Il conto segreto di Bersani: lui minaccia querela, ma la procura di Roma indaga

Per il momento Pier luigi Bersani non risulta iscritto nel registro degli indagati. La procura di Bologna ha però trasmesso da quasi un mese ai colleghi romani il fascicolo su un conto corrente dell’agenzia del Banco di Napoli della Camera dei Deputati, intestato proprio all’ex segretario del Pd. Probabilmente quello dei pm bolognesi è soltanto un atto dovuto, e la vicenda potrebbe presto essere chiusa in un nulla di fatto dalla procura capitolina, il famigerato “Porto delle nebbie”. Tanto meglio per Bersani, costretto in questi giorni a smentire le indiscrezioni giornalistiche su un presunto finanziamento occulto che lo Smacchiatore di Bettola avrebbe ricevuto proprio su quel conto corrente sospetto. Ma intanto la Guardia di Finanza è stata incaricata proprio dai pm di Roma di verificare il rispetto delle leggi che disciplinano il finanziamento alla politica.

In realtà, il protagonista di questa storia non è il povero Pier Luigi, ma la sua segretaria Zoia Veronesi, cointestataria del succitato c/c della Camera e indagata a Bologna per un altro reato: quello di truffa. A Roma, per conto di Bersani, la Veronesi avrebbe gestito centinaia di migliaia di euro in contributi privati (450mila secondo Il Fatto Quotidiano), confluiti sul conto Bersani sin dal 2000, hanno della sua apertura. Il sospetto è che questi soldi siano stati generosamente elargiti in violazione della legge sul finanziamento privato ai politici (tra i mecenati anche la famiglia Riva). Eventualità caldamente smentita dallo stesso Bersani il quale, intervistato proprio dal giornale diretto da Antonio Padellaro, ha prima messo le mani avanti scaricando la Veronesi (“non mi potevo occupare direttamente della gestione del conto”), professando poi la solita fiducia incondizionata nella magistratura.

 

Il leader dei bersaniani, cioè di se stesso, si dimostra certo che “non c’è nemmeno un euro che non è tracciabile”, ma poi lancia anche una frecciata ai conterranei magistrati bolognesi quando afferma che sarebbero bastate poche ore per controllare che “tutti i soldi affluiti su questo conto sono stati registrati e versati da Sbordi”. Fabio Sbordi è il mandatario elettorale di Bersani per le campagne del 2001, 2006 e 2008, unica persona autorizzata a rendicontare, di regola su un altro conto corrente intestato direttamente a lui, i finanziamenti privati. A chiarire questo mistero ci pensa sempre Bersani, in bersanese stretto: “Ma sono gli stessi soldi. Quelli registrati da Sbordi alla Camera. Ma di cosa parliamo? Attenzione ragazzi, non sollevate palloni. Sono quelli lì. Sono stato chiaro?”. Ma le intenzioni del correntista Pd vanno ben al di là delle raccomandazioni: “A questo punto, ho dato incarico a un legale di tutelare in ogni sede e contro chiunque la mia onorabilità”.

Con un Bersani inviperito che minaccia querela, non resta che spiegare perché i pm del capoluogo emiliano sono arrivati fino al c/c del Banco di Napoli alla Camera sul quale adesso indaga la procura di Roma. A mettere nei guai Bersani, come detto, è stata la sua segretaria storica Zoia Veronesi, indagata dalla procura bolognese per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna. I fatti risalgono a circa un anno fa, quando si scoprì che la donna risultava dipendente della Regione fino al 28 gennaio 2010, ma nei due anni precedenti aveva lavorato tete à tete con il segretario piddino, pur risultando distaccata nella Capitale per “intrattenere rapporti con le istituzioni centrali e con il Parlamento”. Naturalmente tutto a carico della Regione, cioè del contribuente. Una truffetta dell’ammontare di circa 140mila euro. Una storia non proprio edificante per Bersani, se si pensa che la Veronesi è sua collaboratrice dal 1993. 20 anni. Possibile che l’uomo che voleva smacchiare il giaguaro Berlusconi non sapesse nemmeno per chi lavorasse la sua segretaria?

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