Imu ai ricchi: la maggioranza Letta-Alfano non è più coesa

Anche i ricchi piangano”, recitava un fortunato slogan elettorale di Rifondazione Comunista. “Solo i ricchi paghino (l’Imu)”, sembra dire oggi il Pd. I ricchi dovrebbero pagare l’Imu sulla prima casa, anche la prima rata del 2013, in cambio del ritorno dell’Iva dal 22 al 21%. È questo il senso della sortita tentata dal parlamentare Pd Maino Marchi che ha proposto un emendamento per modificare il decreto Imu-Cig, attualmente all’esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, ma da convertire in legge entro il 30 ottobre. L’emendamento anti-ricchi è stato prima dichiarato “inammissibile per estraneità alla materia” dai presidenti bipartisan delle due commissioni, Francesco Boccia al Bilancio e Daniele Capezzone alle Finanze. Salvo poi essere clamorosamente riammesso poche ore dopo (oggi il voto).

Ma il colpo di mano non dichiarato ha mandato su tutte le furie gli alleati del Pdl, costretti a subire la “svolta a sinistra” del governo dopo essere usciti con le ossa rotte dal voto di Fiducia della scorsa settimana. Ma Letta non aveva detto che la maggioranza era “più coesa”? Il Pdl, o Forza Italia, fate voi, è spaccato al suo interno tra governativi-alfaniani e lealisti-berlusconiani. Logico che il Pd, forte della vittoria (di Pirro) di Letta, ma indebolito nella sua anima di Sinistra dal trionfo dei nipoti della Democrazia Cristiana, voglia battere un colpo sul tavolo del governo. E questo colpo, l’emendamento il cui primo firmatario è l’on. Maino Marchi, si chiama Imu ai ricchi, ovvero per tutti coloro che possiedono abitazioni con rendita catastale superiore ai 750 euro. I giochi comunque sono ancora aperti e il Pd proverà a mettere in pratica quello che i suoi dirigenti avevano fatto capire chiaramente nei giorni scorsi: far fuori Berlusconi e rendere il Pdl a guida Alfano un partito satellite.

 

Il primo era stato proprio il premier Letta che, intervistato da Sky, aveva fatto una bella pubblicità ad Alfano, commettendo però l’errore di dimostrarsi arrogante, dando per scontata la “fine del berlusconismo”. Dietro di lui si erano subito accodati il segretario pro-tempore dei Democratici, Guglielmo Epifani, che aveva ribadito la necessità che gli alfaniani “formino al più presto gruppi autonomi” per non precipitare nuovamente il governo nel pantano dell’immobilismo. Linea dura sostenuta anche da Rosi Bindi e dai fantomatici “bindiani”. L’emendamento Marchi si inserisce all’interno di una strategia che consiste nello smontare pezzo per pezzo l’impalcatura del programma economico-elettorale del Pdl che fu di Berlusconi e Brunetta. E l’abolizione totale dell’Imu è stata la conditio sine qua non dell’appoggio del centrodestra al governo di larghe intese.

Un simbolo per i berlusconiani. Una follia per quelli di Sinistra da sempre orientati, a parole, verso la giustizia e l’equità sociale. Ingiusto e sciocco esentare tutti gli italiani dal pagamento dell’Imu secondo il Pd, che però aveva dovuto digerire il rospo cucinato da Renato Brunetta. Adesso, almeno a giudicare dall’offensiva sull’Imu ai ricchi, è arrivato per la Sinistra il momento di battere cassa e vendicarsi di un Berlusconi ferito dal tradimento dei suoi. Già che ci siamo, questo hanno pensato a via del Nazareno, meglio dare una scossa anche  al Nuovo Pdl per fargli capire quali sono i rapporti di forza e renderlo un inoffensivo partitino di centro-centrodestra.

La solita dimostrazione di presuntuosa superiorità da parte della “gioiosa macchina da guerra” del Pd che però non ha fatto bene i suoi conti. Sia Enrico Letta che Angelino Alfano, infatti, non sono stati eletti direttamente da nessuno e, sondaggi alla mano, i due nostalgici della Balena Bianca riescono a malapena a farsi votare dai familiari più stretti. Ma, prima o poi, i due “giovani” si  dovranno andare a guadagnare i voti nelle urne (ci sono la elezioni europee nella primavera 2014) e non è detto che, con un carico di nuove tasse in arrivo, Imu compresa, il sogno di un’Italia deberlusconizzata si possa realizzare a breve.

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