M5S verso il Restitution Day: la fuga dei dissidenti. Sospetti su Zaccagnini

Il Movimento5Stelle ha iniziato il conto alla rovescia in attesa del Restitution Day, il giorno della restituzione allo Stato di diarie e stipendi in eccedenza da parte dei “cittadini” pentastellati. Martedì prossimo, 25 giugno, i grillini presenti in Parlamento dovranno far partire i bonifici verso un Iban della Banca d’Italia per restituire parte della diaria non spesa, rendicontazione alla mano e al netto degli scontrini smarriti. Niente di più che il mantenimento delle promesse su quanto scritto nel programma a 5Stelle, ma per alcuni una vera e propria esca per riuscire a stanare i dissidenti all’interno del Movimento, quelli disposti a tutto pur di intascarsi interamente le prebende spettanti per legge ai membri della casta.

Era stato Grillo in persona ad imprimere una svolta tattica al Movimento a seguito delle polemiche che la scorsa settimana hanno spaccato il web dopo la decisione di espellere la “traditrice” Adele Gambaro. Lo scontro tra talebani e dissidenti rischiava di frantumare quanto di buono costruito fino ad ora. Ecco così spiegato il motivo delle telefonate del guru in persona ai rivoltosi come Paola Pinna e Tommaso Currò, sedicenti difensori della democrazia interna, e l’ammissione di aver commesso errori di comunicazione ed organizzazione alle recenti elezioni amministrative (disastrose se si eccettua Pomezia e, forse, Ragusa).

Il nuovo orizzonte grillino di liberarsi delle mele marce aveva dato i suoi frutti già nella giornata di sabato scorso quando la senatrice Paola De Pin ha deciso di compiere il grande balzo in avanti con la scusa della dittatura Grillo-Casaleggio che aveva avuto l’ardire di spedire ai forni crematori la Gambaro solo perché quest’ultima si era fatta un’idea del tutto personale del M5S. Il numero dei caduti a 5Stelle sale così a 6. Quattro dimissioni (De Pin, Furnari, Labriola e Mangilli) e due espulsioni (Gambaro e Mastrangeli). Ma l’elenco degli anti-sistema pentiti potrebbe allungarsi nelle prossime ore. Logico che la stampa di Regime foraggiata con soldi pubblici si stia scatenando per mettere i bastoni tra le ruote ai Grillo-boys. I più efferati sono i giornalisti dell’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci che una volta era la voce dei comunisti italiani e ora si è ridotto a fare il cane da riporto del Pd.

 

Secondo il quotidiano diretto da Claudio Sardo sarebbe compreso tra 30 e 40 il numero dei grillini con la valigia in mano. A dare la dritta al Sardo sarebbe stato il “cittadino” Andrea Cecconi che ha ammesso: “Le previsioni dicono che ne perderemo una ventina, tra Camera e Senato”. Le previsioni dell’Unità dicono anche di più, anche se Cecconi “snocciola nomi di colleghi che per rispetto della privacy è giusto non riportare”. Più che una certezza, una speranza da parte della stampa corrotta, protagonista di un “attacco mediatico senza precedenti per l’Italia repubblicana, spaventoso”. Parola di Gianroberto Casaleggio intervistato dal Corriere della Sera.

Un’altra intervista l’ha rilasciata il deputato Adriano Zaccagnini al Fatto Quotidiano. “Sono sempre a disagio”, risponde il cittadino a 5Stelle alle domande di Paola Zanca; “Hanno fatto un processo a me e a Tommaso Currò. Hanno portato i ritagli di giornale con le nostre interviste. La mozione per la nostra cacciata era già pronta”. Zaccagnini come il nuovo Dreyfus insomma; un goffo tentativo di farsi passare per vittima (“non è vero che l’aria è cambiata, il clima è ancora irrespirabile”) per poter così fuggire con tutto il bottino. Da quando però i grillini si sono rimessi a fare i grillini in Parlamento (opposizione sul decreto emergenze, voto su F-35 e No Tav) ai traditori comincia a mancare il terreno sotto ai piedi. Le proprie idee si difendono con il sangue, sul campo, non tradendo le aspettative di milioni di elettori a 5Stelle che dal web pretendono un partito di lotta e non una sfilata di primedonne.

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