Omicidio Cucchi: nessun colpevole. Ma è stato lo Stato

Secondo la sentenza emessa dalla III Corte di Assise del tribunale di Roma gli unici colpevoli della morte di Stefano Cucchi sarebbero i 5 medici dell’ospedale Pertini, condannati solamente per omicidio colposo. In pratica, gli esimi dottori si sarebbero dimenticati dell’esistenza di Stefano, facendolo così morire di fame e di sete. Una circostanza più unica che rara nella storia dell’umanità, visto che per crepare di inedia di solito ci vogliono circa 20 giorni, mentre a Stefano Cucchi ce ne sono voluti solo 6. Un massimo di 2 anni di condanna con pene ovviamente sospese per i 5 aguzzini.

Assolti invece gli infermieri del Pertini e, soprattutto, i tre agenti di polizia Penitenziaria, sospettati dai legali della famiglia Cucchi (e non solo) di essere gli autori del pestaggio che all’interno delle camere di sicurezza del tribunale di piazzale Clodio costò qualche osso rotto, e poi la vita, a Stefano. Uno scandalo umano e giudiziario che ha fatto subito gridare alla “giustizia ingiusta” Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano che tanto si è battuta in questi anni per ottenere Verità e Giustizia e che ora si ritrova con un fratello ucciso una seconda volta dallo Stato. Eh sì, perché l’interrogativo che tutti adesso si pongono è questo: chi ha ammazzato Stefano Cucchi?

Se i medici dovranno pagare solo per una colpa lieve, se gli infermieri sono innocenti, se le guardie carcerarie sono degli angeli e se i carabinieri, infine (quelli che materialmente arrestarono Stefano per un piccolo quantitativo di hashish), sembrano essere stati scagionati da alcune testimonianze che li descrivono persino in possesso di un po’ di umanità, allora chi è stato a ridurre come una larva il cittadino Stefano Cucchi? La risposta è quella risuonata più volte nel corso della cupa storia Italiana: È stato lo Stato.

A lanciare questa pesante accusa è stata proprio la madre di Stefano, Rita Calore, secondo la quale il figlio è stato prelevato da uomini dello Stato quando era ancora sano ed è poi morto misteriosamente proprio tra quattro squallide mura che appartengono a quello Stato che si arroga il diritto di ergersi ad unico tutore della democrazia mentre, invece, tratta peggio degli animali i suoi cittadini che non sono neanche dei criminali. “Questo è un fallimento dello Stato”, ha aggiunto lapidario Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi. Eh sì, perché, se esistesse una logica, quella sera dell’ottobre 2009 Stefano Cucchi non avrebbe mai dovuto subire l’arresto, una umiliante perquisizione in casa e, tantomeno, torture e morte, a causa del possesso di una sostanza stupefacente. In galera ci deve andare chi è pericoloso per la società, non chi cucchitiene un comportamento “diverso” dal normale.

Non la pensa di certo così il solito Carlo Giovanardi, che ha perso un’altra colossale occasione per tenere la bocca chiusa. “Il tempo è galantuomo e fa giustizia del linciaggio mediatico a cui sono stati sottoposti gli agenti di custodia, sulla base di pregiudiziali ideologiche”, ha detto lo zar dell’antidroga italiano. Uno che si mette ad abbaiare se solo sente nominare la parola droga. Già più volte in passato Giovanardi aveva calpestato con inspiegabile livore la memoria e la persona di Stefano Cucchi. Adesso, non pago della sua fama da Torquemada dell’Inquisizione, si erge a difensore di una improbabile e scandalosa sentenza di Primo grado a cui la giustizia ultraterrena, se non sarà quella degli uomini, provvederà presto a porre rimedio.

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1 Commento

  1. dexter

     /  26 giugno 2013

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    Rispondi

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