Siria: Hollande unico alleato di Obama alla vigilia del G20

A poche ore dall’inizio del vertice G20 di San Pietroburgo Barack Obama e gli Usa sembrano isolati dal resto della diplomazia internazionale sulla questione siriana. L’attacco militare alla Siria di Bashar Assad sarà sferrato di sicuro. Resta da capire con quali modalità, visto che le prove dell’uso di gas fornite fino a questo momento da Washington non hanno per nulla convinto Russia e Cina (fondamentale il loro diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu), ma nemmeno un alleato storico degli americani come la Gran Bretagna (Cameron è diventato un’anatra zoppa dopo la sconfitta subita ai Comuni). Come se non bastasse, a mettere i bastoni tra le ruote ai falchi dell’amministrazione Democrat ci si è messo pure il Vaticano che, sulle orme della nuova gestione francescana di papa Francesco, ha puntato il dito, parole di monsignor Mario Toso, sul “rischio di una Terza guerra mondiale” in caso di attacco.

Al netto delle chiusure diplomatiche, Barack “il misericordioso” sembra orientato ad autorizzare una serie di raid aerei e missilistici definita “flood the zone strategy”, ovvero “strategia a macchia d’olio” perché andrà a colpire in maniera chirurgica solo i siti militari. “Dobbiamo indebolire le capacità di Assad”, ha detto un Obama ansioso di conoscere il voto del Congresso del 9 settembre che dovrebbe autorizzare l’azione. A questo proposito, oggi saranno in commissione Affari Esteri del Senato sia il Segretario di Stato, John Kerry, che il numero uno del Pentagono, Chuck Hagel. In realtà la guerra alla Siria è già cominciata da un pezzo: una guerra elettronica a bassa intensità che punta a manomettere le comunicazioni e sistemi di armamento dell’esercito di Assad.

 

Ma di bombe vere russi e cinesi non voglio proprio sentir parlare. Durissimo è stato il commento del ministro degli Esteri di Putin, Sergei Lavrov. “Non ci sono fatti, ci sono semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo. E quando voi chiedete delle conferme più dettagliateha detto il capo della diplomazia russaloro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere nulla: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale”. Parole dello stesso tenore sono arrivate anche dal ministro degli Esteri cinese, Hong Lei, contrario ad “azioni unilaterali”. A rompere l’isolamento a stelle e strisce ci ha pensato però la Francia di Francois Hollande, novello marchese di Lafayette giunto dall’altra parte dell’Atlantico per dare una mano.

Gli uomini dell’Eliseo avrebbero raccolto prove schiaccianti di un “attacco chimico massiccio e coordinato” avvenuto in Siria il 21 agosto scorso in cui sarebbero morte almeno 281 persone. Secondo il primo ministro in persona, Jean-Marc Ayrault, gli attacchi con armi di distruzione di massa sarebbero stati almeno tre, di un livello tale di sofisticazione da essere fattibile solo dall’esercito di Assad. L’intenzione dei galletti è quella di intervenire a fianco dell’odiato alleato americano, ma non da soli. Meglio se dietro le insegne di una nuova coalizione dei volenterosi. Fatto sta che la situazione sul campo di battaglia è maledettamente complicata.

Ci sarebbero quasi da rimpiangere i bei vecchi tempi della Guerra Fredda, quando Usa e Urss si combattevano per procura in tutto il mondo e le forze sul terreno erano ben definite. Oggi in Siria, si assiste ad una contrapposizione di interessi geopolitici da far paura. Da una parte gli Usa, gendarmi del mondo, insieme ai loro sia pur timidi alleati della Nato. Dall’altra Russia e Cina, titolari di interessi economici e strategici nella regione mediorientale. A Damasco e dintorni ci sono invece i combattenti per procura. Assad e i suoi, armati proprio da Mosca e Pechino, tutti di credo Alauita (una versione dell’islamismo molto vicina allo sciismo) e per questo foraggiati anche dall’Iran e dal confinante esercito libanese di Hezbollah. Contro di loro, l’Esercito Libero siriano di estrazione laica o islamico moderata, ma anche una galassia di gruppi estremisti e jihadisti (come Al Nusra) che la vulgata occidentale vuole legati ad Al Qaeda. Difficile, dunque, se non impossibile, dividere i buoni dai cattivi e sterminare questi ultimi. Sempre che i cattivi non siano da considerare quelli che le armi le fabbricano e le vendono. Italia compresa.

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