Caso Kazakistan: La Relazione Pansa non salva Alfano dall’impeachment

Se il caso Kazakistan fosse esploso negli Stati Uniti, il Segretario alla Sicurezza Nazionale (più o meno omologo del nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano) verrebbe sicuramente sottoposto alla procedura di impeachment, visti i dubbi di legalità più che consistenti sorti intorno al rimpatrio forzato nel Kazakistan del dittatore Nazarbayev di moglie e figlia del dissidente politico Mukhtar Ablyazov. In Italia, il parlamento ha solo la possibilità di avanzare una mozione di sfiducia nei confronti del capo del Viminale, atto che in queste ore stanno preparando le opposizioni Sel e M5S, ma che potrebbe rivelarsi un’arma spuntata.

Sotto accusa si trova al momento l’intera catena di comando della sicurezza tricolore che, partendo dai piani più bassi come il vice capo della Polizia Francesco Cirillo e il capo della squadra mobile di Roma Renato Cortese, arriva fino ad Alessandro Valeri -capo della segreteria del dipartimento della Pubblica Sicurezza e di fatto Capo Provvisorio della Polizia fino al 31 maggio, giorno della nomina di Alessandro Pansa al posto del defunto Manganelli-. Traccia che non si ferma ai vertici della Ps, perché, come raccontato anche da Repubblica e Corriere della Sera, arriva a toccare il prefetto di Roma Pecoraro, Giuseppe Procaccini -capo di Gabinetto di Alfano che il 27 maggio viene contattato direttamente dall’ambasciatore kazako in Italia Adrian Yelemessov– e lambisce persino, quasi per osmosi, la Sacra Poltrona del ministro e vicepremier Angelino Alfano, garante con il governo Letta degli interessi di Berlusconi e, per questo, sospettato da più parti di essere il regista occulto della extraordinary rendition per fare un favore all’amico del Cavaliere.

 

Al momento non ci sono prove del coinvolgimento del segretario Pdl senza quid, ma se molti indizi fanno una prova sarà difficile per Alfano chiamarsi fuori da una vicenda grottesca –il governo Letta ha revocato i provvedimenti di espulsione prendendosi in cambio una pernacchia dai kazaki- che rischia di bissare la figura meschina già fatta dall’Italia con gli indiani sulla pelle dei due Marò. A provare a dare una mano al ministro in difficoltà ci dovrebbe pensare il nuovo capo della polizia Pansa (eletto proprio nel giorno sfortunato dell’espulsione con un jet privato della signora Shalabayeva), incaricato ufficialmente di presentare sul tavolo di Alfano una relazione dettagliata su quanto accaduto. Il tutto, nome dell’assassino compreso, entro giovedì prossimo.

Colpevole che, naturalmente, dovrebbe essere individuato in un pesce piccolo come quelli già nominati, oppure pescato nell’acquario dei dirigenti del dipartimento ministeriale che avrebbero avallato una maxi operazione di polizia (più di 50 uomini travisati e armati fino ai denti convinti di dover catturare il pericoloso Ablyazov) senza peritarsi di avvisare i vertici del Viminale e fidandosi solo della parola dei diplomatici kazaki. Una versione che, per usare un eufemismo, non riesce a convincere nessuno, perché Alfano e i suoi o ci fanno –nel senso che erano perfettamente a conoscenza della vicenda- oppure si deve dedurre che ci sono, ovvero se la sono fatta fare sotto al naso da quattro passacarte che li hanno fatti finire sulla graticola della diplomazia internazionale. L’intervista rilasciata al Financial Times dalla signora Ablyazov, apostrofata come “puttana russa” da nerboruti poliziotti, ha già fatto il giro del mondo e questo basta.

Il solito pasticcio all’italiana, insomma, che Pansa dovrebbe sbrogliare salvando non solo il povero Angelino e con lui il governo Letta-Berlusconi, ma anche la Farnesina e il ministero della Giustizia che, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di due donne-ministro come Emma Bonino e Anna Maria Cancellieri, non stanno uscendo del tutto immacolati dall’affaire kazako. La Bonino afferma infatti (e c’è da crederle) di essersi attivata sin dal 31 maggio, ma il ministero degli Esteri potrebbe essere caduto nella trappola ordita dalla Polizia che, nel frattempo, aveva fatto in modo che anche la Cancellieri venisse a conoscenza del blitz, ma non dei particolari come la regolarità o meno dei passaporti di Shalabayeva e figlia.

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