Amnistia e indulto: al via l’iter parlamentare tra dubbi e polemiche

La Commissione Giustizia del Senato ha segnato in rosso la data di martedì 15 ottobre, giorno in cui prenderà il via l’esame di due disegni di legge su amnistia e indulto, presentati dai senatori Luigi Manconi del Pd e Luigi Compagna di Gal. Da questa notizia si può partire per cercare di dare un senso al dibattito politico apertosi sul tema della concessione di un atto di clemenza per i detenuti, amnistia o indulto, invocato dal presidente della Repubblica durante la visita ufficiale in Polonia. La situazione delle carceri italiane è nota: quasi 70mila reclusi in celle che ne potrebbero contenere poco più della metà; condizioni igienico sanitarie al limite dell’inumanità; problema degli addetti alle strutture carcerarie (guardie penitenziarie, medici, assistenti sociali) che vivono sulla propria pelle gli stessi disagi dei detenuti.

Una realtà vergognosa a cui l’Ue ha imposto di mettere fine entro una data precisa: il 28 maggio 2013. Era il maggio del 2012, infatti, quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo –la famosa CEDU chiamata in causa da Silvio Berlusconi contro la condanna Mediaset- intimava all’Italia di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario entro un anno, altrimenti avrebbe dovuto dar seguito alle centinaia di ricorsi fatti pervenire dai carcerati del Belpaese. Indecorosa e salata multa da evitare che ha spinto Napolitano –al pari di un innegabile afflato umanitario con tanto di caffè made in jail Poggio Reale- al caloroso messaggio da quel di Cracovia. In questo senso, per bloccare cioè la macchina della sanzione pecuniaria europea, vanno i due ddl presentati al Senato e quello di Sandro Gozi, sempre del Pd, parcheggiato a Montecitorio.

Molto simili le proposte dei due piddini, Manconi e Gozi: amnistia per tutti i reati con pena non superiore ai 4 anni, commessi entro il 14 marzo 2013; esclusi i reati di maggiore pericolosità sociale; indulto dai 3 ai 5 anni. Più o meno sulla stessa linea la versione di Compagna che elimina il riferimento alla nozione di “reato finanziario”. La ciliegina sulla torta per chi ancora avesse dei dubbi su chi, tra gli altri colletti bianchi, potrebbe beneficiare di una legge in tal senso, cioè Silvio Berlusconi, la mette Sandro Gozi il cui ddl prevede addirittura “pene accessorie indultabili”. Leggi interdizione e decadenza del Cavaliere. Ambigua la reazione del segretario del Pd Guglielmo Epifani all’ipotesi amnistia e indulto: “Vanno esclusi i reati che in passato sono già stati esclusi”. Un’apparente bordata ai sogni di Berlusconi ma, in realtà, l’ultimo indulto varato dal parlamento italiano nel 2006, l’indulto Mastella, fu esteso anche ai reati fiscali e contro la PA.

Il Pd è stato preso nel mezzo dall’offensiva del Colle. Una parte consistente del partito, infatti, è convinta che l’emergenza carceri non si risolverà mai solo con i provvedimenti tampone dell’amnistia e dell’indulto che “devono essere il punto di arrivo di un percorso strutturale”, afferma Danilo Leva, responsabile Giustizia di via del Nazareno. Epifani li definisce “una serie di altri interventi”, ma il significato è sempre lo stesso: depenalizzare alcune fattispecie di reato regolamentate dalle leggi Bossi-Fini, Fini-Giovanardi ed ex-Cirielli. Immigrazione clandestina, consumo-spaccio di droga e pene draconiane per i recidivi. Per il Pd sembra giunto il momento di cambiare una rotta proibizionista impostata proprio dalla Turco-Napolitano sull’immigrazione.

 

Nel senso di una modifica radicale alle leggi su immigrazione e tossicodipendenza è anche il M5S. Anche se proprio Beppe Grillo ha deluso i suoi sostenitori sconfessando pubblicamente con un post l’iniziativa dei senatori a 5Stelle Buccarella e Cioffi, autori dell’emendamento che abolisce il reato di clandestinità, approvato a sorpresa in commissione Giustizia. Ira del web contro il guru Beppe. Poche ore prima, infatti, lo stesso Grillo aveva postato un duro commento all’intervento anti-M5S di Napolitano, ribadendo la posizione del Movimento sulle carceri. E non solo, perché, nella mattinata di giovedì una delegazione pentastellata era salita al Quirinale per presentare a Napolitano il proprio Piano Carceri. Anche qui il riferimento alla modifica delle leggi su droga e immigrati è chiaro.

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