Segreteria Pd e presidenzialismo. Il piano di Renzi per prendere il potere

Le due poltrone di segretario del Partito Democratico e di sindaco di Firenze non sono incompatibili. È questo l’ultimo aggiornamento sulla carriera che dovrebbe intraprendere Matteo Renzi quando diventerà grande. Per il momento, è lo stesso inquilino di Palazzo Vecchio, intervistato questa mattina dal Corriere della Sera, a sbattere i pugni sul tavolo e a dichiarare: “Mi sono stancato di passare per il monello in cerca di un posto, il ragazzo tarantolato con la passione del potere. Se c’è bisogno di me, me lo diranno i sindaci, i militanti. Persone che stimo molto mi consigliavano di non farlo; ora però si vanno convincendo anche loro”.

Il riferimento renziano è sicuramente diretto verso la scelta, ormai più che una probabilità, di candidarsi alla segreteria del partito nel congresso che si terrà entro la fine dell’anno. Ma perché questo cambio improvviso di strategia quando, per mesi, Renzi aveva ripetuto come un mantra di non essere interessato alla guida del partito, ma direttamente a quella dell’Italia? La risposta sta nelle riforme costituzionali che il governo si appresta a studiare per superare l’attuale sistema elettorale e mettere la prua italiana in direzione del presidenzialismo. Per Renzi la priorità resta sempre quella della legge elettorale, cambiare il Porcellum e mandarlo definitivamente in soffitta (“La prima cosa dovrebbe essere la legge elettorale. Invece vedo che la si vuol mettere per ultima. È sbagliato”).

 

Ma chi l’ha detto che una riforma in senso presidenzialista non si sposi proprio con la conquista della tolda di comando del Pd? E infatti l’ambizioso Renzi sembra puntare su entrambe. La conferma dello Stil Novo del primo cittadino fiorentino sta tutta nell’ attacco al governo dell’amico Enrico Letta: “Sento che si parla di saggi, di commissioni. Ma non occorre un saggio per dire ad esempio che la burocrazia italiana è da rifare; te lo dice anche uno scemo”. A sentire Renzie, l’inciucio messo in piedi con gli uomini del Pdl come Schifani e Brunetta non potrà durare a lungo. Una sorta di ultimatum lanciato al compagno di partito Letta che andrà rosolato a fuoco lento. Giusto il tempo per Renzi di mettere a punto la strategia vincente per prendersi tutto il potere.

“Io spero che Letta abbia successo. Lo stimo, abbiamo un bel rapporto. Apprezzo il suo equilibrio; mi convincerà meno se cercherà l’equilibrismo –aggiunge ancora Renzi- È come andare in bicicletta: se non pedali, cadi”. Il nuovo corso renziano trova un alleato tutt’altro che inaspettato in Silvio Berlusconi perché, anche se all’apparenza Renzi punta sulla nuova legge elettorale a scapito del presidenzialismo, in realtà la sua proposta di “fare come per l’elezione dei sindaci” va proprio nella direzione di un uomo solo al comando tanto cara al Caimano. Ecco che, se Renzi dovesse diventare segretario del Pd, il rischio è quello di fare come nel 2007 quando l’elezione di Walter Veltroni in nome dello “Yes, we can” portò alla rovinosa caduta del governo Prodi.

Un piano che più diabolico non lo si poteva architettare. Accaparrarsi il partito con un colpo di mano autunnale per poi concentrarsi sulla sfida all’ultimo sangue con Berlusconi (Grillo permettendo) per la conquista del Quirinale, di Palazzo Chigi o di tutte e due insieme. “Io funziono solo se sono Renzi. Non sarò mai la copia di un funzionario di partito. La questione è un’altra: rimettere l’Italia in gioco, recuperare un pensiero lungo, passare dal Paese del piagnisteo al Paese dell’opportunità”. Praticamente ci ritroviamo già in una nuova, interminabile, campagna elettorale.

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