Il decreto svuotacarceri arriva in Senato: Lega pronta alla guerra totale

Il cosiddetto decreto svuotacarceri è stato approvato dalla Camera dei deputati senza alcun intoppo. 317 i voti favorevoli al provvedimento, tutti arrivati dalla strana maggioranza Pd-Pdl. A votare contro sono state, invece, tutte le opposizioni ad esclusione di Sel. Fratelli d’Italia, Movimento5Stelle e Lega hanno messo nero su bianco in aula i loro 106 No ad una norma ritenuta ingiusta, anche se con motivazioni contrastanti tra loro. Adesso, la tanto contestata soluzione al problema del sovraffollamento delle carceri italiane, messa a punto dal Guardasigilli Anna Maria Cancellieri, dovrà passare per le forche caudine del Senato prima di essere tradotta in legge.

Certo, anche a Palazzo Madama i numeri parlano chiaro in favore della maggioranza che sostiene il governo Letta, ma la partita non può dirsi ancora chiusa, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di fuoco rilasciate nella serata di lunedì dal segretario della Lega Roberto Maroni. “Faremo guerra totale contro questo gentile regalo fatto ai delinquenti. E’ l’ennesima porcata di Pd e Pdl”, ha postato su twitter il successore di Bossi, cercando di toccare i nervi scoperti dell’opinione pubblica, da sempre restia all’idea di veder uscire dalle patrie galere migliaia di condannati, anche se per motivi umanitari. Non per caso, infatti, il decreto legge a firma Cancellieri è stato denominato svuotacarceri. L’intento del legislatore è quello di allentare la pressione all’interno degli istituti carcerari.

 

Obsoleti, fatiscenti, inadeguati e sovraffollati (quasi 70mila detenuti a fronte di una capienza di circa 45mila), i penitenziari italiani sono diventati un girone dantesco. Lontana anni luce la meta della rieducazione e del rientro in società per il reo, tanto da spingere la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare ufficialmente il nostro paese con quella che è passata alle cronache come la sentenza Torreggiani. È così che la maggioranza ha pensato bene di liberarsi della patata bollente attraverso una serie di provvedimenti che però non hanno convinto i mastini leghisti di law & order (peraltro accusati di attaccare per distogliere l’attenzione dal caso Kyenge. Sei i punti principali della riforma carceraria.

Intanto, vengono ristretti i termini per poter ricorrere alla carcerazione preventiva: potrà essere disposta soltanto per quei reati per i quali è prevista la reclusione non inferiore ai 5 anni. Norma che ha scatenato le proteste delle opposizioni perché avrebbe messo in libertà gli autori dell’odioso reato di stalking. La questione è stata risolta con un tratto di penna, facendo passare da 4 a 5 anni la pena minima per gli stalker. Deroga anche per il finanziamento illecito ai partiti. Buone notizie anche per quanto riguarda i recidivi, finora esclusi da qualsiasi beneficio (sconto di pena, domiciliari, servizi sociali) dagli effetti della legge ex Cirielli. Novità anche sul fronte degli sconti di pena anticipati che, attraverso un complesso meccanismo, permetteranno ai condannati di non guardare il cielo a scacchi durante gli ultimi anni di pena.

Altro punto importante è la possibilità di accesso per i detenuti ritenuti non pericolosi a lavori di pubblica utilità, argomento collegato alla modifica della legge Smuraglia per quanto riguarda il reinserimento nel mondo lavorativo una volta espiata la pena. Per concludere, il governo ha previsto, per l’ennesima volta, la costruzione di nuove carceri, ma il problema resta sempre quello di trovare i fondi anche per pagare i secondini. Insomma, una legge che non piace quasi a nessuno per i motivi più diversi. Da una parte, come detto, ci sono i leghisti e i larussiani che considerano i carcerati come carne da macello da rinchiudere con chiave di cioccolata, piuttosto che puntare al loro recupero, come peraltro impone la Costituzione. Dall’altra, sono i pentastellati a farsi sentire puntando su una visione umanitaria che comprende la depenalizzazione di alcuni reati (droga e immigrazione) e la cancellazione di alcune leggi come la Fini-Giovanardi e la Bossi-Fini, ritenute criminogene.

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