Telecom parla spagnolo, Alitalia francese: l’italianità emigra all’estero

Le mani degli spagnoli di Telefonica già saldamente sulla Telecom. Quelle dei francesi di Airfrance molto presto su Alitalia. È questo il desolante destino del mito dell’italianità, sbandierato a più riprese sin dal 2008 dal governo Berlusconi e dai sedicenti capitani coraggiosi dell’industria italiana –Riva, Caltagirone, Ligresti, Benetton, Tronchetti e Colaninno (due volte Capitani anche con Telecom), Gavio, Marcegaglia– pronti a offrire petto e portafoglio per servire gli interessi del Paese, dell’italianità dei nostri fiori all’occhiello imprenditoriali, insomma. Peccato che l’italianità, così come la intendevano i protagonisti del decadente capitalismo d’accatto di casa nostra, non si sia dimostrata niente altro che un coacervo di interessi di bottega, rivolti esclusivamente al soddisfacimento della brama di potere e di denaro di una casta politico-affaristica dolosamente incompetente.

Ma non di solo Berlusconi si nutre il capitalismo italiano. Durante questi ultimi decenni di spolpamento del patrimonio economico, finanziario, culturale e persino sociale del Belpaese, a fare la parte del leone (quella del Caimano era già stata assegnata) è stata di certo anche la cordata affaristica legata al centro-sinistra. Ultimo esempio dell’impotenza complice della macchina organizzativa dell’ex Pci sono le parole che Enrico Letta avrebbe potuto fare a meno di pronunciare dagli Stati Uniti dove si trova in visita ufficiale. “Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionaleha detto il premierma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo”.

Prima di lui, il diluvio per la Telecom era cominciato già nel 1999 quando, padrone di casa Massimo D’Alema a Palazzo Chigi, l’azienda di telecomunicazioni pubblica venne privatizzata nelle mani di Roberto Colaninno, detto il Padre, il quale, dopo due anni di allegra gestione insieme al compare Emilio Gnutti, nel 2001 passò il malloppo Telecom a Tronchetti Provera, alleggerito di molti miliardi, ma sempre più carico di debiti. Il manager della Milano da bere avrebbe poi pensato a spolpare la preda fino all’osso prima di scaricarla sulla cordata Mediobanca, Generali, Intesa, Telefonica presieduta da Franco Bernabè attraverso la Telco, i cui protagonisti italiani hanno messo ieri una storica firma sulla svendita vergognosa ai partner iberici. Bernabè ha comunque provato a buttare la palla in tribuna: “Cambia l’assetto azionario di Telco e non di Telecom. Telecom non diventa spagnola, è solo Telco che ha avuto un riassetto azionario”. Grottesco, avvilente e persino provocatorio che a caldo Matteo Colaninno, responsabile Politiche economiche Pd, detto anche il Figlio, se ne sia uscito con un commento da marziano: “Quando l’Italia resta priva di un pezzo industriale importante, è una perdita. A rischio c’è la garanzia dei dipendenti e del piano industriale. Viene meno un imprenditore che comunque risponde al Paese”. Con tanti saluti al caro papà.

 

È tutta la politica italiana, comunque, a (fare finta di) svegliarsi troppo tardi e ad accorgersi di avere le mani legate. Suonano ipocrite e propagandistiche le sguaiate richieste di Cicchitto e Brunetta da una parte, di Zanda e Speranza dall’altra, affinché Letta riferisca presto in Parlamento sull’accaduto. Ma dove si trovavano questi signori negli ultimi 20 anni? Risposta scontata: proprio nei Palazzi del Potere. E comunque Letta ha già risposto dalla patria del capitalismo che sono solo i soldi a contare, non certo i guaiti elettorali dei paladini ad orologeria dell’italianità. Tutti contrari al regalo a Telefonica, sindacati compresi, tranne Confindustria che, ligia alla sua vocazione ultraliberista, segue senza indugio il mantra lettiano. “Noi della Confindustria siamo neutri rispetto alla soluzione, nel senso che quello che rileva non è la nazionalità del capitale né le bandiere”, ha detto il direttore generale Marcella Panucci. Unica voce fuori dal coro il solito Beppe Grillo che, a modo suo, invoca una Commissione di inchiesta e propone di bloccare i saldi Telecom drenando i fondi destinati alla Tav. La via crucis che porterà presto alla dipartita del Sistema Italia riprenderà già giovedì, quando il ministro dei trasporti Maurizio Lupi incontrerà il suo omologo francese per discutere sul dossier Alitalia.

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