Gay Pride: Boldrini e Idem a Palermo, Marino tradisce Roma

Giorni di orgoglio omosessuale nelle piazze d’Italia. Venerdì scorso ha preso ufficialmente il via il Palermo Pride con una conferenza stampa alla quale il sindaco Leoluca Orlando ha voluto fortemente che prendessero parte rappresentanti del governo e delle istituzioni. La risposta all’appello del presidente della Camera, Laura Boldrini, e del ministro per le Pari Opportunità, Josepa Idem, era già stata ufficializzata da giorni e ieri le due donne hanno mantenuto la promessa mettendo direttamente la faccia sulla questione glbt in Italia e soprattutto al Sud. Discorso completamente opposto invece là dove meno te lo aspetti: a Roma.

La Capitale è abituata ad ospitare i giorni dell’orgoglio omosessuale fin dal 2000, anno dello storico primo Gay Pride organizzato nella città del papa, ma oggi dietro i carri allegorici non sfilerà il neo sindaco Ignazio Marino che la sua propaganda aveva descritto vicino alle istanze degli omosessuali, ma che ha preferito declinare l’invito degli organizzatori inventando la scusa meno adatta alla situazione: “Ho bisogno di stare qualche giorno con la mia famiglia”. E beato lui che una famiglia ce l’ha, avranno pensato subito gli attivisti che vorrebbero allargare i diritti dei gay al matrimonio e all’adozione. Per Marino si prospetta dunque un inaspettato scivolone mediatico, visto che in campagna elettorale si era spacciato come il difensore dei diritti (a cominciare da coppie di fatto e antiproibizionismo) contrapposto al “fascista” Alemanno.

L’inquilino del Campidoglio ha cercato di correre ai ripari per arginare l’alluvione di polemiche che il suo gran rifiuto avrebbe sicuramente scatenato, ma è stato tutto inutile. Prima un comunicato: “Voglio ribadire, da Sindaco, il mio impegno affinchè a Roma i diritti di tutti siano garantiti e venga sradicata ogni forma di intolleranza. Odio e discriminazione non possono avere diritto di cittadinanza in questa che non è solo la Capitale d’Italia, ma anche la culla della civiltà”. Poi l’investitura del consigliere comunale di Sel, Luigi Nieri, come accompagnatore ufficiale dell’intramontabile Vladimir Luxuria, dei carri allegorici di Muccassassina e del Circolo Mario Mieli. Rimedi tardivi che non hanno convinto i rappresentanti delle associazioni glbt come Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia: “Rispettando la necessità di riposo, dopo mesi ininterrotti di campagna delle primarie e delle elezioni, condividiamo il dispiacere della sua assenza domani al Pride cittadino, momento in cui le persone lgbt invaderanno pacificamente Roma, proprio a sostegno di valori condivisi dall’attuale Sindaco”.

Delusione e rabbia dalle parti di Roma, mitigate però dalla presenza in forze dello Stato in quel di Palermo. “I diritti non possono avere colore politicoha detto il ministro Ideme per questo mi impegnerò per la presentazione di un disegno di legge per le unioni civili che tanti cittadini continuano giustamente a chiedere”. Laura Boldrini ha centrato il suo discorso sull’intolleranza presente storicamente nella nostra società: “L’omofobo, il maschilista e il razzista sono figli della stessa sottocultura alimentata dal pregiudizio –ha detto il presidente della Camera che ha poi continuato- nostro primo dovere istituzionale è quello di non lasciare sola nessuna donna e nessun uomo, nessuna persona omosessuale, lesbica, transessuale. Perché chi è solo perde il senso della comunità e, con esso, il senso della cittadinanza”.

Una presenza istituzionale inimmaginabile solo fino a pochi mesi fa. Segno evidente dei tempi che cambiano è l’iniziativa legislativa sull’unione tra persone dello stesso sesso, presentata in Parlamento proprio da alcuni esponenti del Pdl il 4 giugno scorso. Un ddl sulle coppie gay è stato infatti depositato da nomi insospettabili: da Giancarlo Galan a Sandro Bondi, passando per Stefania Prestigiacomo, Gabriella Giammanco e Laura Ravetto. Ci manca solo che Berlusconi si cimenti nei bunga bunga gay per sdoganare la destra sulla questione del rispetto degli omosessuali e l’illuminato sindaco di Roma che fa? Diventa suo malgrado paladino della famiglia tradizionale proprio nel giorno più sbagliato. Il sospetto è che al Campidoglio sia rimasta ben viva la tradizione di non scontentare i Palazzi d’Oltretevere.

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