Amnistia: Renzi spacca il Pd ma i sondaggi gli danno ragione

Proprio oggi la commissione Giustizia del Senato avvia l’esame dei disegni di legge 20 e 21 su amnistia e indulto, proposti rispettivamente da Luigi Manconi (Pd) e Luigi Compagna (Gal). Un iter parlamentare che si preannuncia a dir poco accidentato, visto che le dichiarazioni politiche rilasciate in queste ultime ore rischiano di far naufragare il progetto di Giorgio Napolitano di svuotare le sovraffollate carceri italiane attraverso la concessione di amnistia e indulto. Da una parte, quella del Pd, c’è il probabile segretario entrante, Matteo Renzi, che con il suo No alla concessione di provvedimenti di clemenza senza un contemporaneo intervento sulla legislazione carceraria, ha spaccato in due un partito già lacerato dalle faide interne e scontentato il presidente Napolitano

Dall’altra, quella del Pdl-Forza Italia, c’è un movimento diviso già nella sigla che però riesce a ricompattarsi solo nel nome del Cavaliere Decadente. Falchi e colombe del partito sono uniti come un sol uomo nel sostenere che un provvedimento di amnistia e indulto non potrà escludere Silvio Berlusconi. Quale modo migliore di far saltare l’accordo con il Pd? Per evidenti motivi di imbarazzo, la posizione intransigente dei berlusconiani era stata tenuta sotto traccia fino a ieri, quando è stata la più governativa delle colombe, il ministro Gaetano Quagliariello, ad ufficializzare la richiesta di un provvedimento di clemenza che includa anche Berlusconi. “Se amnistia e indulto saranno legge –ha detto il titolare delle Riforme- dovranno essere applicate a tutti i cittadini, Silvio Berlusconi compreso”. Un modo elegante per mettere la museruola alla collega della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che aveva liquidato la pratica Berlusconi con un secco “amnistia e indulto non lo riguarderanno”.

La confessione di Quagliariello, che ovviamente non ha sorpreso nessuno, è stata l’occasione perfetta per  Beppe Grillo che non ci ha pensato su due volte a postare la sua opinione su un provvedimento che, a suo dire, Napolitano ha voluto solo per salvare Berlusconi, giocando con la pelle dei detenuti: “Quagliariello ha detto la verità: l’indulto e l’amnistia saranno applicate anche a Berlusconi. I suoi colleghi di governo facciano altrettanto. A cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano: vada in televisione a raccontarlo agli italiani”. Secondo il guru del M5S, che scomoda persino Abramo Lincoln, su questa sporca vicenda dell’amnistia e dell’indulto la casta ha travalicato i “diritti della maggioranza” –Per Grillo i politici stanno sfruttano mediaticamente la sofferenza dei carcerati, amplificata da leggi fatte da loro stessi (come quella dei profughi di Lampedusa), solo per salvare Berlusconi, qualche altro colletto bianco, il governo dell’inciucio Pd-Pdl e non fare brutta figura con l’Ue, infischiandosene del comune sentire degli italiani.

Opinione della “gente”, o del “popolo” come si diceva una volta, che invece sembra essere molto cara a Matteo Renzi, accusato da buona parte del suo partito di basarsi cinicamente solo sui sondaggi prima di esprimere un’opinione politica. I citati sondaggi guarda caso dicono che gli italiani considerano l’indulto e l’amnistia un’ingiustizia, perché darebbero ai criminali l’impressione che si possa delinquere, tanto poi in un modo o nell’altro potranno farla franca. Renzi ha fatto sua questa tesi, condendola con la richiesta di cancellare le leggi Fini-Giovanardi sulla droga e Bossi-Fini sull’emigrazione. Per questo si è sentito paragonare a Beppe Grillo dal ministro Flavio Zanonato, perché sulle carceri avrebbe assunto un atteggiamento demagogico, come Grillo sul reato di immigrazione clandestina. La faida combattuta all’interno del Pd tra renziani e nomenklatura proveniente dall’ex Pci ha contribuito ad armare la lingua di Stefano Di Traglia, storico portavoce di Bersani, che sul tema amnistia ha dichiarato che “era nelle cento proposte finali della Leopolda 2011” (il programma elettorale di Renzi alle primarie). Puro veleno Democratico.

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