Rimpasto di governo: il Pdl vuole più ministri, ma litiga sull’omofobia

Sono passati solo pochi giorni da quando il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha salvato la pelle dallo scandalo Ablyazov che ha portato alla extraordinary rendition verso il Kazakistan della signora Shalabayeva e della figlia. Un caso internazionale che potrebbe portare, questa l’opinione del magistrato Bruno Tinti sul Fatto, all’incriminazione per sequestro di persona di molti pezzi grossi appartenenti al nostro apparato di sicurezza. Per il segretario Pdl senza quid è stato invece un gioco da ragazzi superare le forche caudine delle mozioni di sfiducia presentate da M5S e Sel, vista la compattezza granitica dimostrata in aula dalla strana maggioranza Pd-Pdl.

Se cade Alfano cade il governo Letta. È questo il mantra che i corazzieri del pensiero berlusconiano vanno ripetendo da giorni. Adesso che la testa di Alfano è rimasta al Viminale serve però qualche altro argomento per tenere alta la tensione in vista del 30 luglio, giorno della sentenza della Cassazione sul caso Mediaset e spartiacque decisivo per il futuro del Cavaliere e della sua corte di servi devoti, considerata la possibilità concreta, adombrata persino dall’avvocato Ghedini, che Berlusconi venga condannato e quindi buttato fuori dai Palazzi della politica. Ecco così spiegato l’affondo del corazziere numero 1 (almeno nello spirito) Renato Brunetta che ha avuto il coraggio di alzare la posta dell’accordo con il Pd per chiedere addirittura un riequilibrio nel numero dei ministri,“visto che tra Pd e Pdl c’è stato solo uno scarto dello 0,3% nelle elezioni di febbraio”.

 

I rumors di Montecitorio dicono che il furioso Brunetta abbia assunto questa posizione indifendibile solo per controbattere alle parole del segretario Pd Guglielmo Epifani che venerdì sera al Tg3 aveva parlato di un “tagliando” per il governo, lasciando intendere che il caso Kazakistan non sia ancora chiuso. A questo punto Brunetta non si è fatto pregare e ha colto la palla al balzo per deviare ancora una volta l’attenzione mediatica dal B-day del 30 luglio. Sostituire alcuni ministri in quota Democratica con altri provenienti dalle file azzurre; una sparata utopica che ha coinvolto emotivamente il solito, stupefacente, Maurizio Gasparri che ha colto l’assist di Brunetta per proporre addirittura di “sostituire il ministro Saccomanni conferendo a Letta Nipote l’interim all’Economia”.

Per rispondere al sempre politicamente alticcio Gasparri, si è dovuto scomodare persino l’etereo Francesco Boccia –amico intimo di Enrico, nonché dolce metà del ministro Pdl Nunzia De Girolamo- che alle agenzie ha dichiarato: “Rimpasti, sostituzione di ministri, l’assalto a Saccomanni? Ai cittadini interessa la soluzione dei loro problemi. Il resto piace agli attempati protagonisti della politica”. Messaggio cifrato subito raccolto dal capogruppo azzurro alla Camera che si è avventurato a proporre ”un patto di legislatura che duri fino al 2018” (con annesso lasciapassare giudiziario per Silvio, si intende). La strategia dei berlusconiani resta comunque sempre la stessa: tenere in vita il governo Letta grazie a quegli imbelli del Pd fino a quando farà comodo al Cavaliere, ma tenersi pronti a staccare la spina puntando sul mancato conseguimento di alcuni punti programmatici come la cancellazione dell’Imu e il mancato aumento dell’Iva.

Il Pdl si trova però in uno stato di fibrillazione talmente alto da rischiare l’implosione (idem i colleghi del Pd). A far saltare gli equilibri interni nel partito è un tema che non ti aspetti: la legge sull’omofobia. Alcuni parlamentari di spicco come Maurizio Lupi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi hanno proposto “una moratoria sui temi etici” (legge contro l’omofobia compresa) per dare priorità all’economia. Mossa azzardata che ha fatto saltare sulla sedia l’ala libertaria del partito rappresentata da Sandro Bondi, Stefania Prestigiacomo e Giancarlo Galan che ha così chiuso la bocca ai colleghi: “È nostro preciso dovere trovare soluzioni, dare risposte, predisporre misure in grado di abbattere le barriere che quotidianamente incontrano i cittadini. Questo vale tanto in termini economici che civili”. Confusione sotto il cielo del berlusconismo al tramonto.

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