Sentenza Mediaset: l’autogol di Esposito rimette in gioco Berlusconi

I commentatori politici come Paolo Mieli, intervistato ieri sera dal Tg3, possono pure seccarsi la gola a forza di ripetere che l’improvvida intervista rilasciata al giornalista del quotidiano Il Mattino, Antonio Manzo, dal Presidente della Sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito (colui che lesse il dispositivo della sentenza Mediaset), non avrà alcun effetto sull’esecuzione della sentenza che ha visto Silvio Berlusconi condannato a 4 anni in via definitiva per il reato di frode fiscale. Di effetti, invece, ce ne saranno e come. A cominciare da quelli pirotecnici accesi subito dai falchi del Popolo della Libertà. Certo, gli sfondoni mediatici inanellati da Esposito sul quotidiano partenopeo, non inficeranno la forma sancita dal pronunciamento della Corte di Cassazione il primo di agosto, ma andranno a incidere probabilmente sulla sostanza della pena da infliggere al Cavaliere.

Ma cosa ha detto di così grave l’alto magistrato da scatenare un tsunami politico sulle cui onde gigantesche si sono messi a fare surf gli squali berlusconiani? Per comprendere bene la portata dell’intervista bisogna però partire dalla fine, da quando cioè Esposito ha smentito ufficialmente il contenuto delle frasi pronunciate solo poche ore prima, e in particolare di una: “Berlusconi condannato perché sapeva non perché non poteva non sapere”. Una vera e propria anticipazione delle motivazioni della sentenza, vietata rigorosamente alle toghe. A smentire la smentita ci ha pensato però il direttore del mattino in persona, Alessandro Barbano, il quale, intervistato da Radio1, ha confermato: “Posso assicurare a voi e ai miei lettori che l’intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova”.

 

Un doppio autogol, quello provocato da Esposito, che ha fatto scomodare persino il Primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce che -oltre a subire le pressioni del Guardasigilli Cancellieri in cerca di chiarimenti- ha dovuto dichiarare “inopportuna” la chiacchierata intrapresa dal collega togato. Secondo la Suprema Corte, comunque, la “soffiata” di Esposito “non inficia, né cambia la decisione sul processo Mediaset”. Non si può dire che sia dello stesso parere Niccolò Ghedini, l’eterno avvocato di Berlusconi, apparso in disarmo dopo la prima sconfitta subita, oltre che offuscato dalla stella di Franco Coppi. “Gli organi competenti dovranno urgentemente verificare l’accaduto che non potrà non avere dei concreti riflessi sulla valutazione della sentenza emessa”, ha sibilato con un sorriso a 64 denti l’avvocato “Mavalà”, consapevole di giocarsi il tutto per tutto.

Ma Ghedini ha puntato la sua attenzione anche su un altro passaggio misterioso dell’intervista di Esposito. “Fra l’altro il dott. Esposito –ha aggiunto- avrebbe affermato che il presidente Berlusconi sarebbe stato avvertito delle asserite illecite fatturazioni da ‘Tizio, Caio e Sempronio’”. Un fatto gravissimo, soprattutto se a tirarlo fuori è stato proprio colui che ha dovuto giudicare il suo datore di lavoro. Mistero tra i misteri. Fatto sta che i legali berlusconiani già annunciano ricorso (anche se non si capisce bene in che sede), mentre i corifei straparlano di “necessità della riforma della giustizia” in senso punitivo per la leggerezza dimostrata dalla categoria dei magistrati. A complicare ulteriormente la vicenda è stato lo stesso giudice che, nella serata di ieri, ha fatto sapere che la sua intervista sarebbe stata  “manipolata”. Una smentita della smentita della smentita che non ha impedito ai componenti laici del Csm in quota Pdl di chiedere l’apertura di una pratica nei suoi confronti.

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