Denuncia delle Iene: parlamentari pagati dalle lobbies

Non è ancora esplosa la bomba ad orologeria innescata dal servizio confezionato da Le Iene per la puntata del 19 maggio scorso. La Iena Filippo Roma ha intervistato un presunto assistente di un senatore che ha svelato un sistema di corruttela gigantesco, legato ai favori sul piano legislativo che molti onorevoli avrebbero fatto a potenti multinazionali in cambio di denaro, elargito con un efficiente e conosciuto tariffario: da 1000 a 5000 euro a voto, distinguendo il parlamentare più importante da quello con meno peso.

La denuncia per il momento, come si può vedere anche nel video-intervista delle Iene, è rimasta in forma anonima perché la gola profonda venuta dal Palazzo ha preferito mostrarsi di spalle, con una folta parrucca sulla testa e con tanto di accento svedese e patata in bocca per evitare di farsi riconoscere e perdere così, perché licenziato, gli 800 euro in nero che guadagna ogni mese. “Voglio segnalare i traffici illeciti che avvengono nei Palazzi del potere, soprattutto in Senatoha esordito il super testimone-, vi sono alcuni senatori ed onorevoli che sono a libro paga di alcune multinazionali, le cosiddette lobbies”. Un fiume in piena che sembra conoscere bene ciò di cui parla e che avrebbe dovuto scatenare una tempesta giornalistico-giudiziaria che, per ora, si è risolta in una calma piatta.

Ma il misterioso assistente dice ancora di più: “Ci sono le multinazionali che ogni mese, per mezzo di un loro rappresentante, fanno il giro dei Palazzi, sia Senato che Camera, incontrano noi assistenti e ci consegnano dei soldi da dare ai rispettivi senatori o onorevoli”. Una denuncia scioccante (soprattutto per quel 1% di italiani che ancora aveva fiducia nei politici) condita però da particolari interessanti sul fatto che le tangenti fossero elargite “per far sì che quando ci sono degli emendamenti da votare in commissione o in aula, i senatori e gli onorevoli li votino a favore della categoria che paga”. Nelle ultime frasi dell’intervista saltano fuori anche dei nomi, anche se non quelli dei parlamentari: “Per quel che mi riguarda conosco due multinazionali ed entrambe elargiscono una 1000 euro e un’altra 2000 euro ogni mese, sono quelle delle Slot Machines e del tabacco. Per questo all’inizio di ogni legislatura i parlamentari fanno a gara per assicurarsi le commissioni migliori, quelle dove sono presenti queste lobby”.

 

Arrivati a questo punto del racconto ci si aspetterebbe la grande stampa nazionale impegnata in inchieste e denunce, cosi come la magistratura (che presto aprirà un fascicolo), e invece, come per uno strano sortilegio, tutto tace. Sul web si può rinvenire qualche articolo scritto a caldo sull’argomento da La Stampa e dal  Fatto Quotidiano, ma niente di più approfondito, quasi a giustificare il sospetto che i grandi gruppi di potere controllino con fiumi di denaro stampa e politica, entrambe corrotte. L’unico a sbilanciarsi sull’argomento è stato il presidente del Senato, Pietro Grasso che ha dichiarato di aver “dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un’assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un Disegno di legge con ‘Disposizioni in materia di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio’, che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato”. Niente di più.

Chi sembra invece determinato a non mollare l’osso è il M5S di Beppe Grillo che già da tempo sta denunciando i 98 miliardi abbonati dalle istituzioni ai gestori delle slot machines. È stato il cittadino Daniele Del Grosso a prendere la parola a Montecitorio. “Invito questo governo a fare chiarezza e invito coloro che sanno a parlare –così ha apostrofato l’emiciclo Del Grosso- perché l’accaduto, qualora risultasse vero, è sinonimo di corruzione all’interno di questi Palazzi”. Per il momento, comunque, la casta sembra intenzionata ad insabbiare la vicenda.

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