Cassazione Mediaset, sentenza rinviata: le quote dei bookmakers

L’udienza in Corte di Cassazione del processo Mediaset è iniziata questa mattina come da programma. La sentenza però arriverà prima di mercoledì o, forse, giovedì, come confermato anche dall’avvocato di Silvio Berlusconi, Franco Coppi: “La sentenza oggi no, domani o dopodomani”, ha gridato Coppi rivolto all’esercito di giornalisti e telecamere che sta assediando il Palazzaccio di piazza Cavour a Roma, sede storica della Suprema Corte. L’appuntamento, infatti, è di quelli che possono fare la storia, visto che una condanna definitiva, completa di interdizione dai pubblici uffici, precluderebbe al Cavaliere la strada di una nuova candidatura e la decadenza dalla carica di senatore (solo dopo il pronunciamento dei colleghi di Palazzo Madama).

Ma questa volta la Giustizia sembra voler fare il suo corso fino in fondo. La cronaca della fatidica giornata del 30 luglio si è aperta di buon’ora nell’aula Brancaccio –priva di aria condizionata, raccontano i presenti- con l’intervento del relatore del Collegio, Amedeo Franco, durato circa due ore. Al termine di una salomonica pausa pranzo, la parola è poi passata al sostituto procuratore generale della Cassazione , Antonio Mura, che si è perso in una relazione apparsa per la verità di un tono abbastanza retorico in alcuni passaggi come quello che segue: “È questo un processo carico di aspettative e che suscita passioni ed emozioni esterne che sono manifestazione del libero dibattito e della vita democratica, ma aspettative e passioni devono rimanere confinate fuori dallo spazio dell’Aula giudiziaria”.

 

Mura ha comunque sgombrato il campo da fraintendimenti puntando su una requisitoria che ha cercato di “evitare i colori ad effetto” e si è focalizzata “sulle verifiche di legittimità sul processo Mediaset e sul rispetto delle regole e del principio della legalità probatoria”, smontando nel contempo la tattica di Berlusconi del ricorso al legittimo impedimento con motivazioni incomplete come l’uveite o gli impegni elettorali. Vista la dialettica ciceroniana del Mura, e la necessità di chiudere i battenti del Palazzaccio entro le 19.00 per non meglio precisati motivi di sicurezza, le arringhe dei difensori degli imputati (Agrama, Galetto e Lorenzano, oltre a Silvio) sono slittate giocoforza a mercoledì. Un insolitamente logorroico Franco Coppi non ha comunque lesinato commenti sulla relazione del giudice Amedeo Franco, definendola “completa”, e si è poi soffermato a snocciolare la strategia e le umane speranze del collegio difensivo berlusconiano. Intanto, nessuno dei difensori dei 4 imputati ha chiesto il rinvio della sentenza (troppo rischioso, visti i tempi strettissimi della prescrizione). Per il resto, Coppi non si accontenterebbe di salvarsi in calcio d’angolo, ma punta a sbancare il Casinò della Giustizia italiana. “Vado in giro con le corna, sono superstizioso e non faccio previsioni. Ma è chiaro che puntiamo all’annullamento radicale –ha dichiarato durante una pausa dell’udienza, aggiungendo che- Noi diciamo che il reato di frode non è configurabile, mi aspetto di vincere 11 a zero, o 47 a zero”.

In queste ore i Palazzi della politica sembrano congelati. Da una parte ci sono i servi devoti del Cavaliere. Quelli che, come Daniela Santanchè e Michaela Biancofiore (la Pitonessa e l’Amazzone), sanno che caduto il capo cadranno anche loro e che, quindi, minacciano di abbandonare il parlamento e vaneggiano di dieci milioni di italiani pronti a fare le barricate per Silvio (magari in costume da bagno e con la sabbia del mare, se non direttamente dal Billionaire). Sul fronte opposto il Pd potrebbe invece salvarsi dall’implosione solo con “una reazione eversiva del Pdl che faccia saltare il governo”. Tutti fermi ad attendere una condanna o una assoluzione che potrebbero cambiare la storia d’Italia. Tutti tranne i bookmakers che in queste ore si sono scatenati nel pronosticare il futuro del Cavaliere. Considerata la fama di infallibilità degli allibratori, tira una brutta aria per Silvio che fino a ieri vedeva l’assoluzione quotata a 1 e 25, praticamente salvo, e che oggi la trova schizzare a 20, mentre la conferma in toto della condanna viene pagata solo 1,42 volte la posta. Unica speranza a cui aggrapparsi è la sentenza con rinvio quotata a 1 e 70. Tra poche ore la risposta.

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