Berlusconi ai servizi sociali: da Pannella a Don Mazzi, tutte le ipotesi

La proposta l’aveva già avanzata il 19 settembre scorso lo stesso Marco Pannella, leader dei Radicali italiani: “Silvio, vieni a svolgere i servizi sociali nella nostra associazione Non c’è pace senza Giustizia. Adesso che Silvio Berlusconi ha annunciato per bocca dell’avvocato Franco Coppi di essere orientato a scegliere i servizi sociali –abbandonando così l’idea di passare per prigioniero politico agli arresti domiciliari- l’ipotesi di un’accoppiata inedita Pannella-Berlusconi, un duo da cabaret, si fa sempre più realistica. Certo, il termine ultimo per presentare l’istanza alla procura di Milano è il 15 di ottobre, e tutto può ancora succedere fino a quel giorno.

Che la decisione di Silvio di mettersi al servizio dei bisognosi non sia ancora scritta nero su bianco è stato proprio l’avvocato Coppi a confermarlo. “Se non ci saranno cambi di indirizzo –ha annunciato il principe del foro- entro la prossima settimana depositeremo la richiesta per un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali per Silvio Berlusconi”. Ma i “cambi di indirizzo” questa volta non dovrebbero arrivare. L’unico indirizzo cambiato è quello della residenza del Cavaliere, passato da Villa San Martino ad Arcore a Palazzo Grazioli a Roma, proprio per permettergli di svolgere i servizi sociali vicino ai Palazzi della politica. In queste ore, come già successo nei giorni successivi alla condanna definitiva per frode fiscale, si moltiplicano le richieste delle strutture preposte al recupero sociale dei galeotti per assicurarsi la collaborazione del condannato più famoso d’Italia.

 

Di Pannella e dei Radicali si è già detto. Resta da aggiungere che l’associazione Non c’è pace senza giustizia, a cui Giacinto detto “Marco” vorrebbe far iscrivere il quasi coetaneo Silvio, si occupa soprattutto di giustizia penale internazionale e di democrazia in Nord Africa e Medio Oriente, materie in cui il leader di Forza Italia è ferratissimo, avendo da sempre privilegiato le frequentazioni di dittatori e megalomani capi di Stato di ogni genere, come il compianto Muhammar Gheddafi o lo “zio di Ruby” Hosni Mubarak. L’elenco dei pretendenti comincia a essere sconfinato. C’è il sessantottino Mario Capanna, scrive Il Messaggero, che vedrebbe bene Berlusconi alla Fondazione Diritti Genetici. La cooperativa sociale Il tappeto di Iqbal, presidente Giovanni Savino, vorrebbe spedire il Cavaliere nella periferia di Napoli (ma non a Casoria!). C’è poi il consiglio di amministrazione della Scuola d’arte Borgognone di Lodi che, dopo aver ascoltato e riascoltato i nastri delle melodie incise insieme al menestrello Mariano Apicella, lo ha prenotato come maestro di musica.

Molto attivi come sempre quelli del Fronte animalista. L’Aidaa, Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente, propone a Berlusconi di occuparsi di cuccioli. Anche in questo caso ha fatto curriculum, o sarebbe il caso di dire pedigree, il commovente rapporto instaurato con il cagnolino Dudù, inseparabile da Silvio come la padrona Francesca Pascale lo è dal “fidanzato”. Segue poi una corposa lista di sindaci, tra cui quelli di Cavriglia, Abano, e Torre Annunziata (Silvio proposto come assessore alle Politiche Sociali) si distinguono per l’eccentricità dell’offerta. Per quanto riguarda il capitolo legato al sacro, Berlusconi ha da sempre mostrato un debole per la Comunità Incontro di don Gelmini, ma ci sarebbe anche il Ceis fondato da don Mario Picchi, la struttura adibita al recupero dei tossicodipendenti, già meta dell’amico Cesare Previti. Sempre nel cuore il San Raffaele di don Verzè, ma tra gli uomini di chiesa interessati a recuperare il Cavaliere c’è anche don Mazzi secondo il quale Berlusconi potrebbe “trovare il modo di fare cose utili come raccogliere pomodori”.

Un pensiero non molto carino per il vecchio compare lo ha avuto anche Emilio Fede che lo scaricherebbe direttamente in “una casa di riposo”. L’ultima parola spetterà comunque al magistrato del Tribunale di Sorveglianza. C’è da sperare che non sia il solito “comunista”, altrimenti non resta che l’opzione gulag.

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