I grillini all’assalto di Mediaset

Non solo sentenza della Cassazione per Berlusconi. Da giovedì scorso, infatti, la giunta delle elezioni del Senato ha avviato la discussione sulla eventuale ineleggibilità del Cavaliere in quanto concessionario di pubblico servizio. E con un problema in più: l’oscuramento delle sue televisioni richiesto dal grillino Mario Giarrusso. È il vecchio pallino imprenditoriale di Silvio, la Fininvest poi divenuta Mediaset, la TV insomma. Quell’ingresso rocambolesco dell’illusionista di Arcore nel tubo catodico, prima attraverso la porta di servizio di TeleMilano sul finire dei ’70 e poi, grazie alle conoscenze giuste come quella di Bettino Craxi, la nascita di Italia1, Canale5 e Retequattro.

La ciliegina sulla torta era infine arrivata nel 1990 con la legge Mammì che, all’insegna dell’italianità più ruspante, decideva per il “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, regalando frequenze non sue a Berlusconi, premiandolo così per la sua vincente spericolatezza imprenditoriale. Ebbene, lo scenario peggiore che si sta materializzando nella giunta di Palazzo Madama, non è l’espulsione di Silvio dal parlamento in base ad una legge del 1957 che, oltre a sembrare uno schiaffo al buon senso, non ha convinto i membri della maggioranza Pd-Pdl. Sentenza favorevole scontata per Silvio dunque, almeno in questa sede, nonostante la morbida opposizione di Felice Casson, unico membro della giunta in quota Pd ad aver almeno fatto finta di ribellarsi all’ennesima puntata dell’inciucio. Il vero pericolo per Berlusconi viene adesso dalla denuncia del M5S della mancanza del permesso di trasmettere, delle suddetta concessione, fin dagli albori dell’avventura mediatica chiamata Mediaset.

 In realtà il sasso nello stagno non è stato l’esponente dei 5Stelle Giarrusso a lanciarlo. Il senatore grillino si è solo limitato a rispondere all’autogol commesso dallo stesso Pdl. Ha sparato di fronte ai microfoni Giarrusso: “Il M5S si rivolgerà alla Guardia di Finanza per accertare a che titolo Silvio Berlusconi ha fatto l’imprenditore della Tv in Italia. Dobbiamo verificare se Berlusconi è abusivo e per questo chiediamo l’intervento della Guardia di Finanza”. All’apparenza solo un’infondata provocazione, ma il grillino argomenta la sua posizione: “Abbiamo chiesto che la Giunta per le elezioni del Senato acquisisca gli atti della concessione governativa che consentono a Mediaset di trasmettere i suoi programmi, ma gli esponenti del Pdl, del partito-azienda, ci hanno risposto che non ci sono concessioni da acquisire, il che vuol dire che Mediaset trasmette senza averne i titoli, allora dovrebbe essere sanzionata e al limite oscurata”.

Ma cosa avevano combinato gli esponenti berlusconiani? La volontà di scagionare a tutti i costi il boss li aveva portati a sostenere l’insostenibile: Berlusconi non può essere giudicato secondo la legge del 1957 perché Mediaset non ha mai avuto concessioni pubbliche. Apriti cielo. L’occasione che gli zelanti grillini aspettavano per chiedere di inserire agli atti della giunta la vicenda “concessioni”. È a questo punto che, per salvare il salvabile, oltre ad una nota ufficiale di Mediaset, è sceso in campo il senatore Giacomo Caliendo (già indagato per la P3) che ha provato a stoppare Giarrusso: “Dalla legge Gasparri in poi in Italia la disciplina è sottoposta ad un’autorizzazione generale. Il M5S non conosce la legge e chiede un documento che non esiste”. Una toppa peggiore del buco che Caliendo non esita ad allargare ancora: “Non ci sono più le concessioni, ma la legge consente di trasmettere a tutti quelli che in passato erano titolari di concessione”. Ecco, appunto, ma è proprio di questa benedetta concessione che il Pdl aveva negato l’esistenza.

Comunque sia, in attesa che anche questo ennesimo pasticcio si chiarisca, Berlusconi non ci pensa proprio a mandare in soffitta i gioielli rappresentati dalle reti Mediaset. È notizia delle ultime ore, infatti, che i giornalisti del Biscione sono stati precettati in vista di un’estate che si prospetta di fuoco dopo che la Cassazione il 30 luglio si pronuncerà proprio sul caso Mediaset. Giovanni Toti (Tg4 e Studio Aperto), Clemente Mimun (Tg5), Paolo Del Debbio (Quinta Colonna) e gli altri giornalisti di Cologno Monzese sono già pronti agli straordinari.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: