Elezioni amministrative: crolla l’affluenza, soprattutto a Roma

Urne aperte fino alle 15.00 di oggi per le elezioni amministrative che stanno interessando 564 Comuni italiani. I primi dati giunti sull’affluenza ai seggi non lasciano però intravvedere la fine della crisi di sfiducia nei partiti da parte dei cittadini. Dei circa 7 milioni di italiani chiamati a votare solo il 44,66% lo aveva già fatto alle ore 22.00 di domenica. Un crollo clamoroso di più di 15 punti rispetto al 60% del 2008, anche se c’è da aggiungere che in quell’occasione si votò anche per le Politiche.

Ma ormai, stante la crisi economica galoppante, la sfiducia popolare nei confronti dei partiti della casta è scesa sotto lo zero. E a farne le spese è stato anche il governo Letta, precipitato nei consensi poco sopra il 40% e simbolo della dolosa incapacità della politica di risolvere la questione lavoro, divenuta questione sociale. A fare da capofila della delusione popolare è proprio la capitale Roma dove, alle 22.00 di ieri solo il 37,69 degli aventi diritto aveva infilato una scheda nell’urna. Se si pensa che nel 2008 erano stati il 57,20%, ben 20 punti in più, i peggiori incubi dei candidati al Campidoglio potrebbero presto trasformarsi in realtà.

La diserzione in massa delle urne da parte degli elettori non può significare niente di buono per chi le scorse elezioni le aveva vinte (Gianni Alemanno al ballottaggio con Rutelli), ma anche per chi, come Ignazio Marino del Pd, puntava tutto sulla mobilitazione di quello che una volta era il “popolo del Pd”. Il flop elettorale dei grandi partiti era stato comunque già sancito venerdì scorso, giorno della chiusura della campagna elettorale quando le due piazze prenotate dai partiti della strana maggioranza di governo -la piccola spianata sotto al Colosseo per Alemanno e niente di meno che piazza San Giovanni per Marino– si erano mostrate inequivocabilmente deserte agli occhi impietosi delle telecamere.

 

Un po’ meglio, ma solo un po’, era andata ad Alfio Marchini, detto “Arfio er Bello”, che era riuscito a riempire il parco Schuster della basilica di San Paolo anche grazie alla voce di Antonello Venditti. Un trionfo, infine, se paragonato ai mostruosi flop collezionati dagli avversari, era stato il raduno del M5S in piazza del Popolo, ovviamente grazie al comizio-spettacolo messo in piedi da Beppe Grillo in persona per dare una spinta al candidato Marcello De Vito. Fatto sta che il rischio astensionismo, paventato alla vigilia dagli addetti ai lavori e temuto dai candidati, si è trasformato in una terribile realtà, rendendo quasi comiche le dichiarazioni rilasciate da Marino: “Sono assolutamente convinto che tutti i romani e le romane risponderanno con la solita grande affluenza per scegliere il loro sindaco, una persona che entrerà in casa loro per i prossimi 5 anni”.

Mai candidato sindaco fu più profeta di sventura. Adesso, e lo sapremo con l’inizio dello spoglio alle ore 15.00, resta solo da capire chi sarà la vittima della bassa affluenza. Il sindaco uscente Alemanno (la cui amministrazione è stata investita dallo scandalo Parentopoli e dalle presunte tangenti sui lavori di metro e bus), oppure il mesto sfidante Marino, uno che neanche è romano e che si candida per giunta nel peggior momento della storia degli ex comunisti? Probabilmente saranno entrambi a pagare dazio, anche se il momento d’oro sembra passato anche per i grillini, mentre il volenteroso Alfio ci crede, ma non ha i numeri.

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