Il ministro Cancellieri svuota le carceri

Quello che già è stato denominato da molti il nuovo decreto svuota carceri potrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri già nella giornata di sabato. Madrina di questa iniziativa legislativa con i caratteri della “necessità ed urgenza” è il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, divenuta portavoce della drammatica condizione degli istituti di pena dove sono rinchiusi come animali più di 65mila detenuti a fronte di una capienza massima carceraria di poco più di 40mila unità. Una vera e propria emergenza sociale e umanitaria –una vergogna per un paese che vuole definirsi civile come l’Italia- sottolineata più volte anche dalle istituzioni europee e, da ultimo, dalla Corte di Strasburgo che ha individuato nel maggio 2014 la data ultima per adeguare alle norme minime di civiltà i 206 istituti carcerari del Belpaese.

La Cancellieri, con la sua solita aria bonaria e rassicurante, ha parlato ieri a margine della conferenza dei Prefetti. La sua intenzione è quella di dare una svolta ad una situazione di stallo che si trascina vergognosamente da troppi anni attraverso “un provvedimento-tampone urgente sulle carceri, per alleggerire le condizioni di vita dietro le sbarre, con modifiche sia in entrata che in uscita dei detenuti. Farà uscire non più 3-4 mila detenuti”. Tre dovrebbero essere i punti fondanti dell’azione legislativa della Cancellieri. Il primo riguarda lo sconto di pena che salirà da 45 a 60 giorni per ogni semestre scontato, ma solo se il detenuto terrà una buona condotta o parteciperà ad attività di rieducazione. Il secondo punto considera la possibilità di una riduzione della pena quando gli anni ancora da scontare non siano più di tre. Il testo del decreto (ancora una bozza non definitiva) prevede poi, nel terzo punto, la possibilità di richiedere misure alternative alla galera a 4 anni e non più a 3 dalla scarcerazione.

Logico che la prima critica mossa al piano Cancellieri dovesse riguardare l’allarme sociale che potrebbe creare la liberazione anticipata di migliaia di “delinquenti”, ma il ministro ha voluto subito chiarire i limiti del sistema con cui verranno montate le porte girevoli nelle carceri: “Allenterà la pressione salvaguardando la sicurezza dei cittadini perché non toccherà persone che hanno compiuto reati socialmente pericolosi”. Niente assassini, stupratori o criminali seriali in giro dunque. Nella mente del Guardasigilli c’è anche l’ennesimo Piano carceri ma, vista la crisi, la costruzione di nuove strutture e l’ampliamento del numero delle Guardie carcerarie sembra al momento una chimera. Ultima iniziativa è un emendamento presentato ieri che prevede gli arresti domiciliari non più come misura alternativa per i reati fino a 6 anni.

Ad essersi schierata subito contro il programma della Cancellieri è la destra di Fratelli d’Italia, paladina di law & order senza se e senza ma, che si è espressa attraverso la squillante voce di Ignazio La Russa: “Noi diciamo no a qualunque forma di amnistia, indulto o provvedimenti vari che sicuramente peggiorano la sicurezza dei cittadini e renderebbero inutili gli sforzi e i sacrifici delle Forze dell’ordine”. A fare da controcanto all’ex ministro della Difesa è poi quell’inguaribile manettaro di Antonio Di Pietro: “Per risolvere il sovraffollamento delle carceri hanno trovato il solito sistema all’italiana, mettendo in libertà chi ha violato la legge”.

Sembra però che la compagine di governo guidata da Letta sia unita e risoluta a risolvere la questione carceri, non per umanità ma, se non altro, per accontentare la legislazione europea ed evitare così pesanti sanzioni pecuniarie. In questo senso starebbe andando anche lo studio della depenalizzazione di alcuni reati come quelli introdotti dalla legge Bossi-Fini sull’immigrazione e dalla Fini-Giovanardi sulle droghe, considerate vera e propria fucina del sovraffollamento carcerario. A quest’ultimo riguardo non è un caso che lunedì scorso la Corte di Cassazione abbia rimesso alla Corte Costituzionale la decisione sulla legittimità costituzionale dell’equiparazione tra droghe leggere e pesanti dopo il ricorso di un uomo condannato a 4 anni. Lo scopo non dichiarato del legislatore è quello di liberarsi della Fini-Giovanardi attraverso un giudizio di incostituzionalità, evitando così infinite polemiche politiche su antiproibizionismo e repressione.

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1 Commento

  1. Grazie per il vostro articolo, mi sembra molto utile, provero’ senz’altro a sperimentare quanto avete indicato… c’e’ solo una cosa di cui vorrei parlare piu’ approfonditamente, ho scritto una mail al vostro indirizzo al riguardo.

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