Renzi si prende il Pd

Matteo Renzi rompe gli indugi e decide di partire alla conquista del Partito Democratico. L’annuncio, anche se al momento non c’è nulla di ufficiale, lo ha dato lui stesso domenica scorsa dal palco della Festa nazionale del PD di Genova. “Sono disponibile a guidare il partito  –ha detto Renzi alle migliaia di persone accorse per ascoltarloma c’è il problema delle regole. Epifani convochi il congresso prima della fine di questa festa, perché deve essere fatto entro il 7 novembre”. La poltrona di presidente del Consiglio si allontana? L’amico-rivale Enrico Letta non ci pensa proprio a levare l’ancora da Palazzo Chigi, soprattutto dopo il gioco delle tre carte compiuto sull’Imu? Ecco allora che per trovare il suo spazio vitale, come la Germania di Hitler nel 1939, il sindaco di Firenze è costretto ad attaccare ad Est, non la disarmata Polonia, ma la segreteria di quello che fu il Partito Comunista Italiano.

L’obiettivo renziano è quello di non essere spazzato via dalla melina ordita dai dinosauri che hanno ancora le mani sul partito, divisi in correnti e disposti a tutto pur di non abbandonare il vecchio schema di potere per affidarsi ad un dilettante nella spartizione di poltrone e privilegi. Ma l’aria che tira dalle parti dei Palazzi romani sembra essersi incanalata tutta come un vento in poppa per la barca di Renzi, la cui crociera sembra ormai inarrestabile e il clima che si respirava ieri a Genova lo dimostra. “Io ci sto facendo un pensierino a diventare segretarioha continuato Renzima voglio il voto degli italiani liberi, e non delle correnti o dei renziani”. Mai prima d’ora l’enfant prodige del centro-sinistra italiano era stato così netto sulle sue intenzioni.

 

Si sente puzza di vittoria dalle parti dei renziani (“essere renziani è come una malattia da cui bisogna guarire”, ha detto lo stesso Matteo con l’intenzione di dare un colpo basso alle altre correnti interne al partito), ecco perché il Machiavelli di piazza della Signoria, sollecitato dalle domande di Enrico Mentana, è parso deciso a liquidare l’esperienza Letta: “Il governo va avanti se fa le cose, fate subito la riforma elettorale e andiamo alle urne”. Più chiaro di così. Altro che fiducia di Renzi nell’amico Letta. Anzi, l’anti-lettismo di Renzi prende la forma di una stoccata al curaro: “L’unica promessa elettorale mantenuta da Berlusconi nella sua storia politica è quella sull’Imu, e gliel’ha realizzata il governo del Pd. Ora tocca alle nostre idee”.

Vero. Come è vero che il giovane Matteo ha deciso di cambiare registro nei confronti di Berlusconi e di cavalcare l’onda della decadenza del Cavaliere da parlamentare proprio per contrapporsi alla stantia nomenklatura del Pd che, personificata da Luciano Violante, cerca in tutti i modi di offrire un salvacondotto al nemico Caimano (ricorso alla Consulta contro la legge Severino) per portare a casa la propria di pelle. “Berlusconi è un condannato in via definitivaribadisce RenziDopo vent’anni di Berlusconi, che ha vinto grazie alle nostre incapacità, smettiamola di parlare di lui. Il Pd deve parlare d’altro perché finora invece di proporre le nostre idee ci siamo trovati uniti soltanto nella lotta contro di lui”. Un benservito al Cavaliere che non nasconde la voglia matta di dare un calcio nel sedere ai vari Bersani, Epifani, D’Alema, Franceschini, Bindi, Finocchiaro, Fioroni e Letta. Anche se di nomi Renzi non ne fa.

Il discorso-intervista pronunciato dal primo cittadino fiorentino (ancora per poco) spazia comunque in tutti i campi. Dall’archiviazione dell’era Berlusconi alla condanna della divisione in correnti del Pd. Dalla rottamazione dei personaggi succitati alle stoccate verso il governo Letta per il regalo Imu fatto ai berluscones. La chiusura poi è tutta contro i 101 traditori che avrebbero affossato la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. “Chi ha accoltellato alla schiena Prodi durante l’elezione per il Colle lo ha fatto per arrivare a uno schema di governo ben preciso, quello delle larghe intese (leggi inciucio ndr)”. Renzi, dunque, vuole prendersi il Pd in autunno in attesa di puntare ancora più in alto. “Questo governo è una vergogna”, conclude. Tanto per essere chiari.

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