7 anni per Ruby: Berlusconi tiene in ostaggio il governo Letta

I 7 anni di reclusione a cui è stato condannato Silvio Berlusconi dal Tribunale di Milano rappresentano un segno dei tempi: la crisi del berlusconismo e la fine di un ventennio di equilibri politici legati alle sorti del Cavaliere. L’onta della condanna in primo grado per prostituzione minorile e concussione per coscrizione (e non per induzione come aveva chiesto l’accusa) non solo mette in discussione il futuro del governo dell’inciucio Letta-Alfano, ma seppellisce definitivamente la credibilità del capo del Pdl all’estero, considerando che la stampa straniera lo paragona ormai ad un furfante qualsiasi, ma con un tocco di bunga-bunga in più degli altri.

Berlusconi, dal canto suo, ha reagito nell’unico modo che gli era strategicamente possibile, rinnovando per il momento la fiducia all’esecutivo di Letta Nipote: “Non è soltanto una pagina di malagiustiziaha detto il Cavaliere–. È un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non  voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un Paese davvero libero e giusto”. A rendere più chiare le intenzioni del clan Berlusconi ci ha pensato a caldo Maurizio Gasparri che, invece di minacciare l’Aventino come aveva fatto mercoledì scorso dopo la decisione della Consulta sul processo Mediaset, ha cambiato canzone e ha dichiarato: “Il governo durerà se opererà bene sull’economia”.

 

Battaglia su Iva e Imu usata come una foglia di fico che serve a coprire l’evidente necessità di Berlusconi di prendere tempo, riparandosi sotto il cappello della solidarietà istituzionale garantita dal presidente Napolitano e personificata dal governo dell’inciucio Letta-Alfano. Un Cavaliere ancora statista che lascia che a mordere siano i suoi servi devoti i quali si stanno esibendo in un circo di acrobazie dialettiche pur di apparire più lealisti del re e conquistarsi, così, un posto nel ristretto Pantheon berlusconiano. Una carrellata di dichiarazioni da trattato di psicologia. Santanchè: “È una vergogna, c’è un disegno criminale nei confronti del nostro leader”. Brunetta: “Oggi in Italia abbiamo paura di questa giustizia aberrante. La giustizia è morta a Milano”. Ghedini:“Sentenza al di fuori della realtà”. Alfano: “L’ho invitato a tenere duro”. Cicchitto: “Una sentenza da tribunale speciale, gravissima, lo Stato di diritto è finito” (per informazioni chiedere ai tanti Stefano Cucchi). Fa ancora di più Giuliano Ferrara che ha convocato per oggi a piazza Farnese a Roma una manifestazione dal titolo eloquente: “Il giorno del pentimento e della solidarietà”. Amen.

Non il minimo dubbio riesce a scalfire la granitica fede dei berlusconiani nel prescelto di Arcore. Neppure il fatto che 32 dei testimoni chiamati da Ghedini –tra i quali gli onorevoli Ronzulli, Puricelli, Rossi e Valentini, la funzionaria della questura Iafrate e molte olgettine– rischiano adesso un’accusa di falsa testimonianza in merito alle “cene eleganti”. Mercoledì prossimo è prevista comunque una riunione dei vertici Pdl per decidere sul da farsi. Hanno invece le idee chiare i nemici storici del Cavaliere. Il Pd, nel frattempo diventatone amico e alleato, decide di non decidere e rimanere nel guado delle larghe intese affidandosi ad una fredda nota: “Il Pd prende atto della sentenza ed esprime rispetto per l’autonomia della magistratura”. Toni apocalittici, invece, per Niki Vendola: “Penso che si conclude qui la storia di un conflitto con la magistratura durato 20 anni”. Cocludiamo con le dichiarazioni della cittadina Ruocco del M5S. Punto di vista grillino che riassume il pensiero dell’italiano medio: “L’Italia è ostaggio dei problemi personali di un signore e intanto la crisi economica provocata dai partiti si fa sempre più drammatica”.

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