici vede rosso di fronte al prospettato blocco degli aumenti degli stipendi (fino a 4-5mila euro in meno all’anno) e alla dilazione del pagamento del tfr per chi va in pensione. Linea dura certificata dalla triplice sindacale Cgil-Cisl-Uil che ha mobilitato i suoi iscritti per uno sciopero di 4 ore previsto per i primi di novembre. Per il momento non è prevista una soluzione greca, il licenziamento di massa, per ovviare all’enorme spreco di denaro pubblico sostenuto per mantenere quelli che Renato Brunetta ha definito “fannulloni”. Ma, in assenza di serie strategie riorganizzative delle inefficienze dell’amministrazione pubblica, presto gli Statali rischieranno di fare la fine dei colleghi del settore privato: licenziati.

 

Sul fronte Pubblico, anche i pensionati cominciano a fiutare il tranello nascosto nelle pieghe della legge di Stabilità. La notizia positiva è che resta in piedi il contributo di solidarietà per tutti i redditi superiori ai 300mila euro. Quella negativa è che le pensioni superiori ai 150mila euro subiranno un maggior prelievo fiscale. E non è finita perché viene confermato il congelamento aumenti legati all’inflazione per tutte le pensioni sopra i 3mila euro mensili. Non proprio dei “Giuliano Amato” i pensionati destinatari di questa sforbiciata.

Nell’opinione del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, la nota dolente della legge di Stabilità resta l’inconsistenza del tesoretto stanziato per il taglio del cuneo fiscale. Il miliardo e 560 milioni di euro di incremento delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente nel 2014, previsti dalla Relazione collegata alla legge, vengono considerati insufficienti dagli industriali, oltre che dagli stessi sindacati. Anche se Letta ha parlato di “errata comunicazione”, sua e dei mass media, sull’importo che ogni lavoratore si ritroverà in tasca, diversi studi indipendenti hanno stimato una cifra che si aggira tra i 14 e i 15 euro, ma solo per una ristretta platea di 16 milioni di lavoratori. Come si suol dire: meglio di niente.

Il problema è che le briciole racimolate con il taglio del cuneo fiscale, potrebbero svanire all’istante a causa delle possibili minori detrazioni fiscali su spese mediche, interessi dei mutui, erogazioni liberali, università e palestre per i figli. Tutte voci che riguardano la quotidianità delle famiglie italiane. Per non parlare poi del nodo ancora irrisolto delle tasse sulla casa. Il governo difende l’introduzione della Tasi che dovrebbe raccogliere “solo” 3,7 miliardi, a fronte dei 4,7 garantiti dalle archiviate Imu e Tares. Ma i partiti, soprattutto il Pdl, denunciano che, a conti fatti, il prezzo da pagare per gli italiani sarà molto più salato, anche perché ai Comuni è stato concesso di “giocare” sulla aliquota della nuova service tax, la Tasi, fino al 2,5% nel 2014 e ancora di più nel 2015.

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