Congresso Pd: Pannella candidato, un problema in più per Renzi

Marco Pannella candidato alla segreteria Pd. Ci mancava solo questa notizia imprevista a turbare i sogni di gloria di Matteo Renzi e il suo tentativo di scalare il Partito Democratico diventandone segretario attraverso il Congresso, per poi spiccare il volo verso Palazzo Chigi. In realtà, al momento non c’è niente di sicuro. Né l’ufficialità dell’iscrizione dello storico leader Radicale nella lista dei pretendenti alla segreteria di largo del Nazzareno, né tantomeno una data certa in cui celebrare l’assise del fu Partito Comunista, anche se il segretario reggente Guglielmo Epifani ha parlato di “24 novembre”. E poi, la strada della premiership è tutt’altro che spianata per Renzi, visto che l’inamovibile nomenklatura del partito sta facendo ricorso anche al gioco sporco pur di mettere i bastoni tra le ruote del carro del sindaco di Firenze che tutti i commentatori danno per vincente.

Ricapitolando. Le ultime notizie uscite dalla Casa Democratica al termine della Direzione del 27 luglio scorso riferiscono del solito “rinvio”. Parola divenuta un tormentone per il duo di governo Pd-Pdl in questa torrida estate 2013. Nessuna decisione definitiva sulle regole e tutto rimandato al Comitato del 31 luglio a cui, il primo di agosto, seguirà la seconda parte della Direzione. Una confusione da manicomio originata dalla guerra senza quartiere scoppiata tra le varie correnti del Pd sulle regole che dovranno portare all’elezione del segretario. I renziani vorrebbero una votazione “aperta” anche ai non iscritti al partito, motivandola con la necessità di coinvolgere più cittadini possibile nel boccheggiante progetto Democratico.

 

La risposta della vecchia guardia -bersaniani, lettiani, dalemiani etc.- non si è fatta attendere durante la Direzione di sabato con quello che lo stesso Renzi ha definito un “blitz fallito”. A tentare la sortita sono stati il segretario Epifani in persona e il ministro per i Rapporti col Parlamento, Dario Franceschini, divenuti impettiti portabandiera di una corrente di pensiero che vorrebbe vedere il nuovo segretario del Pd dedicarsi esclusivamente al partito e , di conseguenza, eletto solo da chi del partito fa parte integrante: gli iscritti. Un messaggio chiaro e preciso diretto al clan Renzi che invece punta proprio sul voto agli esterni, meno controllabili, per far fuori una volta per tutte il politburo degli ex Ds e Margherita. Non è un caso che Matteo Renzi si sia mostrato alle telecamere mentre abbandonava stizzito la riunione piddina, portandosi però in tasca la promessa di Epifani sul 24 novembre.

Il vero dramma per il Pd, che appare sempre più un partito allo sbando, è che le sue sorti non sono legate alla fatidica data del Congresso, ma ad un giorno del calendario ben più vicino e che potrebbe sconvolgere gli equilibri dello stesso governo Letta: il 30 luglio, giorno della prevista sentenza della Cassazione –salvo rinvii o colpi di scena- sul caso Mediaset e sul conseguente destino politico di Berlusconi, già calatosi nei panni del Silvio Pellico della situazione con un’intervista rilasciata a Maurizio Belpietro su Libero. Caduto il Cavaliere verrebbe meno la stessa ragione di esistere di quello che Beppe Grillo chiama il Pdmenoelle.

Tornando però a bomba sulla stretta cronaca della corsa alla segreteria Pd, c’è da aggiungere che il provocatore Pannella dai microfoni di Radio Radicale ha sì dichiarato che sta “riflettendo sulla possibilità e doverosità di rinnovare la mia iscrizione e la mia eventuale nuova candidatura alla segreteria del Pd”, ma che la sua ennesima discesa in campo è subordinata all’accettazione delle sue battaglie libertarie da parte dell’ammuffita segreteria rosso-verde. Pura utopia. Un giovanotto (del pensiero), Marco Pannella, rispetto ai nomi dei papabili segretari che al momento circolano tra gli allibratori politici. Oltre al sovraesposto Renzi, sulla lista troviamo l’eterno sconosciuto Gianni Cuperlo, il governatore siciliano Rosario Crocetta, il finto oppositore Pippo Civati e l’europarlamentare Gianni Pittella, autocandidatosi su twitter. Ma gli altri saranno stati avvertiti?

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